Prove invalsi: perchè non collaborare. Da Cobas Scuola un Vademecum

1) CHE COSA E’ L’INVALSI E COME NE VIENE PROGRAMMATA L’ATTIVITA’?
Con la legge n° 53/2003 la Moratti ha introdotto l’istituto dell’INVALSI (Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione), formalizzato poi con DLGS 286/04, che ha il compito di valutare il sistema scolastico e misurare gli apprendimenti degli studenti mediante prove oggettive standardizzate.
L’unica legge che prevede lo svolgimento di prove INVALSI è la legge n°176/2007 di Fioroni, che ha aggiunto alle prove d’esame della terza media una prova a livello nazionale preparata dall’INVALSI.
Negli altri ordini di scuole le prove sono previste da semplici direttive, che il Ministero emana per consentire all’INVALSI di programmare le proprie attività. La direttiva 74/08 definisce il piano triennale delle attività dell’INVALSI per gli anni scolastici 08/09, 09/10, 10/11.
Ogni anno un’ulteriore direttiva specifica gli “obiettivi generali delle politiche educative nazionali di cui l’INVALSI dovrà tener conto per lo svolgimento della propria attività istituzionale”. Per quest’anno scolastico è stata emanata la direttiva annuale 67 del 2010, che, come esprime bene il testo virgolettato, impegna l’INVALSI, da cui i docenti non sono in alcun modo dipendenti, a “provvedere…alla valutazione degli apprendimenti… che riguarderà gli studenti della seconda e quinta classe della scuola secondaria di II grado” (ma nella nota del MIUR n.3813/2010 si prevede, alla fine, solo per le seconde delle superiori e non più per le quinte).

2)NOI DOCENTI SIAMO OBBLIGATI A SOMMINISTRARE LE PROVE?
NO. La nota sopra citata del MIUR non è neanche una circolare applicativa. Anche se fosse una circolare, la sentenza della Corte di Cassazione n. 23031/2007 ha sancito, in modo definitivo, che una circolare ha natura di atto meramente interno della pubblica amministrazione, che esprime esclusivamente un parere e non vincola addirittura né la stessa autorità che l’ha emanata né gli uffici gerarchicamente sottordinati, ai quali non è vietato di disattenderla.
Senza scomodare la Cassazione, è la nota stessa che ci ricorda che la legge 53/03 “assegna all’INVALSI il compito di effettuare verifiche periodiche e sistematiche”. Tale compito, quindi, non è assegnato all’istituzione scolastica, dotata di autonomia didattica e organizzativa. Inoltre dichiara che “la valutazione riguarderà obbligatoriamente tutti gli studenti delle predette classi” (tra cui le seconde della scuola superiore).
Nessun riferimento, ovviamente, all’obbligatorietà per i docenti della somministrazione e/o per la correzione delle prove. Anzi, la nota dichiara “Per snellire e facilitare le operazioni di trasmissione dei risultati è essenziale la collaborazione degli insegnanti in tutte le diverse fasi della procedura”. Risulta evidente che si chiede la nostra collaborazione in quanto nessuna legge ci obbliga (a parte la citata legge 176/07 per gli esami di Terza Media).

3)A CHE COSA SIAMO TENUTI NOI DOCENTI?
A rispettare gli obblighi del CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro), che prevede la preparazione e la correzione di elaborati (i nostri, però).
A esercitare le nostre prerogative in Collegio dei Docenti, organo collegiale che ha competenza esclusiva in merito all’impostazione della didattica e dei criteri di valutazione (art. 7 comma 2 del Testo Unico 297/94 sulla scuola).
A elaborare, per effetto della legge sull’autonomia n. 275/99, il Piano dell’Offerta Formativa, documento identitario dell’Istituto che, tra le altre cose, fissa le modalità di verifica, i criteri di valutazione, le procedure di monitoraggio delle proprie attività.

4) PERCHE’ E’ IMPORTANTE CHE OGNI COLLEGIO DISCUTA DELLE PROVE INVALSI E NON DIA LA PROPRIA DISPONIBILITA’ A EFFETTUARLE?
Non perché non si voglia verificare il livello degli apprendimenti per valutare anche l’azione didattica ed educativa. Ci sono invece due motivi fondamentali che ci inducono a essere contrari:
1)Il primo è di ordine didattico: i test INVALSI sono standardizzati, completamente slegati dal contesto in cui ci troviamo quotidianamente a lavorare, avulsi rispetto alle progettazioni interne alle scuole, importati dai paesi anglosassoni (con sistemi formativi molto differenti dal nostro). Spesso penalizzano proprio gli studenti più bravi e studiosi, abituati a riflettere e a prendere tempo per approfondire. Non prevedono differenziazioni per gli studenti diversamente abili per cui si verifica spesso che, durante la giornata dei test, le famiglie non li mandino di proposito a scuola. Mirano a misurare competenze, ma non riescono a verificare qualità fondamentali, come, ad esempio, la capacità di relazionarsi in modo positivo con vari contesti, di collaborare e lavorare in gruppo, di portare avanti attività con impegno e affidabilità.
2)Il secondo motivo riguarda una finalità cui i test serviranno, almeno secondo recenti documenti: creare graduatorie di merito per le scuole con i risultati migliori (cui attribuire premi o penalità in termini di budget). Mentre in passato i risultati dei test sono stati usati per diagnosticare i punti di debolezza e impiegare risorse per migliorare l’azione didattica (vedi interventi di recupero e attività progettuali ad hoc), adesso si finisce per impoverire le scuole con un’utenza più fragile e svantaggiata. Già ora si registrano falsificazioni e agevolazioni… figuriamoci se ci sono soldi in ballo!
I risultati dei test potrebbero rientrare tra gli strumenti per la valutazione dei docenti, che, in omaggio ai principi di meritocrazia enunciati dal Decreto Brunetta, saranno classificati in 3 fasce di merito: la ‘serie A’, formata da un 25% dei docenti di una scuola, la ‘serie B’, formata da un 50%, la ‘serie C’, formata dal restante 25% non meritevole.
Salario accessorio, bonus, progressioni economiche e di carriera saranno destinati esclusivamente al 75% meglio classificato.
Siamo di fronte a misure che minano alla base quei valori di cooperazione e di collegialità che dovrebbe informare l’azione dei docenti, a partire dai consigli di classe. Si possono facilmente immaginare i guasti di questa ripartizione forzata su tre livelli, che –tra l’altro- saranno pubblicati obbligatoriamente sui siti telematici, così come le graduatorie delle scuole: pensate soltanto alle famiglie che rincorreranno il professore o la scuola meglio piazzati in graduatoria…
LA SPERIMENTAZIONE PER DARE UNA MENSILITA’ IN PIU’ (SULLA BASE , TRA L’ALTRO, DEL GIUDIZIO DEI DIRIGENTI SCOLASTICI) E’ STATA BOCCIATA DAI COLLEGI DELLE SCUOLE SCELTE COME CAMPIONE.
IN QUESTI GIORNI MOLTE SCUOLE, IN TUTTA ITALIA, STANNO VOTANDO MOZIONI PER NON DARE LA DISPONIBILITA’ A COLLABORARE CON LE PROVE INVALSI.
LE OPERAZIONI IN ATTO NELLA SCUOLA SONO GRAVISSIME: PERCHE’ DARE LA NOSTRA COLLABORAZIONE? Riprendiamoci la DIGNITA’ nel FARE SCUOLA, ogni giorno, CON I NOSTRI STUDENTI

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