Scuola e sostegno: una testimonianza diretta

Salve,
sono una naturopata pediatrica e ho 4 bambini in affidamento. Bambini che hanno notevoli difficoltà di comportamento date dalle privazioni e dai forti disagi subiti nell’infanzia. Quest’anno abbiamo speriementato cosa vuol dire inserire un bambino in difficoltà che richiede un sostegno pressochè a tempo pieno, all’interno dell’istituzione scuola.

Il dramma!

Insegnati che andavano e venivano perchè non di ruolo per dei bimbi per i quali è fondamentale il rapporto di fiducia con un’unico adulto da stimare e di cui non avere paura e fidarsi. L’impossibilità di frequentare a tempo pieno, sentendosì così “diversi”, a causa della mancanza di organico.

Anche alcune insegnanti di sostegno “non preparate e predisposte” che “temevano” le reazioni dei bambini e preferivano isolarli e controllarli piuttosto che comprenderli e trovare la giusta chiave di lettura… che c’è sempre.
La scuola si è data da fare ma è stata impotente dinnanzi alla macchina della burocrazia e davanti al salvadanaio sempre vuoto per i piccoli a cui in teoria dovrebbe essere dedicato “il servizio scuola”, ma sempre pieno per i grandi che dovrebbero dedicarsi al loro benessere e al loro maturare.
Cordiali saluti a tutti i lettori,
Roberta Cavallo

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Un pensiero su “Scuola e sostegno: una testimonianza diretta

  1. Prof. Pietro Nardella-Dellova

    (…)
    Non c’è un certo punto,
    luogo
    o
    situazione particolarmente a venire;
    …Abbiamo un punto di partenza
    e poi ogni giorno – la vita è ogni giorno!

    Oggi, non domani! L’esperienza di oggi;
    Non la fantasia di domani!

    Il verbo – non il sostantivo!

    Oggi è possibile vivere baciare abbracciare vedere bere il caffè al bar in piazza piangere ridere musicare silenziare sentire freddo e caldo vivere sotto la pioggia al sole al vento ballare camminare dipingere scrivere (tutto così senza vergole)

    Oggi si può amare
    (tutto senza vergole)

    e morire domani tra i sostantivi, punti, bugie, destinazione, luogo di arrivo e la felicità raggiunta nell’ultimo capitolo, infine, morire nell’oggetto del romanzo borghese, del cinema americano e miti delle menzogne politiche e religiose.
    (…)

    Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2011
    *
    IMMAGINE ARTE di Tom Erik Andersen
    *

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