No agli aumenti delle tasse universitarie per i fuoricorso

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Apprendiamo che la Commissione Bilancio del Senato della Repubblica ieri notte ha approvato alcune modifiche alla spending review, in particolare l’emendamento 7.1000, che modifica l’articolo 7 comma 42 della spending review che svuotava il limite oggi esistente agli importi delle tasse universitarie.

Attualmente le tasse universitarie non possono superare il 20% del FFO. L’emendamento approvato prevede che il differenziale tra le tasse degli studenti in corso e quelle dei fuori-corso non venga considerato nel calcolo del 20%. Gli studenti fuoricorso potranno quindi vedersi aumentare notevolmente le tasse. Gli studenti fuoricorso con un ISEE fino a 90.000 euro potranno pagare al massimo il 25% in più di quelli in corso, quelli con un ISEE tra i 90.000 e i 150.000 euro potranno pagare fino al 50% in più, quelli con un ISEE oltre i 150.000 euro addirittura il 100% in più degli studenti in corso.

” Per quanto in questo modo non venga eliminato il famoso limite del 20% – dichiara Luca Spadon, portavoce di Link – Coordinamento universitario – noi non siamo soddisfatti, infatti riteniamo sbagliato che venga permesso agli atenei di differenziare le tasse tra studenti in corso e fuoricorso e poiché in questo modo si legittimano gli atenei ad alzare notevolmente le tasse agli studenti che allungano i tempi di studio, spesso perché costretti a lavorare a causa dei tagli al diritto allo studio”.

Chiediamo che il parlamento e il governo facciano chiarezza sulla strada che intendono intraprendere sull’università, noi studentesse e studenti che in questi anni si sono mobilitati contro la privatizzazione degli atenei pretendiamo che venga rifinanziata l’università e che i tagli effettuati dai precedenti esecutivi non ricadano sugli studenti.

“Purtroppo spesso i fuoricorso sono considerati un peso per la società e si ritiene che essi debbano pagare più degli studenti in corso, in quanto sarebbero uno spreco e una fonte di ulteriore spesa per lo stato – continua Luca Spadon – in realtà gli studenti che allungano i tempi di studio non sono un costo aggiunto per le università, in quanto pagano le tasse persino più degli altri studenti in corso e spesso non utilizzano appieno i servizi degli atenei, inoltre non comprendiamo come oggi studiare possa essere considerato da coloro che ci governano come un peso e non come una risorsa”

Il governo deve sapere che se continuerà a ritenere di poter alzare le tasse agli studenti e a scaricare su di essi il peso dei tagli, gli studenti torneranno in piazza a settembre pretendendo la ripubblicizzazione dell’università.

Link – Coordinamento universitario

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