Archivio mensile:ottobre 2012

Visitate cliccascienze.it

È online il nuovo sito cliccascienze.it
Il progetto nasce dal bisogno di aiutare gli studenti nelle loro ricerche sul
web.
Il nostro obiettivo è quello di fornire agli utenti appunti, dispense e altro
materiale utile allo studio e all’approfondimento.

Per rispondere a questa esigenza abbiamo creato il sito www.cliccascienze.it
Per ogni necessità o dubbio è presente un forum, per passare un po’ di tempo è
presente una sezione sulle curiosità scientifiche ed una chat.
Per le ricerche sono presenti le varie sezioni con i diversi argomenti.
Per comunicazioni vi è la sezione news, avvisi e comunicati stampa.

Hanno contribuito alla realizzazione del progetto due giovani Calabresi:

La Redattrice: Maria Gaetana (Tania) Basile
Il Web Master: Osvaldo Lanzillotti.

LA LEGGE DI STABILITA’ COLPISCE DURAMENTE LA SCUOLA PUBBLICA: BLOCCA GLI STIPENDI DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA, SCIPPA L’INDENNITA’ CONTRATTUALE E GLI SCATTI

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La Cub (Confederazione unitaria di base) organizza assemblee nelle scuole modenesi
per costruire lo sciopero il 14 novembre, giorno dello sciopero generale in Grecia, Portogallo, Spagna.

La Legge di stabilità del governo Monti colpisce duramente la scuola pubblica: blocco degli scatti di carriera, scippo dell’indennità contrattuale, blocco del rinnovo contrattuale. La misura che prevede l’allungamento a parità di stipendio dell’orario di lavoro, oltre a colpire una categoria già pesantemente penalizzata, comporterebbe il definitivo licenziamento del personale precario (che già ha subito tagli pari a 400 unità nella sola provincia di Modena). Mentre i sindacati confederali hanno annunciato uno sciopero di categoria il 26 ottobre – sciopero che rischia di essere tardivo e poco incisivo (proclamato di sabato, quando i disagi sono contenuti) – la Cub di Modena propone di anticipare lo sciopero della scuola al 14 novembre, data dello sciopero generale in altri Paesi europei (Spagna, Portogallo, Grecia). E’ necessario che lo sciopero si trasformi nello sciopero generale, unificando le lotte dei lavoratori del privato e del pubblico impiego.


Per discutere di queste proposte la Cub sta organizzando assemblee in tutte le scuole. Un’assemblea è prevista martedì 30 ottobre alle ore 15 presso le scuole medie Ferraris di Modena (via Divisione Acqui, 160). Proseguiremo la mobilitazione a oltranza fino al ritiro dei tagli alla scuola pubblica.

Cub Scuola Università e Ricerca – Modena

Per info: cubmodena@tiscali.it Tel: 3394836737
Sito nazionale: www.cub.it

Dirigente della scuola Gregorio Russo di Palermo “colloca d’ufficio in ferie” i docenti precari

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Abbiamo già denunciato come in molte scuole della Sicilia i docenti precari siano costretti a firmare un contratto “modificato” (in molti casi a penna…) da “zelanti” Dirigenti Scolastici, in maniera del tutto arbitraria e unilaterale, nella parte riguardante la liquidazione della tredicesima mensilità e la monetizzazione delle ferie maturate e non godute (al momento il Miur mette a disposizione delle scuole, a mezzo SIDI, ancora il modello contrattuale “tradizionale”).
La norma della “spending review” che vieta il pagamento delle ferie maturate e non godute oltre ad essere in pieno contrasto con l’art. 19 del CCNL della scuola, con la Costituzione italiana e col Codice Civile, non prevede nessun “consiglio o obbligo” per i dirigenti scolastici a modificare i contratti a loro piacimento. La legge di stabilità è ancora in discussione in Parlamento, ed evidentemente non ancora approvata, eppure i dirigenti “invitano” i docenti precari a richiedere giorni di ferie in concomitanza col prossimo “ponte” del 1° Novembre, giorni in cui le lezioni verranno sospese in molte scuole.
Finchè si resta nell’ambito dell’ “invito” i docenti possono tranquillamente declinare la sconcia proposta e decidere loro quando usufruire dei giorni di ferie, ma nel momento in cui si trascende nell’illegalità e nella tracotanza come è accaduto nella scuola secondaria di I grado “Gregorio Russo” di Palermo, dove i colleghi precari sono stati “collocati d’ufficio” in ferie, è necessario denunciare con forza l’arroganza di alcuni dirigenti scolastici e il loro collaborazionismo nella distruzione del CCNL.


L’atto compiuto in questa scuola ad opera del dirigente scolastico dimostra chiaramente la totale deriva e lo sprezzo dei diritti dei lavoratori, lasciando intravedere con chiarezza alcune delle conseguenze che produrrà l’ex ddl Aprea: i lavoratori in balìa delle “libere associazioni/interpretazioni” di dirigenti-padroni che decidono persino quando un lavoratore debba riposarsi!
L’USB, nella costante solitudine dell’azione di lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori e nella sua instancabile azione di contrasto all’arbitrio e alla tracotanza dei burocrati, dei “tecnici” e dei dirigenti, denuncia con forza il prepotente e arbitrario gesto e sosterrà la battaglia dei docenti impegnati nella strenua difesa dei propri diritti, nelle sedi e nelle modalità più opportune, diffidando i dirigenti-sceriffo e augurandosi che procedano in tempi brevissimi alla revoca di qualsiasi disposizione illegale che contrasti con il CCNL e le leggi dello Stato.

USB Scuola Palermo

Appello ai comuni toscani: non accorpate altre scuole

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Un appello accorato agli amministratori dei comuni e delle province toscani affinché non compiano l’ennesimo scempio della scuola pubblica, accorpando là dove non è necessario: questo il contenuto della lettera che l’Associazione genitori AGe Toscana ha inviato a sindaci, assessori, consigli d’istituto e dirigenti scolastici dell’intero territorio regionale.

“Le richieste di noi genitori non sono campate in aria: da anni ormai denunciamo i tagli eccessivi operati dalla Regione Toscana, documentando puntualmente con dati forniti dallo stesso Ministero dell’istruzione -denuncia la presidente regionale Rita Di Goro- Adesso, oltre alle 46 scuole sottodimensionate e attualmente in reggenza, i nostri figli hanno diritto a recuperare altre 45 scuole impropriamente tagliate negli anni passati, in quanto abbiamo ampiamente superato la media regionale di 900 alunni richiesta dalla bozza di intesa fra Stato e Regioni e occorre non tagliare più”.
Secondo questa intesa, la Lombardia dovrebbe recuperare 135 scuole, l’Emilia Romagna 56, la Toscana 45, mentre la Campania ne deve cedere 168, la Sicilia 107, la Calabria49.

In una Europa che a ogni latitudine ha fatto la scelta di scuole con poche centinaia (se non addirittura decine) di alunni, noi genitori non ci riconosciamo in queste logiche da primi della classe, soprattutto quando sono i nostri figli a pagarne le spese.
Per loro vogliamo una scuola che funzioni e che non getti scioccamente a mare la risorse disponibili.

L’Assessore toscano Stella Targetti ha dichiarato invece di voler andare avanticon gli accorpamenti, prefigurando istituti comprensivi ingestibili quanto enormi (a Borgo S. Lorenzo 1785 alunni, Pontassieve 2091, Lastra a Signa 1873 e Montemurlo1776). Così si perdono collaboratori scolastici, e dopo chi le apre le scuole, chi sorveglia i nostri figli, chi è presente per assistere i ragazzi diabetici o portatori di handicap? e il dirigente scolastico, diviso fra troppi plessi e preso da mille incombenze, quando è che si può occupare dei problemi delle singole scuole?


Decine di istituti oggi sono preda della sindrome da comprensivo: non funziona più nulla e l’esperienza insegna che non potranno tornare a funzionare prima di 5-10 anni –afferma Di Goro – I motivi sono molti, primo fra tutti che gestire tre ordini di scuola diversi (materna, elementare e media) con mille e più alunni rappresenta una complessità eccessiva. Chiediamo pertanto agli Amministratori locali di tornare indietro in questa folle corsa verso una uniformità fittizia che non può rispondere alle esigenze della nostra realtà territoriale”.

Un anno fa i funzionari dell’Assessorato andarono nelle province toscane a dire a dirigenti e assessori comunali che, causa la legge 111/11, se non avessero proceduto ad accorpare le scuole queste avrebbero perso l’autonomia. Trascurarono però di coinvolgere i genitori e soprattutto di dire che erano sufficienti 600 alunni (400 in zone montane e piccole isole) per non avere ripercussioni, così furono fatti accorpamenti disastrosi (ad es. l’Istituto comprensivo Prato Nord con 1951 alunni) nelle scuole già grandi a sufficienza.

Nel convegno “Comprensivi si diventa”, organizzato di recente dallo stesso Assessorato all’Istruzione della Regione Toscana, è stato detto chiaramente dagli esperti presenti che il comprensivo non è una ricetta adatta a tutte le situazioni, non sempre funziona e che per riuscire è necessaria una forte identificazione con l’identità territoriale, cosa che certo non si può dire ad esempio dell’istituto comprensivo Prato Nord, istituito nel settembre scorso, che con i suoi 1951 alunni non può certo avere una sua unicità che lo identifichi rispetto alle scuole confinanti della medesima città di Prato.

Pensiamo in particolare:
– a San Piero a SieveCerreto GuidiCastiglione della PescaiaMonte Argentariodove si sono accorpate scuole come semplice somma di numeri;
– a FollonicaCampi Bisenzio, dove direzione didattica e scuola media sono state tagliate orizzontalmente e appiccicate verticalmente agitando lo spauracchio del limite minimo di 1000 alunni, quando invece la legge dello Stato parlava di 600;
– a Firenze e a Grosseto, dove, in nome dell’ipotetico minimo di 1000 alunni, si è fatto scempio di realtà scolastiche consolidate, non tenendo in minima considerazione le veementi proteste delle famiglie.

Chiediamo dunque:
– ai Comuni di ripensare tutta l’attuale rete scolastica, per ricollocare quelle 45 autonomie scolastiche cui inopportunamente abbiamo rinunciato;
– alle Province di fermare questa corsa al disfacimento della scuola pubblica toscana;
– ai Consigli di Circolo e d’Istituto di deliberare il ritorno a forme organizzative più gestibili e osteggiare qualsiasi ulteriore accorpamento;
– alle persone di scuola, che ogni giorno pagano il disagio di operare in scuole troppo grosse e complesse, con collaboratori scolastici e personale di segreteria insufficienti; ai dirigenti, costretti a gestire scuole collocate anche a decine di chilometri di distanza, ai genitori, che inutilmente hanno manifestato contro i tagli, chiediamo infine di sostenere la nostra lotta contro questi accorpamenti dissennati.
Per informazioni: www.agetoscana.it – 328 8424375 – www.facebook.com/agetoscanainfo@agetoscana.it .

PROTESTE STUDENTI: CORTEI, BLOCCHI DELLA DIDATTICA, OCCUPAZIONI IN TUTT’ITALIA (video)

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Proseguono le mobilitazioni studentesche anche nel pomeriggio di oggi per rivendicare un migliore e maggiore accesso all’istruzione, investimenti per aumentarne la qualità e per migliorare il Diritto allo Studio.

Gli studenti dell’Università La Sapienza di Roma, dopo aver occupato la Scuola di Studi Superiori (scuola d’eccellenza), si sono mossi verso le tensostrutture – costruite nel pratone per accogliere le lezioni della Facoltà di Giurisprudenza – dove hanno svolto un’affollata assemblea sui problemi legati all’università.
In contemporanea gli studenti medi svolgevano un’iniziativa informativa alla stazione degli autobus di Termini per rivendicare servizi di trasporto più efficienti e agevolazioni per gli studenti.

A Torino gli studenti hanno occupato un ufficio postale contro i prestiti che vengono elargiti agli studenti e per rivendicare stanziamenti per il diritto allo studio contro i prestiti d’onore erogati da Poste Italiane.

A Salerno, mentre all’università si stava svolgendo un’affollata assemblea con 500 studenti, le scuole riunite in presidio sotto la Provincia hanno dato vita ad un corteo non autorizzato per le strade del centro cittadino.
Altri cortei si sono svolti oggi a Portici e Capri, anticipando quello di domani che prenderà il via da Piazza Carlo III a Napoli alle ore 9.00 per rispondere alle aggressioni avvenute da gruppi neofascisti nei giorni scorsi.

“Mentre i gruppi di estrema destra, a Roma come a Napoli, provano a fare notizia con attacchi squadristi o facendo irruzione nelle scuole -dichiara Federico del Giudice, portavoce Rete della Conoscenza – sono centinaia le scuole e le facoltà che si sono mobilitate con pratiche democratiche di partecipazione diretta degli studenti e delle studentesse. La risposta del Liceo Giulio Cesare di Roma è stata esemplare: i neofascisti che provano a cavalcare le proteste studentesche non ha cittadinanza nelle scuole.”


All’università di Pisa è stato bloccato il Consiglio di Facoltà di Lingue per rivendicare un maggiore accesso all’università mentre gli universitari leccesi occupavano una mensa per rivendicare maggiori investimenti in diritto allo studio.

Gli studenti universitari baresi sono al momento in presidio davanti al Consiglio di Facoltà di Scienze della formaziona che dovrebbe approvare il programma della riorganizzazione degli orari che hanno presentato gli studenti che ieri avevano occupato la facoltà. Se tale votazione andasse a buon fine sarebbe una vittoria delle mobilitazioni studentesche che determinerebbe un miglioramento tangibile delle condizioni di studio. Mentre a Lecce gli studenti hanno svolto un flash-mob nella mensa universitaria sul tema del diritto allo studio.

Altre iniziative si sono svolte a Milano in cui, dopo le assemblee nelle scuole di questa mattina, gli studenti universitari hanno promosso un’assemblea all’interno della sede di Festa del Perdono, a Napoli dove si sono svolte numerose lezioni in piazza e in tutta Italia, dal Veneto alla Sicilia, dalla Sardegna all’Abruzzo.

A scuole chiuse anche gli studenti medi non si fermano. Numerose assemblee e iniziative sono state convocate nei centri cittadini per coinvolgere la cittadinanza nella lotta per scuole e università accessibili a tutti, contro la Legge 953 (Aprea) e per maggiori investimenti in istruzione e ricerca.
Se il Governo pensa di perpetrare le politiche di tagli alla scuola pubblica mantenendo intatti i privilegi per le private troverà un’ondata di proteste continuativa nelle scuole e nelle facoltà, le mobilitazioni di questi giorni ne sono una dimostrazione.

Pubblichiamo al seguente link un filmato prodotto dagli studenti e dalle studentesse in mobilitazione:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=psSVbzkPWyw

Diploma magistrale: sono tre le interrogazioni presentate

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Sono già tre le interrogazioni presentate in VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati sul valore di abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria del diploma di maturità magistrale.

E’ ormai noto a tutti che il Diploma di Maturità Magistrale, senza margini di discrezionalità, è definito quale abilitazione all’insegnamento:

– dall’art. 197 comma 1 del Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297: “A conclusione degli studi svolti (…) nell’istituto magistrale si sostiene un esame di maturità, che e esame di Stato e si svolge in unica sessione annuale. Il titolo conseguito nell’esame di maturità a conclusione dei corsi di studio (…) dell’istituto magistrale abilita, (…) all’insegnamento nella scuola elementare”, altresì richiamato in premessa dal Decreto Interministeriale 10 marzo 1997 “Visto (…) l’articolo 197 comma 1, nei quali è attribuito valore abilitante all’insegnamento nelle scuole materne ed elementari ai titoli che si conseguono al termine del corso di studi della scuola magistrale e dell’istituto magistrale…”

– dall’ art. 15 comma 7 del Decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998 n. 323: “I titoli conseguiti nell’esame di Stato a conclusione dei corsi di studio dell’istituto magistrale iniziati entro l’anno scolastico 1997/98 conservano in via permanente l’attuale valore legale e abilitante all’insegnamento nella scuola elementare. Essi consentono di partecipare ai concorsi per titoli ed esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare.”;

– dalla Circolare Ministeriale n. 31 del 2003 – definita, quest’ultima, dal Ministero, come “interpretazione autentica” della Legge 62/2000 con nota prot. n. 3070/A7a del 23.7.2004. Punto 4.1: “Il personale docente delle scuole paritarie deve essere in possesso della abilitazione prescritta per l’insegnamento impartito, fatto salvo quanto previsto dall’art. 1, comma 4-bis della legge 10 marzo 2000, n. 62 e successive modificazioni. Resta salvo altresì il valore abilitante del diploma conseguito entro l’a.s. 2001-2002 a conclusione dei corsi ordinari e sperimentali delle scuole magistrali per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e degli istituti magistrali per l’insegnamento nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare.“

– dal CCNL mobilità scuola statale sottoscritto dal Ministero in data 29.02.2012: “Conservano valore di abilitazione all’insegnamento nella scuola elementare i titoli di studio conseguiti al termine dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell’istituto magistrale, entro l’anno scolastico 2001/2002, ai sensi del D.M. 10/3/1997.”


Ad oggi il valore di abilitazione all’insegnamento è stato esplicitamente richiamato dalle interrogazioni:
– n. 5/07194 presentata in data 26.06.2012 dall’On. Deputato Dott. Amedeo Ciccanti e co-firmata dal Presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati Dott.ssa Manuela Ghizzoni;
– n 5/08170 presentata in data 18/10/2012 dall’On. Deputato Dott.ssa Rosa De Pasquale e co-firmata dal Presidente della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati Dott.ssa Manuela Ghizzoni e dall’On. Dott.ssa Maria Coscia;
– n. 4/18191 presentata in data 23/10/2012 dall’On. Deputato Dott. Pierfelice Zazzera;

che recitano testualmente

“mai prima d’ora, era stato messo in discussione il valore di abilitazione all’insegnamento dei diplomi di maturità magistrale, in quanto nè i concorsi per titoli ed esami per la scuola elementare, nè i corsi ex decreto ministeriale n. 85 del 2005 hanno mai avuto funzione di abilitazione all’insegnamento, costituendo, i primi, semplice procedura concorsuale per l’arruolamento nelle scuole statali senza finalità abilitanti, i secondi corsi finalizzati esclusivamente all’acquisizione della cosiddetta «idoneità» all’inserimento nelle graduatorie permanenti/ad esaurimento; in nessun caso, fino ad oggi, tali concorsi/corsi hanno rappresentato un requisito per l’insegnamento nella scuola paritaria, tant’è che gli stessi non sono nemmeno oggetto di valutazione nelle graduatorie interne di tali scuole, in quanto l’abilitazione è conferita dal diploma stesso;“ (interrogazione in risposta alla Commissione 5/07194 – On. Ciccanti, On. Ghizzoni);

“per i diplomati magistrali non risulta essere mai stato posto l’obbligo a frequentare il successivo corso di laurea abilitante in scienze della formazione e di conseguenza è evidente l’attuale riconoscimento del diploma magistrale quale titolo abilitante in virtù delle succitate norme;” (interrogazione in risposta alla Commissione 5/08170 – On. De Pasquale, On. Coscia, On. Ghizzoni);

“anche la Corte costituzionale ha chiarito che il diploma è in sé abilitante, mentre il CCNL mobilità della scuola statale consente ai possessori di abilitazione nella scuola secondaria in ruolo nella scuola statale anche possessori di diploma di maturità magistrale, di richiedere il passaggio all’insegnamento nella scuola primaria, cosa possibile solo con titolo abilitante;“ (interrogazione a risposta scritta 4/18191 – On. Zazzera);

Ci chiediamo, dunque: quanto tempo deve passare prima che il Ministero faccia ciò che è chiamato a fare, ovvero ammettere, senza ulteriori indugi, il valore di abilitazione all’insegnamento del titolo, così come previsto dalle Norme vigenti e ricordato da autorevoli Membri del Parlamento ? Ha ancora senso continuare a negare l’evidenza, oltre che il valore delle Norme dello Stato ? Chi ci guadagna (o spera di guadagnarci) da questa assurda situazione ? Forse la speranza di rimpinguare le casse universitarie con l’erogazione di corsi “riabilitanti” ordinari o “riservati” finalizzati a privare – in barba al principio di democrazia della salvaguardia dei diritti acquisiti – i diplomati magistrale di un’abilitazione già conseguita ?

Coordinamento nazionale diploma magistrale