“Giorni di scuola. Pagine di diario di chi ci crede ancora”: intervista a Tullio De Mauro

Tullio De Mauro, professore emerito dell’Università di Roma La Sapienza, dove ha insegnato per
molti anni Filosofia del linguaggio e Linguistica generale, autore di numerosi saggi e volumi, ex
Ministro dell’Istruzione, ha curato per le Edizioni Erickson, insieme a Dario Ianes, il nuovo libro
‘Giorni di scuola. Pagine di diario di chi ci crede ancora’
.
D : Cosa ne pensa dell’iniziativa e della scuola italiana così come emerge da queste pagine?
Tullio De Mauro : Credo che sia sempre bene dare voce a chi pratica un mestiere, una
professione, dare voce a chi è più direttamente impegnato nelle cose, un po’ meno dare voce ai
commentatori esterni a un campo perché il mondo della scuola è un mondo molto complicato. La
scuola ha affrontato in questi decenni problemi difficili di vario tipo, bisogna starci dentro per capire
quello che si sta facendo e quello che si può fare. Riassetto dei contenuti degli insegnamenti,
problemi di revisione profonda dei modi in cui si può alimentare nelle ragazze, nei ragazzi, nei
bambini l’interesse per il sapere, per lo studio. Parlo di questi grandi problemi, ma chi vive la vita
della scuola, e in questo includerei anche l’Università, conosce anche gli altri problemi che vanno
dai modi deficitari del reclutamento, della formazione, fino all’edilizia scolastica.
In sintesi far parlare gli insegnanti che non gettano la spugna, che non si disperano, che lavorano
con impegno, con serietà, sentire da loro che cosa fanno e come fanno per mandare avanti il
lavoro della scuola, mi pare una cosa particolarmente positiva. Non sempre viene fatta, forse quasi
mai viene fatta dalla grande informazione, quindi è importante che una casa editrice come
Erickson si sia messa su questa strada, raccolga queste voci di chi vive le giornate della scuola,
dentro la scuola, sviluppando proposte, modi di insegnamento interessanti e nuovi.’
D: Il professor De Mauro sarà tra i relatori all’8° Convegno Internazionale La Qualità
dell’integrazione scolastica, Rimini 18-19-20 novembre 2011. Cosa ne pensa dell’inclusione
scolastica in Italia e quali sono secondo lei le prospettive per il domani?
Tullio de Mauro: L’inclusione, la più larga possibile, totale, di ragazze e ragazzi nelle attività delle
scuole è un obiettivo che anche per gli aspetti più complicati, per quanto riguarda la disabilità,
abbiamo cercato dagli anni ‘70 in Italia di tenere presente come obiettivo strategico e prioritario. In
linea di principio la battaglia è stata vinta, è stata vinta con lo sforzo meritorio che lo Stato ha fatto,
creando una rete di sostegno di insegnanti che si occupano in particolare dei disabili, ma
l’inclusione è qualcosa di assai più vasto. Questa è una frontiera particolarmente difficile da
varcare, quella di far entrare nella scuola e dare la scuola a tutti, anche se ci sono disabilità.
Questa battaglia è stata in larga misura vinta, ora certo ci sono dei problemi perché il numero degli
insegnanti di sostegno è stato ridotto. Tuttavia, per quelle che sono state le esperienze di ormai più
di trent’anni di lavoro, penso che non si debba rinunciare a quanto si è fin qui fatto e si è ottenuto.
Questo riguarda anzitutto il destino sociale di disabili che percorrono le vie della scuola, ma
riguarda anche la stessa scuola. Ricordo sempre con affetto quanto diceva Luigi Cancrini tanti anni
fa, che chi trae vantaggio dall’inclusione non è l’incluso, ma è l’intera classe, è l’intera scuola per
tutto ciò che è costretta a ripensare, dei suoi modi di porsi se non c’è un problema così difficile
come quello dell’integrazione di un disabile.
La scuola, gli insegnanti, i compagni di classe si svegliano ai problemi che altrimenti rischiano di
ignorare e svegliarsi a questi problemi significa poi saperli risolvere e saper risolvere tanti altri
problemi e questioni dell’apprendimento e dell’insegnamento. Questo vale poi più in generale per
tutto ciò che attiene all’inclusione di bambini e bambine che vengono da altri Paesi, portatori di
altre culture, di altre lingue. La scuola agisce da sola, agisce in salita, agisce in una società in cui
dominano spinte consumistiche che non aiutano a quella concentrazione e a quell’impegno di
lunga lena che l’attività scolastica comporta, che l’attività di apprendimento a scuola comporta.
Dunque le scuole hanno un compito molto difficile, bisognerebbe che tutti fuori della scuola ne
fossimo consapevoli, come ne sono consapevoli gli insegnanti. Bisognerebbe lavorare anche
proprio sul fronte della consapevolezza esterna, essenziale per ottenere che anche l’Italia si
adegui, per esempio, all’investimento pubblico che, per la scuola e per l’istruzione, fanno gli altri
Paesi europei e che noi non riusciamo a fare. I problemi sono molti e centrale è il problema
dell’inclusione di tutte e di tutti i ragazzi, non uno di meno, come diceva il titolo di un bel film cinese
su questo tema”.

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