Conoscenza dell’inglese in Italia: tanti investimenti e pochi risultati

 

Nel recente studio EPI (English Proficiency Index) di EF Viaggi Studio sulla conoscenza dell’inglese nel mondo, basato sui risultati dei test di inglesi sostenuti da oltre due milioni di utenti del sito, è in esame il livello della padronanza della lingua più importante per lo studio, il lavoro, gli affari e la crescita economica.

L’Italia risulta tra i paesi con una conoscenza medio-bassa, nonostante gli ingenti investimenti e modifiche al sistema istruttivo della lingua. Lo studio rileva alcuni dati interessanti: se è importante che i bambini siano esposti all’inglese nelle attività ludiche, certamente non sono i paesi come l’Italia e la Spagna che impongono ai loro bambini lo studio della lingua sin dai primi anni della scuola elementare ad ottenere i migliori risultati nella conoscenza della lingua, bensì quei paesi che investono di più nel rendere l’inglese parte della vita quotidiana, che consentono agli studenti universitari di seguire seminari in inglese, per esempio.

Lo studio offre itneressanti spunti proprio partendo dalla classifica dei paesi per la loro conoscenza della lingua per approfondire in seguito le loro politiche istruttive, e individuare i fattori che funzionano meglio a livello scolastico. Se non sorprende che i paesi che primeggiano in conoscenza della lingua siano l’Olanda o la Norvegia, forse è più interessante capire che esiste una relazione tra grandezza dei gruppi linguistici e padronanza della lingua: gruppi linguistici minori hanno più interesse a imparare l’inglese. Mentre i paesi che parlano lo spagnolo, per esempio, una lingua molto importante nel panorama politico ed economico mondiale, non avvertono questa esigenza nello stesso modo. Allo stesso modo, è interessante il rapporto esistente tra il volume delle esportazioni in un paese e la conoscenza della lingua, a indice di quanto questa ricopra un ruolo essenziale per la crescita dei sistemi economici.

Dunque i vari piani italiani di miglioramento delle attuali politiche di istruzione della lingua inglese hanno un senso importante, ma nonostante gli ingenti investimenti nei vari piani finanziari, i risultati non sono stati significativi per l’Italia che si classifica al 23mo posto su 44 paesi presi in esame.

Un pensiero su “Conoscenza dell’inglese in Italia: tanti investimenti e pochi risultati

  1. Giusy Giugliano

    Mi piacerebbe sapere di quali”ingenti investimenti” si sta parlando! Nella mia scuola e nelle mie classi non c’è neanche la presa di corrente nel caso volessi far ascoltare un dialogo in inglese ai miei alunni ! E non ci dimentichiamo che il nostro amato ministro della P.I. ha ridotto le ore di Inglese nei Licei Scientifici e nei Professionali, per non parlare del fatto che se noi docenti di Inglese vogliamo fare un corso di aggiornamento in un paese anglosassone dobbiamo farlo a spese nostre ( e io lo faccio da anni). E non mi parlate del Comenius perchè anche li è tutto un fiorire di docenti (sempre gli stessi) che non hanno niente a che fare con le lIngue e che pure usufruiscono di fondi europei per “aggiornarsi” in Lingua Inglese!Scusate lo sfogo ma sono troppo arrabbiata, soprattutto quando mi confronto con colleghi che provengono dai paesi dell’ Est europeo e che parlano speditamente in lingua Inglese e che mi raccontano di realtà scolastiche che noi neanche ci sogniamo! E io mi vergogno di dire che da noi L’inglese è bistrattato e mortificato e che la parola d’ordine è “Arrangiatevi”!

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