Archivio mensile:giugno 2012

CONCORSO PER CHI OPERA DA LUSTRI NELLA SCUOLA: ABUSO INTOLLERABILE!

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Riceviamo e pubblichiamo.

Non è facile per la politica mettere d’accordo il pane con il companatico. D’accordo! Ma considerare i precari nella scuola una merce di scambio per ottenere voti ad ogni elezione, è qualcosa che esula da questo concetto di equilibrio tra il dire e il fare. Qui, cari miei, si tratta di puro equilibrismo tra il promettere e il mantenere la promessa. Da anni, tanti anni, ormai troppi anni, se consideriamo che ci sono “precari” da ben, e oltre, quindici anni.
Forse che qualcuno gridi: vergogna! Vi aspetterete che vi dica: no! E invece non è così, perché lo gridano tutti. Ma proprio tutti: da sinistra a destra passando per il centro e andando nelle estreme periferie di un mondo politico che assomiglia sempre più a un Pinocchio soltanto sfiorato e infastidito dal Grillo parlante e dai tanti precari che parlano invano.
Ma cosa volete?, sembra dire Pinocchio. “Volete un lavoro fisso, sicuro, per organizzare il vostro futuro? Volete troppo, accontentatevi del pane, in altre parole dello stipendio per alcuni mesi. Il resto, il companatico?… ma, adesso esagerate!”.
Intanto, lo Stato, il ministero della Pubblica Istruzione, ci organizza “corsi” come al tempo dei Romani si organizzavano giochi per distrarre il popolo dai problemi veri. E questo, la storia lo insegna, è sempre stato il potere esercitato dagli arroganti. Lo fece anche la regina di Francia, Antonietta, che alla richiesta del popolo che denunciava la fame, rispose: “Ma cosa vogliono: il pane? Non c’è! Distribuitebrioche”. Sappiamo poi che fine ha fatto.
Ritorniamo al pane ancora senza companatico, anzi tolto del tutto. Ed è questa la fine che noi precari faremo, dopo esserci sollazzati con il partecipare ai “corsi”, pardon ai giochi, organizzati solo ed esclusivamente per noi. E, ora, osiamo lamentarci, quando dobbiamo solo ringraziare? Che ingrati! Non sappiamo se avremo uno stipendio il prossimo anno… e allora? Una brioche in ogni caso non si nega a nessuno. Per tre mesi da anni e anni non abbiamo stipendio? E allora? Avete mai sentito parlare della formica e della cicala?
Intanto possiamo continuare la raccolta punti, organizzata, anche questa, proprio per noi a corredo di quegli stessi corsi. Sono punti-premio per l’assegnazione di un posto in classifica, pardon in graduatoria.
Ci avevano dato una speranza nell’introdurre nuovi criteri che premiassero chi partecipava a questi specifici corsi di qualificazione (SSIS, PERFEZIONAMENTI, MASTER e altri), tutti a nostro carico – a pagamento per intenderci – ma dal fronte politico arrivano segnali contrastanti viziati da uno spettro di speculazioni in odor di discriminazione a nostro danno… ora hanno partorito i TFA, nuovi concorsi e i corsi di riconversione sul sostegno per i docenti in esubero!
Chi siamo? Ma non l’avete ancora capito? Siamo i “precari corsisti”. Ebbene sì! Udite, udite, oggi sembra che non esista più una sola categoria di precari. Ce ne sono due: quella dei precari e quella dei precari-corsisti. Ovvero, quelli che hanno deciso di non spendere tempo e denaro nel partecipare ai corsi e quelli che, invece, hanno speso soldi e tempo in una qualificazione che oggi sembra valere quanto i punti-premio di un supermercato.
Ci sarebbe da rivolgersi al fronte giuridico, ci sarebbe da sollevare dubbi di illegittimità, andando incontro a ricorsi di fronte ai tribunali amministrativi e civili e penali. Salvo che non pervenga una decisione che elimini le discriminazioni, e attivi un riequilibrio che noi tutti credevamo fosse stato posto per non escludere dalle assegnazioni cattedre i tanti che ormai possono vantare diritti secondo le regole di un gioco non inventato e non organizzato da noi precari-corsisti.
Sono giorni decisivi per il nostro futuro e per la costruzione di una legalità nelle graduatorie scolastiche che fa acqua da tutte le parti, nonostante il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Consiglio Mario Monti e il Ministro della Pubblica Istruzione Francesco Profumo abbiano richiamato a una soluzione, non con il metodo del pari e dispari, ma a favore dei giovani che ormai come precari sono già nel frattempo diventati adulti.
Noi precari-corsisti abbiamo tutte le carte per condurci al sospirato “posto”, abbiamo rispettato tutte le regole che ci sono state “imposte” e ora vogliamo che siano mantenute le promesse. Vogliamo presentare tutti i nostri punti-premio guadagnati con il sudore della nostra fronte e delle nostre tasche, vogliamo che non si cambino le regole del gioco a gioco concluso.
Siamo preoccupati per le ipotesi che circolano in questi giorni. La Pubblica Istruzione negli anni scorsi aveva lanciato una specie di “Concorso (Corsi) Alta Fedeltà”, al quale gran parte di noi precari – superando anche un esame d’ammissione – abbiamo partecipato.
I corsi “Alta Fedeltà” prevedevano un punteggio maggiore in graduatoria come premio per coloro che partecipandovi avrebbero accumulato i punti necessari. E ora sembra che questi punti non siano più validi e il premio è negato. C’è di che rivolgersi all’Unione Consumatori, come per qualsiasi raccolta punti promossa nel commercio. Ecco che fine fanno i nostri punti… ormai equiparati ad una scatola di detersivo o ad una confezione di pasta o latte. Noi, buoni buoni, li abbiamo ritagliati, catalogati, incollati sul catalogo premi e alla nostra richiesta del premio ci rispondono: “Ci dispiace, abbiamo pensato di premiare altri”. Così il direttore vendite e marketing del nostro ministero alla Pubblica Istruzione, solo tempo addietro dichiarava: “I premi sono belli e di valore e siamo sicuri che piaceranno molto. Per partecipare al nostro concorso, infatti, non è richiesto niente di particolare: bisogna solo lavorare con noi. I nostri corsi rappresentano un incentivo dal risultato immediato e dal gradimento assicurato.”.
I precari-corsisti oggi potranno valutare che i punti ottenuti con gli acquisti dei “corsi” non seguiranno una registrazione promessa e concordata tra le parti, tra lo Stato e i precari-corsisti, in un patto d’onore che oggi sembra carta straccia. Noi per migliaia di euro di spesa al mercato della Pubblica Istruzione abbiamo acquisito punti. A cosa servono? Attendiamo risposta.
Intanto proviamo ad inviare “punti” da utilizzare per un “bonus” di dieci euro spendibile per l’acquisto di un prodotto per la memoria. Quella perduta dal ministero della Pubblica Istruzione che proverà a entrare nel mondo punti-premio come noi siamo stati costretti. Per esempio: 70 punti acquisto e 30 punti gratuiti non danno diritto a un bonus; 80 punti acquisto e 20 punti gratuiti danno diritto a un bonus; 90 punti acquisto e 10 punti gratuiti danno diritto a un bonus; 80 punti acquisto e 30 punti gratuiti danno diritto a un bonus più un “resto” di 10 punti gratuiti che concorreranno a formare il bonus successivo. I punti acquisto sono validi dall’acquisto successivo a quello in cui sono stati ottenuti. I punti gratuiti sono invece immediatamente disponibili. Inoltre nella e-mail di conferma dell’ordine vanno evidenziati il prezzo totale dei prodotti, i bonus utilizzati e il prezzo scontato. Le spese di spedizione verranno calcolate sul prezzo totale, cioè al lordo del bonus. I bonus sono automaticamente rilevati e detratti dal sistema: non è possibile non utilizzare un bonus o scegliere di utilizzarne meno di quelli che si sono ottenuti. Dopo ogni acquisto, il sistema calcola automaticamente anche i punti acquisto e i punti gratuiti rimanenti. Se la spesa è inferiore al bonus, il sistema non usa frazioni di bonus e accumula i nuovi punti acquisto per il totale della spesa.
Tutto chiaro? E’ una sintesi ilare ma reale di quanto noi precari-corsisti ci accingiamo a valutare con i punti-premio della Pubblica Istruzione. Domanda: se si hanno due bonus per due corsi fatti si possono utilizzare una sola volta ottenendo 7 nuovi punti acquisto oppure si utilizzano due bonus e si entra in due graduatorie? E i punti che non possiamo utilizzare saranno ancora validi e disponibili per acquisti successivi nel supermercato Public Instruction?
Riteniamo di non avere vita facile perché un negozio si sceglie per la convenienza, un medico per la fiducia, noi avevamo scelto lo Stato e quella che si annuncia è una guerra di trincea, che intendiamo vincere, anche perché il confronto con il resto del mondo è desolante.

Un saluto con i nostri migliori punti … firmato: Giuseppe Vollono, un docente quarantunenne precario-corsista con all’attivo ben 4 abilitazioni (C310 mediante concorso ordinario nel ’92, A059 e A 060 mediante SSIS, A057 con corso concorso abilitante), specializzazione per il sostegno sempre mediante SSIS, 2 master e 3 corsi di perfezionamento… oltre a pubblicazioni scientifiche e tesi pubblicata!!!

CONCORSO PER CHI INSEGNA DA 10 ANNI: ANCORA UMILIATA LA SCUOLA PUBBLICA!

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Riceviamo e pubblichiamo.

Ho 41 anni. Sono laureata in Lettere Classiche. Mi sono abilitata all’insegnamento del latino, del greco e delle materie letterarie nel 2002, frequentando per due anni la Scuola di Specializzazione Interuniversitaria per l’insegnamento, una procedura di reclutamento dei docenti nata dall’accantonamento e superamento, sul piano teorico, della formula inefficace e fallimentare del concorso, che non garantiva la formazione psicopedagogica né, assai spesso, la selezione su base di merito degli aspiranti docenti, e che determinava, invece, la creazione di viziosi circuiti clientelari.

La Scuola di Specializzazione ha comportato l’obbligatoria frequenza, per due anni, di corsi tenuti da docenti universitari sia delle materie di insegnamento prescelte che di discipline dell’ambito psico-pedagogico. I candidati hanno superato una prova d’accesso, più di trenta esami in itinere e una prova finale abilitante, in tutto e per tutto equiparata a quella del tradizionale concorso.

Successivamente, io ho conseguito un dottorato di ricerca in filologia classica; ho al mio attivo anche diverse pubblicazioni su riviste di filologia e diritto romano. Esattamente da 10 anni sono precaria nella Scuola pubblica italiana; presto servizio nei licei classici della provincia di Napoli con contratti a tempo determinato, che scadono alla fine dell’anno scolastico. Non ho diritto a ferie, non scelgo i libri da adottare, non ho il bene di seguire le classi che mi sono affidate per più di un anno, a volte per più di pochi mesi, ho dovuto acquisire punteggio ulteriore, per “scalare” la graduatoria conseguendo specializzazioni spesso onerose.
Ora, dopo le umiliazioni inflitte alla Scuola dalla Gelmini, il più imbarazzante ministro della Repubblica, quella del tunnel dei neutrini, per intenderci, che ha sottratto 8 miliardi alla scuola pubblica e statale, tagliato 150.000 posti di lavoro, soppresso i laboratori, tagliato ore di storia e italiano al ginnasio e creato le “classi-pollaio”, didatticamente ingestibili, con conseguente abbassamento degli obiettivi e dei livelli di preparazione degli alunni, il ministro Profumo, per rincarare la dose, propone di sottoporre me e i precari “storici” ad un nuovo concorsone, con le vecchie e già rigettate regole, mortificando la professionalità acquisita e dimostrata sul campo, violando i diritti di lavoratori che, anche secondo le direttive europee, dovrebbero essere subito stabilizzati su tutti i posti resi disponibili dai pensionamenti, e sprecando un fiume di denaro pubblico per metter su un carrozzone fatiscente, buono solo a mettere in circolo tangenti e raccomandazioni.

Sono furiosa, e come me, con me, migliaia di precari insultati da questa assurda e irricevibile proposta. Pretendere di riselezionare personale docente che da più lustri presta servizio nella Scuola Pubblica significa innanzitutto fomentare e accrescere la sfiducia delle famiglie nell’istituzione e nelle istituzioni: se, infatti, i prof. che hanno finora dato lezioni, redatto atti ufficiali, sottoscritto documenti, scrutinato e diplomato alunni sono “abusivi” e ancora da “testare”, come ci si può fidare a mandare i propri figli alla scuola statale?
E che dire di quanti sono stati finora immessi in ruolo, sia pure col contagocce, dalle stesse graduatorie, in ragione degli stessi titoli conseguiti e dello stesso punteggio di chi ora dovrebbe sedersi nuovamente dietro al banco? Come si può tollerare una sperequazione di trattamento così grave tra precari plurititolati, abilitati con la stessa procedura e con gli stessi sacrifici?

Chi, poi, dovrebbe valutare me e i miei colleghi precari? Dirigenti presso cui abbiamo prestato servizio e che ci hanno già avuto nel loro organico? Docenti alle soglie della pensione che hanno operato in una scuola che applicava parametri e adottava strategie del tutto differenti rispetto a quelle della scuola attuale? Docenti più giovani degli esaminandi, dotati di “santo in paradiso” e perciò immessi in ruolo anni fa, a detrimento degli onesti e meritevoli?

Che altro senso può avere e mostrare di avere, questo accanirsi pervicace e sadico contro i docenti e la Scuola, se non quello di prostrare, fiaccare e delegittimare chi acquisisce e trasmette gli strumenti per distinguere ciò che è falso e ciò che è vero, per esprimere il proprio pensiero in modo pertinente e corretto, per sviluppare una coscienza critica?
E’ deprimente e vigliacco, questo assalto continuo, e denuncia chiaramente la volontà di colpire il solo settore, quello della cultura, della ricerca, dell’istruzione, strutturalmente non riducibile all’obbedienza e all’omologazione, alla pronità ideologica e al consenso acritico.

Per colmo di scherno e di ironia, poi, a chiedere che i precari “storici”, passati attraverso più gradi di giudizio, siano nuovamente selezionati come dei pivelli, è un ministro che nessun cittadino ha selezionato, votato e scelto, e che è collega di tantissimi parlamentari strapagati che non conoscono neppure un articolo della Costituzione (tant’è vero che la stanno affossando)!

Noi abbiamo già dimostrato ampiamente la nostra abnegazione e preparazione, come possono testimoniare i dirigenti, gli alunni, le famiglie che ci hanno attestato negli anni la loro stima, manifestato la loro gratitudine ed espresso rammarico per il fatto che la nostra precarietà finisca col precarizzare e rendere desultorio anche il percorso formativo degli studenti.
Noi sappiamo fare il nostro mestiere e vogliamo essere messi in condizione di farlo al meglio, con tutte le risorse, le garanzie e le tutele che abbiamo strameritato e fin troppo atteso di veder erogate, riconosciute e rispettate. Noi sappiamo fare il nostro mestiere. E’ il ministro che deve dimostrare di saper fare il suo!

Marcella Raiola (docente precaria della Scuola Pubblica e Statale di Napoli e provincia)

Difendiamo il piano triennale di immissioni in ruolo

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Riceviamo e pubblichiamo.

Spettabile redazione

scrivo per sottoporre alla Vostra attenzione uno dei problemi che affliggono la scuola italiana e che negli ultimi giorni è diventato di grande attualità: il reclutamento e le assunzioni degli insegnanti precari.

È noto a tutti il nesso tra qualità dell’istruzione e sviluppo nazionale ed è palese la necessità di investimenti in questo campo, in particolare per uscire dalla crisi economica. E un corollario di questo processo di crescita è rappresentato dalla necessità di stabilizzare lavorativamente quegli insegnanti che prima hanno investito anni di studio per superare concorsi o per frequentare duri corsi di specializzazione abilitanti post-laurea (le SSIS), acquisendo poi esperienza in cattedra per anni.

Nell’agosto 2011 diventa legge un piano triennale per stabilizzare in tre anni 125000 lavoratori della scuola (74000 docenti e 51000 ATA). E per realizzare questo progetto non vengono in realtà stanziate grandi risorse finanziarie, perché agli stessi insegnanti neoimmessi viene chiesto di rinunciare al primo gradone stipendiale (0-2 anni). Sono immissioni pensate a costo zero, questo vale anche quest’anno e per il 2013.

Ad oggi tuttavia, il nuovo ministro dell’Istruzione, a nostro parere ancora giovane rispetto ai problemi della scuola e non sufficientemente esperto, non dichiara nulla riguardo alle immissioni programmate nel piano triennale e che dovrebbero riguardare noi docenti tra qualche settimana appena, ma incredibilmente promette cattedre ai vincitori di un concorso ancora in là da venire e di cui non riesce a fornire alcuna certezza. E un concorso, come quello che dovrebbe “in teoria” avvenire quest’autunno, rivolto a circa 250000 insegnanti già inseriti in canali utilizzati per le assunzioni a tempo indeterminato, rappresenterebbe per noi precari una spesa inutile, che in questo momento l’Italia non può senz’altro permettersi, specialmente in considerazione del fatto che sono disponibili assunzioni a costo zero e destinante a lavoratori che le aspettano da ormai troppi anni. A noi sembrerebbe molto più sensato utilizzare le risorse per un concorso investendo proprio sulle assunzioni. E’ facile prevedere poi la compravendita di raccomandazioni in un eventuale concorso, che spesso in Italia mal si concilia con la parola “merito”.

Proprio per tutelarci di fronte a quest’ennesima ingiustizia, noi precari “storici” ci siamo uniti fondando il Gruppo Facebook “Difendiamo il piano triennale di immissioni in ruolo”, che a 10 giorni dalla creazione vanta già 3500 docenti iscritti. Il Gruppo mira a sensibilizzare il mondo politico, sindacale e l’opinione pubblica alla questione del piano triennale attraverso iniziative che partono dal basso, da noi che la scuola la conosciamo fin troppo bene. Noi del gruppo speriamo che le nostre idee possano essere utilizzate per realizzare un articolo “dedicato” o per presentare la questione al Ministro profumo stesso, nel caso di un’intervista. Siamo un gruppo ancora acerbo, ma molto motivato, perché fondiamo il nostro lavoro su argomentazioni concrete e solide. E una redazione affermata come la Vostra può indubbiamente rappresentare uno strumento efficace affinché le nostre richieste raggiungano il Ministro e lo spingano in questo modo a fare pubblicamente chiarezza sulla questione del piano triennale.

In allegato Vi invio il manifesto del Gruppo Facebook, in cui sono elencate tutte le argomentazioni alla base della nostra “battaglia”, nella speranza che possano interessarVi e rappresentare uno stimolo al Vostro lavoro di “garanti della verità”. Oltre a documenti formato testo, abbiamo anche realizzato alcuni video (link subito sotto) che vorremmo presentarVi; sono piacevoli, coerenti e assolutamente non oltraggiosi, perché verità e rispetto reciproco fanno parte dei principi fondatori del nostro impegno.

Nella speranza che la nostra causa possa essere di Vostro interesse, ringrazio per l’attenzione ricordando che siamo sempre disponibili ad inviare ulteriori documenti di approfondimento.

Cordiali saluti,

GIUSEPPE TUOZZO
Gruppo Facebook “Difendiamo il piano triennale di immissioni in ruolo”
3500 iscritti in dieci giorni dalla fondazione
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Scuola: Tagli sinistri in Toscana

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I tagli sono tagli e non fanno meno male se l’Assessore è di sinistra, anzi!Perché da chi strepita incessantemente contro i tagli del Governo centrale, i cittadini si aspetterebbero almeno un po’ di coerenza, e invece no. Ancora peggio se la motivazione non è quella consueta dei buchi di bilancio, ma meramente ideologica.

Capita in Toscana, dove lo staff dell’Assessore Stella Targetti sul finire del2011 ha dichiaratamente fatto pressione su comuni e dirigenti scolasticiperché deliberassero gli accorpamenti delle scuole in istituti comprensivi, agitando lo spauracchio della Legge nazionale n. 111/2011.

Lo stesso Assessorato si è premurato di fare ricorso alla Corte Costituzionale contro quella medesima legge (che infatti poi è stata abrogata) e già a dicembre il Ministero aveva fatto marcia indietro accettando che non si facessero comprensivi se sussistevano motivi geografici od organizzativi e se la media regionale ‘numero di alunni/istituti’ era soddisfatta.
Regioni più prudenti (o forse solo meno ideologicamente connotate) hanno operato tagli con misura, rinviando al prossimo anno ulteriori determinazioni. In Toscana no: caso unico in Italia, abbiamo avuto addirittura 16 tagli più del dovuto, con una grossa penalizzazione per la scuola toscana.

Adesso la Consulta ha dichiarato quella legge incostituzionale e le realtà locali più penalizzate, come Grosseto, scalpitano per tornare indietro ma… qualcosa, o forse qualcuno impedisce il realizzarsi dei desideri di genitori, insegnanti, scuole, sindacati, perfino di alcuni esponenti politici! Basta leggere la stampa locale o il blog “Voce alla Vico”, dal nome della scuola media più sacrificata, per scoprire che le forze politiche grossetane lunedì 18 giugnoerano unanimemente motivate a richiedere per iscritto un passo indietro a Provincia e Regione, ma già venerdì 22 si prendeva tempo e qualcuno si comportava come se avesse preso “una bella sculacciata”.
In modo significativo la sentenza della Corte Costituzionale, che doveva uscire il 18 aprile, è stata posticipata fino al 7 giugno, un giorno dopo l’uscita dei trasferimenti per infanzia e primaria. Non importa che un sindacato a Grosseto abbia fatto ricorso, non importa che lo stesso sindacato chieda di congelare tutto per un anno, trasformando i trasferimenti interprovinciali in assegnazioni provvisorie. L’importante è andare avanti con quella che è né più né meno un’aprioristica presa di posizione. La Provincia chiama in causa la Regione,la Regione i Comuni e intanto il tempo passa e la scelta dei comprensivi diventa ogni giorno più ineluttabile.
Poco importa che l’organico del personale non docente penalizzi le scuole troppo grandi, con troppi alunni e troppi plessi, con conseguenti tagli al numero dei bidelli e quindi alla pulizia e alla sorveglianza. A Firenze si sono dovuti addirittura muovere i sindacati per spiegare a un sindaco che creare un mostro da 2000 alunni significava perdere 10 bidelli.
“Per assurdo non questo è il problema principale –dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente di AGe Toscana- e non lo è neppure la sorveglianza, anche se la sicurezza dei nostri figli ovviamente ci è cara. Il fatto è che proprio chi si erge a paladino della scuola pubblica contribuisce quotidianamente alla sua distruzione. Ci sono casi di comprensivi fatti per togliere la patata bollente dalle mani di chi non la sa gestire; di sicuro un trasferimento sarebbe stato un evento assai meno traumatico per quelle scuole. La volontà politica è chiara, siamo evidentemente noi cittadini a non voler capire”.

Non interessa che ci siano scuole materne sorvegliate fino alle 10,30 dal cuoco del Comune; che esistano scuole di tre piani con due bambini diabetici e numerosi portatori di handicap ma un solo bidello di turno, tanto i figli non solo loro. W l’ideologia! W i tagli!

Info: agetoscana@age.it – 328 8424375 – http://www.agetoscana.it  -www.facebook.com/agetoscana

Aiesec Torino: Giocare senza differenze

Domenica 8 luglio alle ore 15 presso il centro CH4 SPORTING CLUB, via Trofarello 10 Torino.

AIESEC, la più grande organizzazione internazionale al mondo gestita da 60.000 studenti universitari, presenta “Playing Without Differences”, l’evento che permetterà a grandi e piccoli torinesi di trascorrere un pomeriggio all’insegna della multiculturalità e del divertimento.
L’evento, creato in collaborazione con il CH4 SPORTING CLUB, coinvolgerà giovani provenienti da diversi paesi del mondo che si faranno testimoni della loro cultura per trasmetterla ai bambini attraverso attività di gioco e spettacolo.
Programma:
“BAMBINI & MULTICULTURALITA’”: Ingresso seguito da attività ludico-sportive organizzate dagli animatori stranieri.
“GENITORI & MULTICULTURALITA’”: Saluto istituzionale e presentazione del progetto “Playing without Differences”.
“CIBO & MULTICULTURALITA’”: Buffet italiano offerto a tutti i partecipanti con possibilità di degustare specialità etniche.
“CULTURE SUL PALCO”: Spettacolo in cui gli animatori coinvolgeranno i bambini in un’attività tipica della loro tradizione.

IL PROGETTO: “Playing Without Differences ”, realizzato da AIESEC, ha portato quest ’estate, in oratori e centri estivi torinesi, universitari provenienti da tutto il mondo. Attraverso attività di animazione,il gioco diventa il metodo migliore per scoprire e apprezzare le diversità culturali, imparando la lingua inglese in maniera attiva e coinvolgente.
AIESEC è la più grande organizzazione internazionale interamente gestita da studenti universitari,è presente in 111 Paesi del mondo e comprende oltre 60 mila membri.Da oltre 60 anni AIESEC realizza progetti che abbiano un impatto positivo sulla società, educando i giovani al lavoro in team, alla collaborazione internazionale.
Per ulteriori informazioni:
Website :www.aiesec.org/italy/torino
Facebook: https://www.facebook.com/topwd

Riconversione sul sostegno: quasi 5000 le domande presentate in Sicilia

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Nella giornata di oggi una delegazione dell’USB Scuola Sicilia (Prof. Del Prete Luigi, Prof. Dario Caneba) ha incontrato i Dirigenti dell’USR Sicilia, in relazione ai “Corsi di riconversione sul sostegno” (Decreto Direttoriale n. 7 del 16 aprile 2012). L’incontro si è aperto con la comunicazione del numero di domande presentate in Sicilia dai docenti a tempo indeterminato: 4900 !! I dirigenti, molto attenti alle problematiche legate all’avvio di questi corsi, hanno evidenziato come non tutte le domande andranno a buon fine (la scuola primaria e la scuola secondaria di secondo grado sono gli ordini di scuola con il numero maggiore di domande), in quanto molte sono state accolte con riserva ed inoltre, da questo numero, si procederà ad una “scrematura”, secondo le linee guida che darà il Miur in occasione dell’incontro nazionale del 26 giugno al Ministero.
Come USB Scuola Sicilia, nella solitudine di una lotta non supportata dai sindacati concertativi, abbiamo espresso tutto il nostro dissenso rispetto all’organizzazione dei corsi-farsa di riconversione sul sostegno, invitando all’immediato ritiro del decreto. Nonostante le possibili “scremature” numeri così alti determineranno, nei prossimi anni, una vera e propria ecatombe di docenti precari specializzati, la cui alta professionalità verrà sacrificata sull’altare dei tagli alla spesa, con ripercussioni devastanti dal punto di vista occupazionale e della qualità dell’offerta formativa. Abbiamo informato l’USR Sicilia dell’esito positivo dell’iniziativa “Riconvertito alla lotta, non sul sostegno” attraverso la quale si è attivato un dibattito costruttivo nelle scuole, coinvolgendo tutto il personale docente (di ruolo e non) sulla questione, con centinaia di firme raccolte in molti istituti di Palermo (Ipssar “Cascino”, Ipssar “Piazza”, Ipssar “Borsellino”, Ipssar “Mursia”, Ipsia “Medi”, Ist. magistrale “Regina Margherita”, Itc “Duca degli Abruzi”, Istituto Magistrale “Danilo Dolci” e tanti altri) .
Siamo convinti che l’enorme numero di domande sia stato determinato dall’insensata e dozzinale seconda nota ministeriale n. 3801 del 18 maggio 2012 (a firma Chiappetta) che stabiliva: “Possono fare richiesta per accedere ai percorsi in oggetto, su base volontaria, i docenti in posizione di esubero e i docenti che appartengono a classi di concorso o tipologie che siano interessate da esubero nella provincia di titolarità o in quella di servizio in relazione all’organico di diritto 2011-12”. Molti colleghi, che non rischiavano in nessun modo l’esubero in quanto collocati da anni nei primi posti delle graduatorie interne d’istituto, hanno presentato domanda spinti dallo spettro della mobilità forzata .
La “questione disabilità” si dovrebbe affrontare nelle scuole attraverso l’abbattimento delle barriere architettoniche, creando laboratori didattici pluridisciplinari, aumentando corposamente la dotazione di supporti informatici specifici (non il semplice Computer), dando consistenza reale a tutto l’apparato normativo che avvolge il mondo della disabilità, fornendo ai docenti gli strumenti per poter operare nelle scuole in cui lavorano per la piena integrazione e ravvivando la scuola con corpose immissioni in ruolo di insegnanti specializzati. Il Ministro Profumo invece, in perfetta continuità con la Gelmini, preferisce operare una sorta di “condono tombale”, consentendo a tutti i docenti a tempo indeterminato di conseguire il titolo con corsi di riconversione farsa (metà del corso on-line), determinando un vero olocausto dei docenti specializzati a tempo determinato.
La riunione si è chiusa con un impegno a rincontrarsi dopo il confronto tra Miur e dirigenti degli uffici scolastici regionali, per comprendere se il Ministero intenda continuare sulla strada intrapresa o fare marcia indietro dopo le proteste dell’ USB, dei coordinamenti precari, delle famiglie degli alunni disabili e di tutti i lavoratori della scuola. Se il Miur deciderà di continuare, ancora più forte sarà il nostro impegno nel dire: “Riconvertiamoci alla lotta, non sul sostegno”.
USB SCUOLA SICILIA