Archivio mensile:febbraio 2011

Flc Cgil interviene a difesa della Scuola Pubblica

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di Claudio Menga segretario di Flc Cgil di Bari in difesa della scuola pubblica.

CONVOCHIAMO I COLLEGI DEI DOCENTI PER DIFENDERE LA DIGNITÀ DELLA SCUOLA PUBBLICA E RECLAMARE L’OPPORTUNITÀ DEL TACERE QUANDO NON SI È DEGNI DI PARLARE

Sorge un senso di indignazione morale e civile nel sentire il nostro premier, ormai noto nel mondo per null’altro che il “bunga/bunga”, arrogarsi il diritto di parlare, per giunta davanti ad una platea cristiano-riformista, di scuola pubblica, attaccandola esplicitamente e accusandola di faziosità, di inculcare “principi che sono il contrario di quelli dei genitori”, elogiando nel contempo le scuole private.
Si tratta di frasi ingiustificatamente e incomprensibilmente denigratorie, espresse da un Presidente del Consiglio che non ha alcuna credibilità morale ed etica per parlare di educazione e famiglie.
Ma quel che è peggio è che quelle parole contengono un attacco senza precedenti alla libertà d’insegnamento, un progetto politico teso a trasformare le scuole italiane in luoghi in cui si nega il pensiero critico e libero.
Sempre più spesso le parole del premier tradiscono il senso di fastidio procuratogli dalle regole costituzionali e dai principi più elementari della democrazia.
In tutta franchezza riteniamo che il furore ideologico testimoniato dal discorso di Berlusconi contro la scuola statale rappresenti l’orizzonte politico entro cui vanno collocati i tagli agli organici del personale della scuola e le scelte regressive messe in atto dal Ministro Gelmini per distruggere la qualità del nostro sistema educativo e formativo. Noi della FLC CGIL lo abbiamo sempre sostenuto e continueremo a farlo: la Ministra Gelmini non ama la scuola pubblica così come non la ama questa maggioranza che bene farebbe, se non altro per decenza, a tornarsene a casa.

La FLC CGIL di Bari, proclama la mobilitazione della categoria.
A tal fine la FLC CGIL di Bari:

1.invita tutti i docenti a richiedere una convocazione straordinaria del Collegio dei docenti su: “Gravi offese espresse dal PRESIDENTE DEL CONSIGLIO dei Ministri al personale DELLA SCUOLA PUBBLICA”;
2.indice una campagna di assemblee sui luoghi di lavoro che condurrà la categoria allo sciopero del pubblico impiego del prossimo 25 marzo.

Al punto in cui siamo giunti diventa sempre più urgente mandare un forte segnale di sdegno morale e resistenza civile che parta con lo SCIOPERO GENERALE INDETTO DALLA CGIL PER UNIRE CIÒ CHE QUESTO GOVERNO HA DIVISO E DIFENDERE IL DIRITTO DELLE PERSONE ALLA LIBERTÀ, AL SAPERE E AL LAVORO.

Per la Segreteria FLC – CGIL Bari
Claudio Menga

Scuola: il pasticcio delle code e del pettine

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dei Cobas Scuola.

“CODE” E “PETTINE”: EVITARE LA GUERRA TRA PRECARI FOMENTATA NEGLI ANNI DA CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA
UNO SPETTRO S’AGGIRA TRA I PRECARI DELLA SCUOLA


E’ lo spettro del pasticcio delle “code” e del “pettine” …

La sentenza della Corte Costituzionale n.41/2011, che ha abrogato le “code” nelle Graduatorie ad Esaurimento, sta facendo scoppiare, tra i precari della scuola, una vera e propria “guerra tra poveri”: – precari che stanno lavorando con contratti a tempo determinato nelle province del Nord, contro precari delle province del Sud rimasti disoccupati per effetto dei tagli della legge 133/’08;
– precari delle province più piccole e con meno disponibilità di posti, contro precari delle grandi province e delle aree metropolitane.
Come i polli di Renzo, i docenti a termine, si stanno beccando tra loro, in attesa, tra l’altro, di essere scannati dalla mannaia della terza trance di tagli previsti dalla Tremonti/Gelmini (altre 19.700 cattedre e 14.167 posti coperti da personale Ata, completando così il taglio di 132 mila posti di lavoro nel triennio, secondo quanto previsto dall’articolo 64 della legge 133).

Tutto nasce dall’ex ministro della P.I. G. Fioroni che, nella legge Finanziaria del 2007, trasformò le Graduatorie Permanente Provinciali in Graduatorie ad Esaurimento.
Le GaE sono state “blindate”, vietato trasferirsi di provincia, a differenza di quanto – e giustamente – si poteva fare fino ad ora.
In poche settimane decine di migliaia di precari dovettero decidere in quale provincia inscriversi.
Fioroni giustificò il tutto con il fatto che, nella stessa legge finanziaria, era previsto un piano di fattibilità – una promessa quindi – per l’assunzione di 150.000 docenti e 20.000 ATA in tre anni.
All’epoca i Cobas denunciarono subito l’inganno.
Il piano non avrebbe risolto il problema del precariato nella scuola, avrebbe semmai garantito solo il ripristino del turn-over; inoltre andare a toccare un’altra volta le graduatorie, chiudendole e prevedendo che chi si fosse trasferito di provincia sarebbe stato messo in coda, avrebbe scatenato appunto la guerra tra poveri.
Come sappiamo poi il piano non è stato attuato, sono state effettuate solo in parte le assunzioni; con il governo Berlusconi sono continuati e sono stati moltiplicati i tagli che anche il governo Prodi aveva effettuato nella scuola e pure la Gelmini ci ha messo del suo nel manomettere le GaE, dando la possibilità di iscriversi in altre tre province, oltre la propria, sempre però in coda.
Come era prevedibile furono migliaia i ricorsi al TAR del Lazio contro la disposizione, palesemente anticostituzionale tra l’altro, che chi si fosse spostato di provincia sarebbe stato messo in coda e non “a pettine” con il proprio punteggio.
Come altrettante migliaia furono i controricorsi di chi, se fossero state abolite le “code”, si sarebbe trovato scavalcato in graduatoria dai ricorrenti.

Del resto questo sport dell’Amministrazione (indipendentemente da chi ci sta al Governo), di toccare e ritoccare le graduatorie dei precari, utilizzate per le immissioni in ruolo e per il conferimento delle supplenze annuali, non è assolutamente una novità.
Ricordiamo tutti le trovate di Berlinguer che trasformò i vecchi Concorsi per Titoli in Graduatorie Permanenti, divise in tre fasce – indipendentemente tra l’altro dal punteggio – proprio per mettere i precari di una fascia contro i precari dell’altra; oppure il suo successore T. De Mauro che regalò ai docenti specializzati con le SSIS un bonus, tanto per metterli contro i precari storici, abilitatisi con i concorsi ordinari o riservati; oppure la Moratti, che si inventò il raddoppio del punteggio per il servizio nelle scuole di montagna.
Di sicuro, a fronte di un nuovo sistema di reclutamento sul quale stanno discutendo (DDL Pittoni ad esempio) che prevederà presumibilmente nuovi concorsi a cattedra, troveranno pure il modo di mettere i nuovi docenti contro i vecchi precari.
Insomma il motto del “divide et impera” è sempre stato usato per mettere gli uni contro gli altri ed impedire invece la ricomposizione di tutti i precari della scuola, all’interno di un forte movimento contro la precarietà e l’uso spregiudicato che lo Stato fa di essa.
Ricordiamo che l’essenza della precarietà nel mondo della scuola (uno su cinque dei docenti è precario, e uno su due del personale Ata ha un contratto a termine) è dovuta al fatto che un precario costa allo Stato 8/9 mila euro in meno di un lavoratore a tempo indeterminato.
Quindi non è assolutamente una questione di sistema di formazione dei docenti o di reclutamento degli stessi inefficiente, oppure di graduatorie che non funzionano, è solo una questione di sfruttamento.
I 15.000 circa ricorrenti contro le code – e solo loro – saranno inseriti a “pettine” e – pare – pure in tutte e tre le province in cui erano in “coda”, mentre tutti gli altri staranno in un’unica provincia senza la possibilità né di spostarsi, né di aggiornare il proprio punteggio.
Di fronte ad un’altra e sconsiderata “guerra tra poveri” che si è aperta sulla questione delle “code” e del “pettine” i COBAS – COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA – intendono lanciare un forte appello ai precari e a tutti i lavoratori della scuola:
NO AI CONFLITTI TRA PRECARI
APRIAMO INVECE UNA FORTE CONFLITTUALITA’ CONTRO TREMONTI/GELMINI, CONTRO LA PRECARIETA’ E I TAGLI DEI POSTI DI LAVORO CHE STANNO AFFONDANDO LA SCUOLA PUBBLICA

Il problema evidentemente è imporre con la lotta il superamento della condizione precaria, andare all’origine della questione, abolire con la lotta le cause della precarietà, cioè il costo del lavoro più basso dei precari rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato.

1. Immissione in ruolo su tutti i posti vacanti

– Automatica immissione in ruolo sui posti vacanti ad ogni inizio d’anno scolastico, abrogando quella norma, inserita nella Legge Finanziaria del 1997 (da un governo di centrosinistra), che prevede la preventiva autorizzazione mediante un Decreto Interministeriale, su parere del Ministero dell’Economia.
I posti vacanti devono essere occupati da personale stabile e non con contratti a termine; ogni governo – in questi anni – ha preferito autorizzare le immissioni in ruolo con il contagocce, proprio per l’estrema convenienza a sfruttare i precari.
Anche ora, nonostante i tagli epocali che stanno avvenendo, per il progressivo pensionamento del personale, solo i posti vacanti di organico di diritto del personale docente e ATA sono decine di migliaia (61mila docenti e 38mila e trecento ATA).
Non serve nessun piano straordinario.
All’attuale opposizione, o alle forze sindacali che sproloquiano su piani straordinari di 100.000 assunzioni, rispondiamo che basterebbe ripristinare la normalità – intanto – delle automatiche assunzioni quando i posti si rendono vacanti.

2. A parità di lavoro parità di trattamento: basta con lo sfruttamento dei precari

– parità di trattamento economico e normativo per quanto riguarda ferie, malattia, permessi tra il personale a tempo determinato e indeterminato.
– progressione di carriera (scatti di anzianità) anche per il personale a tempo determinato, almeno dopo quattro anni di servizio, com’era per gli insegnanti di Religione Cattolica prima che una sanatoria li immettesse scandalosamente in ruolo, lasciando gli altri supplenti a vita; è ora di finirla con il fatto che un precario, anche dopo quindici o vent’anni di servizio, abbia sempre lo stipendio a livello zero.
Già sono innumerevoli le sentenze di Giudici del Lavoro di tutti i Tribunali del paese che hanno riconosciuto il diritto agli scatti di anzianità anche per i lavoratori a tempo determinato. Migliaia sono i precari che hanno impugnato i propri contratti entro il 23 gennaio scorso e che stanno ricorrendo per ottenere gli scatti di anzianità – supportati, tra altro, anche dai quei sindacati concertativi che in tutti questi anni hanno accettato di firmare contratti di lavoro che discriminano i precari.
La marea di ricorsi al Giudice del lavoro, finalmente di precari contro l’Amministrazione che li sfrutta e non contro altri precari, devono però essere sostenuti con la lotta, seria ed efficace, e assieme a tutti gli altri lavoratori della scuola.

3. Basta con i tagli agli organici e alle risorse che stanno impoverendo la scuola

Definizione degli organici in base alle esigenze dell’istituzione scolastica e del servizio, degli spazi a disposizione (no alle classi sovraffollate illegalmente), della necessità di sconfiggere la dispersione scolastica di migliaia e migliaia di ragazzi.
Superamento della divisione forzosa tra organico di diritto e organico di fatto, stabilendo un organico funzionale d’istituto, in base alle esigenze del servizio scolastico da erogare e non in base ai numeri dettati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

4. Libertà di movimento, libertà di graduatoria

– Aprire alla sua naturale scadenza (marzo/aprile 2011) le Graduatorie ad Esaurimento per l’aggiornamento con i nuovi titoli, a “pettine” con il proprio punteggio.

5. Nessun nuovo sistema di reclutamento che non tenga conto dei diritti acquisiti dai precari in anni ed anni di sfruttamento e che non sia stato discusso con i precari

Su questi cinque punti irrinunciabili, volti alla fine del precariato nella scuola, per l’oggi e pure per il futuro, non alla stabilizzazione – pur sacrosanta – di qualche migliaio di precari, dobbiamo sviluppare la lotta.
Su questi cinque punti volti non alla riforma del reclutamento dei docenti – sul quale comunque vogliamo discutere – ma alla rimozione delle cause e delle convenienze per uno Stato sfruttatore ad usare la precarietà, dobbiamo trovare alleanze, forme di ricomposizione e di lotta efficaci.

“PRECARI A CASA PROPRIA” … O A CASA CHI CI HA COSTRETTO E CI COSTRINGE ALLA PRECARIETA’ A VITA?
QUESTA E’ LA SCELTA CHE QUI ED ORA OGNI PRECARIO DEVE FARE.

COBAS-Scuola
sede provinciale di Reggio Emilia
via Martiri della Bettola n.6
apertura: martedì dalle 17 alle 19,30
tel. 331/8826698 – 339/3479848 – fax 0522/282701
cobasre@yahoo.it  www.cobas-scuola.it

In attesa della Messia – di Marcella Raiola

L’attacco odioso alla scuola (i docenti sono in larga misura donne) e quello ritornante, ossessivo, eterno quanto l’antropologico odio maschile, al diritto di aborto, formalizzato dal papa in modo tale da dipingere come delle minorate mentali vittime di plagio ideologico quelle stesse donne consapevoli, mature, fortissime, colte (indipendentemente dai titoli conseguiti), suore e attrici, studentesse e scienziate, casalinghe e dottoresse, che la settimana scorsa hanno riempito le piazze d’Italia per costringere “papi”, papa e immarcescibili padroni a riconoscere che il paese reale, a differenza della sua classe dirigente, è uscito da tempo dal medioevo e pretende di essere governato conformemente al suo grado di sviluppo culturale, sono stati concordi e concomitanti. Non è un caso. Non deve soprendere. Ma non deve neppure sfuggire.
Vaticano e lenoni governativi costituiscono un solo blocco, una sola casta che le donne, precipuamente, stanno destabilizzando e de facto destrutturando, sostituendo gradatamente ai suoi violenti e gerarchizzanti princìpi un ordine nuovo, una nuova etica, un nuovo modus agendi, un rinnovato lessico socio-giuridico e relazionale.
Hanno paura. Hanno paura come non mai, perché hanno capito che da questo travaglio, doloroso e tormentato come il parto di un’immigrata, in quest’Italia spersa e dimentica di sé, potrebbe nascere non la solita cricca di falsi interpreti e rappresentanti di un popolo tradito da tutti e da sempre, non un’altra gattopardesca consorteria di “soci in affari” bravi a mascherare i loro condivisi interessi dietro la retorica e le liturgie del governo “democratico”, ma un sovvertimento totale dei presupposti, delle precondizioni e delle finalità del governare e dell’associarsi, del rapportarsi e del comunicare.
Tale temutissimo rovesciamento capitale è incarnato in primis dalle donne, da quelle donne pronte a mettere la loro immensa capacità di lavoro e la loro abnegazione al servizio del paese, donne stanche di essere emarginate nonostante titoli e comprovate capacità, stanche di essere discriminate nonostante la Costituzione e le tutele, solo sbandierate, stanche di fare da dotte segretarie di potenti e mediocrissimi viziosi che girano il mondo a spese di una collettività allo stremo, a sua volta resa sensibile, stavolta, dalla disillusione e dalla nausea bipartisan, ad una proposta di cambiamento radicale, alla sperimentazione di una formula ariosa, che spazzi via il “marcio” che tutto ha sommerso: le sagrestie deturpate dagli stupratori in tonaca, che tanti credenti hanno traumatizzato, le televisioni, che, come serve impaurite, censurano in diretta chi dice la verità per evitare le frustate del padrone, le stanze dei palazzi del popolo “sovrano”, ridotte a fetidi e sordidi bordelli, i luoghi del potere decentrato, della politica locale, da cui, di fronte a cumuli di munnezza materiale e morale, promanano menzogne volte a mantenere la gente in un perenne carnevale, un paese dei balocchi finto e squallido alla fine del quale arriva la trasformazione dei baccheggianti in altrettanti asini.
Le donne sono più inclini ad essere assolutamente alternative a tutto ciò. Le donne sono naturaliter eversive perché le donne raccontano le storie, senza stancarsi. A tutti i nuovi nati le donne raccontano che fine ha fatto Lucignolo, quanto sia pericoloso l’untuoso omino di burro, quanto sia temerario ma bello rifiutare la coccarda da “primo della scuola” conferita da uno sciocco e pedante maestro del nulla e partire per il Paese dei balocchi, e quanto, dopo aver sperimentato il vuoto dell’egoismo e del nonsenso, l’etica del lavoro e del rispetto possa riscattare chi è tornato da un inferno mascherato da paradiso.
Prima della manifestazione del 13 “Se non ora, quando?”, è stata proposta la sostituzione delle identità dei nostri profili facebook con l’identità di donne “eminenti” in ogni campo, esemplari in qualche misura, in qualche tempo, in qualche modo. C’è chi si è rifiutato, interpretando tale selezione come una concessione ulteriore al maschilismo, disposto paternalisticamente a “riconoscere” qualche rara mosca bianca nella generalità delle creature per il resto ritenute comunque “inferiori”; c’è chi ha indicato se stessa o il genere tutto in lotta contro il continuo assalto ai diritti umani elementari. Io ho scelto Sharazade, che si salva la vita e educa all’amore, al dialogo, all’apertura all’altro-da-sé attraverso le storie, l’illustrazione del “campionario dei destini umani” (Calvino).
Ora, però, mi viene in mente un’altra grandissima donna, una donna di fronte a cui Ratzinger tremerebbe. Era una contadina analfabeta; si chiamava Agatuzza Messìa. Agatuzza era una narratrice straordinaria di storie. Calvino, che di quelle storie è andato in cerca (tra le fiabe italiane da lui raccolte in tre volumi, le più numerose e belle sono quelle di Sicilia; subito dopo c’è il corpus toscano-pistoiese, che non eguaglia in bellezza quello siciliano), imbattendosi spesso in Agatuzza, dice che questa donna raccoglieva le generazioni attorno ai focolari e raccontava col corpo e la lingua storie in cui le suggestioni arabe e la popolana vena siciliana si fondevano felicemente. Sua specialità era l’esatta riproduzione dei linguaggi settoriali, le lingue dei mestieri che vedeva fare o faceva lei stessa… Ecco: da Sharazade ad Agatuzza, la forza delle donne passa, come un testimone, per il racconto, per quelle storie che sono relative, molteplici, varie, antropologiche, archetipiche, “formative”, psicagogiche.
Non è un caso che le storie, terreno delle donne, siano state a lungo relegate nella sfera del “prelogico”, del primitivo, dell’irrazionale, da una cultura monopolizzata dal falso scientismo maschile! Nella scuola pubblica, in casa, per le strade, le donne e gli uomini buoni raccontano storie, intrecciano storie, immettono in un rutilante caleidoscopio di riflessioni ed emozioni degne dell’umano sentire quelle fantasie giovani e fresche che altri vorrebbero accendere solo col cibo, l’alcool e qualche coito imbestiante e volgare.
La rivoluzione non si fa solo nelle piazze. Esistono rivoluzioni silenziose, “psichiche”, che non sono meno ribaltanti di quelle di cui si vede, purtroppo, il sangue. Forse anche in Italia la rivoluzione è compiuta. Quel che stiamo vivendo in questi surreali e drammatici giorni lascerà il suo segno, la sua cicatrice profonda di sfiducia totale e di totale rigetto non di un leader o di un altro, ma di un intero sistema di amministrazione e organizzazione del potere, del paese, della società, della comunicazione. Forse, dopo Berlusconi, dopo Bersani, dopo Scilipoti, dopo gli inverecondi silenzi di Bagnasco e Ruini di fronte al malaffare, alla politica del killeraggio, all’indecenza del bunga-bunga, anche da noi “nulla sarà più come prima”, per usare un’usurata espressione, ancora tuttavia efficace.
“Loro” lo presentono, lo fiutano, ne sono terrorizzati. E allora reagiscono in modo scomposto, esagitato ed esagerato: umiliano, calpestano, negano l’evidenza, sciolgono disperatamente i loro segugi prezzolati, i torturatori, i censori immorali, i finti esegeti di parole di cui la gente si è ormai riappropriata, risemantizzandole per sempre, senza più sentirsi in colpa. Anzi, sentendo il dovere morale di farlo.
Forse sono troppo ottimista; forse sono velleitaria; forse mi va di buttare giù una interpretazione “in positivo” delle gravi offese che la parte onesta dell’Italia subisce perché spero che qualcuno possa veramente crederci e, magari, tradurla in proposta politica o diffonderla più convincentemente… Non lo so.
Spero sia vero quel che mi pare, cioè che molti Italiani hanno bisogno di esperti narratori di storie per cambiare storia, che hanno nostalgia delle storie che insegnano e preparano a vivere, delle storie che aiutano a scegliere senza dover vivere mille vite, delle storie che dicono più dei numeri, più dei bilanci, inglobando anch’essi nelle loro trame. Spero, insomma, che siano in tanti quelli che hanno nostalgia o curiosità di ciò che accadeva e potrebbe di nuovo accadere davanti al focolare di Agatuzza.

Marcella Raiola

Applicazione della Legge 170 dell 8 Ottobre 2010 sulla Dislessia

In merito alla legge 170 Dislessia, durante il 1° convegno nazionale delle associazioni Dislessia è stato chiesto l’aiuto di tutti i genitori, insegnanti dirigenti scolastici di firmare la petizione on line con la quale si chiede di poter avere fra i membri del Comitato tecnico-scientifico anche rappresentanti dei docenti, dirigenti scolastici e genitori, ritenendo indispensabili figure come quelle sopracitate nella definizione dei decreti attuativi. Cliccate sul seguente link e firmate  Grazie!

http://www.petizionionline.it/petizione/applicazione-della-legge-170-dell8-ottobre-2010-sulla-dislessia/3540

OCCORRONO MOLTE FIRME: firmate e divulgate se siete d’accordo!

Scuola: a proposito del Tirocinio Formativo Attivo

Riceviamo e pubblichiamo lo sfogo di Monica sul Tirocinio Formativo Attivo.

Mi chiamo Monica, ho 45 anni e sono architetto.
Da otto anni faccio l’insegnante a tempo pieno, nel senso che da otto anni ho cattedre annuali di 18 ore.
Le scuole in cui ho lavorato e lavoro sono quelle definite scuole “di frontiera” dove l’insegnamento e accompagnato da una serie di numerosi altri problemi che amplificano a dismisura l’impegno del docente, ma che nel tempo ti riempiono di grande soddisfazione per i risultati che a volte riesci ad ottenere con i cosiddetti “ragazzi difficili”.
Insegno Tecnologia alle scuole medie, una materia che oltre ad essere bella e interessante è di grande utilità non solo per chi deciderà di proseguire gli studi e diventare ingegnere, architetto o geometra, ma anche per chi, più semplicemente, andrà a lavorare.
Pensate ad un muratore o a un falegname che non sa leggere i disegni!!!!
Lo scorso anno questa materia è stata fortemente penalizzata poichè le ore sono passate da tre a due per ogni classe, il programma che si riesce a coprire può anche essere lo stesso, ma purtroppo qualunque approfondimento è assolutamente impossibile (e la maggior parte dei miei colleghi precari è a casa !!!!!).
I ragazzi si dimostrano quasi sempre molto interessati , sia per quanto riguarda il disegno tecnico, sia per quanto riguarda la parte teorica della materia che spesso tocca argomenti molto attuali e vicini a loro come l’educazione ambientale, i rifiuti, le energie alternative.
Veniamo al dunque……insegno senza abilitazione perchè i concorsi non sono più stati fatti e le ssis per questa materia sono state praticamente inesistenti. Le uniche istituite si trovavano in grandi città molto lontane dal luogo in cui vivo e per me assolutamente impossibili da frequentare sia per motivi famigliari che economici.
Qualche anno fa ho pensato di abilitarmi partecipando ai corsi riservati ai docenti che avevano 360gg di servizio.
Al momento dell’iscrizione al corso avevo molti giorni di supplenza in più di quelli richiesti, ma non rientravano nei tempi previsti dal decreto (Settembre 99- Giugno 2004), così al Provveditorato della mia città mi dissero di non fare neppure la domanda perché mi mancava il requisito fondamentale.
Così feci attenendomi alle regole……risultato…..tantissime persone che non avevano il mio stesso requisito si sono abilitate (anche in altre classi di concorso), mentre io e pochi altri che abbiamo rispettato la legge siamo rimasti al palo….non avevamo capito che nel mondo della scuola ogni regola è fatta per essere scavalcata dai furbi (e naturalmente da chi glie lo permette)!!!!!!
Pochi giorni fa le nuove disposizioni per la formazione dei docenti: potrò continuare ad insegnare solo se mi abiliterò e per poterlo fare dovrò fare il famoso “TFA” ovvero il Tirocinio Formativo Attivo.
Per accedere al TFA dovrò superare tre prove :
1)
test di accesso (quelli con le famose crocette che odio)
2) una prova scritta
3) una prova orale
Sono propedeutiche, se non ne supero una non potrò affrontare quella successiva.
Non si sa ancora nulla di preciso sui contenuti, quel che è certo e che dovremo avere anche una certificazione del Livello B2 della lingua inglese e la patente europea di informatica.
Saremo praticamente messi allo stesso livello di chi si laureerà tra qualche mese, con la differenza che LORO sono sia digitali nati……e quindi con molta più dimestichezza al pc di noi, sia abituati a studiare sui test (ai miei tempi, anche se non sono così vecchia, non esistevano) e quindi esiste anche la possibilità di essere scavalcata da qualcuno che non sa neppure cosa vuol dire entrare in una classe.
Pare….. si dice….. sembra…. che tutto ciò avverrà entro pochi mesi……tra i colleghi nella mia situazione serpeggia da qualche giorno un certo isterismo…..abbiamo tutti superato i 40 anni, abbiamo famiglia e se per qualche scherzo del destino sbaglieremo una di queste prove saremo praticamente a spasso per la vita.
Credo che le persone nella mia situazione, che per tutti questi anni hanno lavorato duramente, avrebbero dovuto accedere di diritto al TFA…..il Ministro Gelmini dovrebbe rendersi conto (ma penso che sia utopia) che il passaggio “dal sapere al saper insegnare” noi lo abbiamo imparato” ………eccome……….
sulla nostra pelle!!!
Tutto ciò mi appare sempre più come una manovra, non per avere docenti veramente qualificati, ma per eliminarci definitivamente dalle graduatorie.

Monica

Come educare i ragazzi ai Social Network

EDUCARE CON I SOCIAL NETWORK – CONSIGLI PER GENITORI, INSEGNANTI E PARROCCHIE

Il web che è un rullo compressore nelle nostre vite e che il Papa paragona alla rivoluzione industriale è di fatto un gioco per i nostri figli, ma noi adulti come lo viviamo? Luca Paolini, blogger e insegnante di religione nella scuola media, ha dispensato utili consigli a genitori, insegnanti e mondo cattolico in occasione del corso “Te lo do io il computer!”, organizzato a San Donnino (FI) dai Centri diocesani di pastorale familiare e giovanile dell’Arcidiocesi di Firenze insieme all’Associazione genitori A.Ge. Toscana.

La riflessione si è fatta anche filosofica, perché ad esempio il perdono cristiano equivale a una cancellazione, mentre invece in rete ciò che è stato pubblicato rimane per sempre. Il problema invece diventa sociale quando alcuni genitori riportano notizia di giovani che restano connessi fino alle 4 di notte, senza riuscire a staccarsi. Lo web comunque è uno spazio di dialogo fatto di condivisione, collaborazione, comunicazione e non manca mai di chiedere a ciascuno il proprio parere, proprio ciò su cui di fonda il successo di portali come Facebook.

Ecco allora preziosi consigli per insegnanti, parrocchie e soprattutto genitori: a scuola un social network può essere utilizzato per creare un gruppo ristretto ai soli alunni e veicolare contenuti e lezioni. Attenzione però a come ci si mette in relazione: è bene usare l’opzione da uno a molti, evitando di mettersi in contatto con il singolo alunno, e avvisare dirigente scolastico e genitori o genitori e parroco. Da evitare poi il rischio ‘alone digitale’, ossia di sopravvalutare un alunno solo perché è connesso.

In classe il blog potrà essere usato per approfondire una lezione o coinvolgere i genitori; il podcast per fare audiolibri o lezioni registrate o commentare un fatto di cronaca; con la modalità collaborativi wiki si costruiscono storie e racconti, mentre con il codice bidimensionale QrCode si possono inserire approfondimenti testuali oppure link a video, musiche e siti web; infine il document sharing dà l’abitudine di condividere lezioni, documenti, video, foto, relazioni, conferenze.

In parrocchia invece ampio spazio ai social network per far conoscere eventi o creare sondaggi e sottoscrizioni. Il blog sarà un valido sostituto del giornalino parrocchiale e offrirà servizi come mappe, orari e calendari; il podcast invece sarà il vero e proprio radiogiornale della parrocchia offrendo omelie e riflessioni e commenti sul Vangelo. Con Wiki si costruirà la fase preparatoria di un’assemblea parrocchiale o di un sinodo e con QrCode si lasceranno messaggi in bacheca per i più giovani e si organizzeranno attività ludiche come la caccia al tesoro o più impegnate come la Via crucis interattiva.

Infine non poteva mancare una riflessione sul difficile compito dei genitori che oggi soffrono il divario mediatico oltre a quello consueto generazionale: spesso infatti il genitore non sa usare il computer ed è completamente all’oscuro di ciò che fa il figlio. Le lamentele più frequenti sono: “le attività di mio figlio sfuggono al mio controllo” oppure “il tempo al computer va a discapito dello studio e lo allontana dalla vita reale, dagli amici”. Di positivo c’è che il ragazzo connettendosi in rete si mette in contatto con amici vecchi e nuovi, parla, riceve attenzione, combatte la solitudine.

Certo che Internet non è una babysitter e che la maturità anche in questo campo va conquistata: ecco allora le fasce orarie e i tempi massimi di utilizzo che ogni genitore legittimamente può imporre al proprio figlio in relazione alla sua età.
La prevenzione migliore è una relazione salda fra genitori e figli, poi si può navigare insieme per le ricerche e per reperire materiali, insegnare un atteggiamento critico e solidale, conoscere gli amici virtuali così come lo si fa con quelli reali. Ai più piccoli occorrerà insegnare a non dare mai informazioni personali e a tutelare la propria privacy. E’ utile che il genitore conosca il mezzo e che dia l’esempio di come ci si comporta.

Sabato 26 febbraio ore 15,30–17,30, sempre allo Spazio Reale di San Donnino (FI), l’esperta di nuovi media e social network Elena Farinelli approfondirà il tema: “Aiuto, questi ragazzi stanno sempre al computer! Capire il mondo digitale per capire i giovani”. A seguire sabato 12 marzo “La barca di Pietro nel mare di Internet” e sabato 26 marzo “Va ora in onda… Processo ai media!”.

E’ gradita l’iscrizione presso: giovani@diocesifirenze.it  055 2763724, famiglia@diocesifirenze.it  055 2763731 agetoscana@age.it  328 8424375. L’ingresso è gratuito

Le dispense del prof. Paolini sono disponibili su www.agetoscana.it