Archivio mensile:agosto 2010

Chiarimento sulla possibilità di stipula del contratto a tempo determinato per i docenti neo immessi in ruolo

Pubblichiamo una nota di Flc Cgil in merito al contratto docenti indeterminato per i neo immessi in ruolo.

Il Miur ha pubblicato il 27 agosto la nota 7797 nella quale chiarisce che permane la possibilità di stipula di contratti a tempo determinato da parte dei docenti neo immessi in ruolo.

Nella nota 7521 del 6 agosto 2010, il Miur, al punto e), vietava ai docenti neo immessi in ruolo di poter accettare incarichi a tempo determinato. In pratica nella circolare non era stato recepito il chiarimento dello scorso anno (nota 12643/09) in cui si prevedeva la possibilità di attivazione degli art. 36 e 59 del CCNL/07, in contemporanea (cioè per lo stesso anno) di accettazione della nomina in ruolo.

La motivazione di questo divieto per i docenti, rispetto allo scorso anno, nasceva dal fatto che la legge 167/09 prevede la cancellazione dalle graduatorie ad esaurimento per il personale di ruolo, fatto che comporta automaticamente la cancellazione anche dalle graduatorie di supplenza provinciali e di I fascia d’istituto.

Con la nota si è chiarito che, per i docenti, la cancellazione opera solo dall’anno successivo. Pertanto, coloro che hanno avuto ora la nomina in ruolo per il 1 settembre 2010, potranno anche accettare una supplenza annuale ai sensi dell’art. 36 del CCNL.

È evidente che questo divieto non riguarda il personale ATA (art. 59 del CCNL) perché non interessati dalla nuova legge, né i docenti che dovessero ricevere la proposta di supplenza annuale dalle graduatorie di seconda o terza fascia, perché indipendente dalla presenza nelle graduatorie ad esaurimento.

UOMINI E TOPI. Una giornata surreale per un concreto impegno – Riflessioni al rientro da Roma di Marcella Raiola

Abbiamo chiesto all’autrice, Marcella Raiola, il permesso di pubblicazione del suo bel reportage sulla sua giornata romana di protesta, insieme ai colleghi che stanno facendo lo sciopero della fame, contro i tagli della riforma gelmini.

UOMINI E TOPI. Una giornata surreale per un concreto impegno

Ho elaborato le riflessioni che seguono a partire dalla forte esperienza di condivisione delle atmosfere, delle riflessioni e delle emozioni indotte dalla lotta contro la Riforma Gelmini, condotta, ora, persino con l’arma estrema dello sciopero della fame. L’ho fatto per “complessificare” dati e situazioni che rischiano di essere fagocitati dall’approssimazione o da un ingiusto discredito e per coinvolgere nel dibattito quanti ancora non si siano fatti sentire, sia pure per confessare la loro rassegnazione.

Diceva Gorgia che le cose non esistono, che se esistessero non sarebbero conoscibili e che se fossero conoscibili non sarebbero comunicabili, perché la parola è un’altra “cosa”, cioè una duplicazione dell’oggetto che essa millanta di definire, afferrare e racchiudere nelle sue sillabe incantatrici e provocatorie.
Nel famoso film di Martone “Morte di un matematico napoletano”, ispirato alla vita di Renato Caccioppoli, il professore napoletano considerato un genio, c’è una scena in cui l’attore che lo impersona, facendo ruotare disperatamente una mano attorno al suo polso, paragona la mano alla parola e il polso cui è attaccata, invece, alla “cosa”, all’Essere. La mano tenta disperatamente di afferrare il polso, ma non può. Non riesce.
Mi sono venute in mente tutte queste strane reminiscenze, ieri, mentre, sotto un padiglione improvvisato a Viale Trastevere, a Roma, in uno spiazzo di terra invaso da immondizie e percorso estemporaneamente da topi di campagna di considerevolissima dimensione, che si trova a poca distanza dal Ministero della Pubblica Istruzione, sedevo su una sedia da giardino, assieme ad una ventina di docenti precari convenuti da varie regioni d’Italia, poco distante dai due colleghi di Palermo che hanno intrapreso (uno da 11, l’altra da 2 giorni) lo sciopero della fame.
Pensavo alla discrepanza tra parole e cose perché, anche se ragionarci sopra è praticamente il mio mestiere, càpita raramente di trovarsi in una situazione in cui si può concretamente verificare lo scollamento tra la rappresentazione di un fatto, sempre cristallizzante, parziale, rimodellata o interessatamente retorizzata, e la sua natura sfuggente e polivalente.
In una Roma deserta e afosa, riuniti in un’assemblea che somigliava molto ad un bivacco rom e molto poco ad un raduno di insegnanti, ma che aveva assai più dignità di qualunque rissosa seduta dell’attuale Parlamento, insozzato dalla rozzezza squadrista di leghisti e pidiellini e devoluto alla ratifica delle sconce proposte berlusconiane o alla svendita di sé in cambio di prebende o “massaggiatrici di qualità”, abbiamo parlato ancora e ancora di scuola, di istruzione, di lotta, e lo abbiamo fatto guardando negli occhi Giacomo, deperito ma sereno e lucido, e Caterina, vitalissima e prorompente, confrontandoci con la loro volontaria scelta, senza lesinare critiche, rimbrotti e perplessità.
La realtà è complessa, molto complessa. Uno sciopero della fame è una cosa che può apparire eroica o disperata, narcisistica o provocatoria, dolorosa o esaltante e, ancora una volta, sta alla parola, ai comunicati, alle interviste, alla nostra “amministrazione” (tutta squisitamente “politica”) della situazione, rimandare alla gente da coinvolgere quel significato e quelle sensazioni che di volta in volta siano ritenute più opportune e “produttive”. E’ un processo che potrebbe essere non sempre eticamente connotato nel senso della limpidezza.
E’ un processo che comporta scelte gravose, rinfacci, duro scontro. Giacomo e Caterina lo sanno; lo sapevano fin da quando hanno iniziato. Non sono degli ingenui; non sono dei sempliciotti; non sono dei semplicisti.
Voglio solo accennare ad alcuni dei problemi che sorgono quando la lotta arriva ad un certo stadio, per far comprendere quale logorio mentale, coscienziale e morale comporti la partecipazione a tutto ciò e quanto le cose spesso semplificate e banalizzate risultino, invece, intricate e, nello stesso tempo, paradigmatiche, capaci di illustrare, cioè, a livello funzionale, ogni meccanismo e dibattito democratico.
Primo problema: due che fanno lo sciopero della fame ad oltranza davanti a Montecitorio, quali che siano le loro ragioni, quando un governo traballa, diventano ambìte “prede” di varie forze politiche, strafottenti e latitanti fino a che non gli è convenuto strumentalizzare la cosa e tutt’a un tratto indignatissime di fronte all’estremo gesto degli “onesti lavoratori”. Dov’è il problema? Nel decidere, da protagonisti della lotta, se a questa gente si debba sputare in faccia o se, considerando che le leggi nascono e muoiono in Parlamento e non per strada, sia comunque utile strumentalizzarla a nostra volta per ottenere qualche concreto risultato
Secondo problema: due che fanno lo sciopero della fame non possono farlo fino a morirne, perché metterebbero tutti gli altri precari in condizione di sentirsi in colpa atrocemente tutta la vita, per non parlare dell’abbandono dei cari, del lutto irreparabile… Ma come si fa a “ripiegare” onorevolmente, in un’ottica politica, quando si è arrivati allo stremo, senza dare l’impressione che si alzi bandiera bianca?? Paradossalmente, un’azione del genere può essere efficace, mediaticamente e politicamente (forse!) solo se lo scioperante ci lascia le penne!! Tutto questo abbiamo detto davanti a chi si stava astenendo da giorni dal cibo. Di tutto questo loro si rendono conto. Hanno risposto che l’azzardo è proprio quello di produrre una reazione prima che le loro condizioni degenerino. Del resto, l’attenzione mediatica è stata ottenuta grazie al loro gesto, e questo è indubitabile!
Terzo problema: Bisogna stabilire se un presidio permanente in una piazza “nodale” come Piazza Montecitorio “distolga” o meno l’attenzione dalle altre iniziative non meno “forti” attuate in altre parti d’Italia (a Pisa hanno bloccato le nomine; si preparano volantinaggi nei singoli provveditorati, tre prèsidi di Bologna hanno dichiarato che si rifiutano di aprire i loro istituti perché i tagli non consentono manco l’ordinaria gestione della vita scolastica etc. etc.)… Altra discussione, altro giro di opinioni, altro confronto su ciò di cui non si deve né si può evitare di parlare, come molti precari, che badano solo a verificare lo stato dell’alternativa “posto sì/posto no”, ancora non arrivano a capire.
Siamo pervenuti ad una mediazione: il presidio va tenuto, stanti le attestazioni di solidarietà politica che stanno arrivando, ma occorre considerarlo come l’ideale fulcro cui riferire tutte le altre azioni. Nel concreto, ciò vuol dire che chi non piglia incarichi e capisce, finalmente, che gli hanno tagliato le gambe, dovrebbe partire e piazzarsi a Roma a braccia incrociate accanto a Caterina e Giacomo, per un’ora, per due ore, per un minuto, per condividere simbolicamente la loro sorte e farsi “rappresentare” dal loro stato organico di progressivo deperimento da ingiustizia sociale, da “fame” di cultura.
Alla fine dell’assemblea, abbiamo taciuto e siamo giunti alla stessa convinzione: ABBIAMO TUTTI RAGIONE. Abbiamo ragione quando facciamo lo sciopero della fame e abbiamo ragione quando ne evidenziamo i pericoli e i limiti; abbiamo ragione quando diciamo che i politici dovrebbero avere la decenza di non accostarsi e quando diciamo che invece è bene che, sia pure in questa estrema fase della lotta e tardivamente, ci siano vicini e facciano gli interessi della scuola pubblica per una volta nella loro vita; abbiamo ragione quando diciamo che non possiamo e abbiamo ragione quando diciamo che dobbiamo a tutti i costi; abbiamo ragione quando diciamo che siamo esausti e abbiamo ragione quando diciamo che resisteremo un minuto più di chi ci vuole affossare…
Nel generale sgomento per la violenza che il nostro senso comune e la nostra normalità stanno subendo, non ha senso parlare di rassegnati e non rassegnati, realisti e idealisti, barricaderi e lassisti: abbiamo tutti ragione.
Io voglio, allora, visto che le speranze di recuperare la nostra dignità e il nostro ruolo di docenti sono appese a un filo, quale che sia la nostra sorte quest’anno, invitare TUTTI I COLLEGHI E GLI STUDENTI, vittime anche loro di questa dissennata distruzione della scuola pubblica, a ESSERCI, CON LA PROPRIA RAGIONE SINGOLA E SINGOLARE, a PASSARE PER MONTECITORIO, A LANCIARE IL PROPRIO URLO CONTRO CHI FA LA FAME o a PORTARE LORO IL PROPRIO ABBRACCIO.
Proprio perché non abbiamo nulla da perdere, proprio perché siamo stati già sconfitti dalla necessità stessa di arrivare a questo punto, a questo ricatto, a questa forma di follia, possiamo potenziare al massimo, ora che è inutile, la nostra reazione, la nostra reattività. Passiamo tutti per Piazza Montecitorio, dunque: ognuno di noi sarà come uno degli orchestrali del Titanic, che ribadirono la loro suprema superiorità di esseri umani sopra un destino ottuso, suonando imperturbabilmente melodie briose, mentre il nero li inghiottiva.

di Marcella Raiola

Anno scolastico 2010 2011: un fascicolo dalla Cgil per i lavoratori

Inizia l’ anno scolastico 2010 2011, il secondo dell’era Gelmini-Tremonti.

Quindi quest’anno tutti i fattori quali Tagli di organico, di orari e di discipline andranno a sommarsi a quelli già effettuati in quello appena passato.

La Flc Cgil ha pensato fosse necessario realizzare un fascicolo che possa sostenere i  lavoratori della scuola nella difficile e duplice funzione:

essere soggetti garanti del ruolo della scuola pubblica che questo Governo ha tutto l’interesse a smantellare
essere protagonisti di una stagione di denuncia e di lotta che faccia crescere la consapevolezza nel paese dei disastri che le scelte politiche ed economiche del Governo stanno producendo in questa fondamentale istituzione.

Ecco il link alla pagina dove potrete consultare o salvarvi il documento di “resistenza scolastica”: Fascicolo.

Per i precari della scuola di Torino uno stato di precarietà permanente

Questa è la situazione della scuola, a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, di fronte ai tagli agli organici e alle risorse previsti dalla legge 133/08, alla quale si aggiunge la pesantezza della manovra economica estiva, che ha previsto, tra l’altro, il blocco dei Contratti e degli scatti di anzianità per il personale di ruolo.
MA PER IL PERSONALE PRECARIO la situazione è sempre più tragica
Altri 41.000 posti sono stati tagliati con la seconda trance della legge 133 e, nonostante tutto, visto i pensionamenti, i posti vacanti per le immissioni in ruolo sarebbero stati oltre 30.000: questo a testimoniare l’enormità del lavoro precario sfruttato nella scuola (circa 200 mila i supplenti docenti e ata), visto il notevole risparmio di cui gode l’Amministrazione la quale risparmia su ogni supplente circa 8.000 € l’anno, tra stipendi estivi non pagati e scatti di anzianità di cui i precari non godono (e che comunque neppure quelli di ruolo ne godranno, almeno per un triennio).
Solo 10.000 docenti e 6.500 Ata sono stati invece assunti di ruolo
Con i nuovi tagli circa 20.000 docenti e ata, che l’anno scorso avevano stipulato un contratto annuale o fino al termine dell’attività didattica, rimarranno fuori dalle nomine, soprattutto per alcune classi di concorso (pensiamo al taglio delle ore con l’avvio della cosiddetta riforma delle superiori) e al Sud, dove già sono in corso scioperi della fame e azioni esasperate di protesta che devono trovare – con l’approssimarsi dell’inizio dell’anno scolastico – una generalizzazione e soprattutto forme incisive di lotta, come è stato, lo scorso giugno, lo sciopero nei giorni degli scrutini.
E’ importante, però, sottolineare l’importanza di non delegare ai soliti sindacati “rappresentativi” (che sarebbe meglio chiamare “concertativi”) le sorti delle migliaia di docenti e Ata che da precari si ritroveranno disoccupati, senza possibilità, vista la situazione generale del mondo del lavoro, di trovare alcuna occupazione.
Non vogliamo forme di ammortizzazione sociale (vedi l’ “ammazza precari”, che è una ulteriore presa in giro e un ritorno, anche nelle scuole, a forme di caporalato):
VOGLIAMO LAVORARE COSI’ COME ABBIAMO FATTO IN TUTTI QUESTI ANNI , PERMETTENDO ALLA SCUOLA PUBBLICA IL NORMALE SVOLGIMENTO DELLE LEZIONI
Ed è, per tutti noi, una offesa sentire presunti “rappresentanti dei lavoratori” (vedi La Stampa del 28/08/2010) dichiarare che “…i docenti che hanno manifestato venerdì scorso occupando via Pietro Micca (sede dell’Usr regionale) sono stati colpiti dai tagli solo quest’anno, altre materie sono già state martoriate negli anni scorsi. ………. queste manifestazioni estemporanee non portino alcun risultato”
Questo è stato l’obiettivo del Governo e di questi sindacati (Cisl, Uil, Snals prima di tutto) che l’anno scorso non hanno mosso un dito per bloccare la riforma e i tagli, anzi hanno cercato di delegittimare le forme di lotta messe in campo dai Cobas (blocco degli scrutini): dividere i lavoratori e far passare in sordina i tagli e le presunte riforme.
E’ necessario che docenti ed Ata (precari e non) sappiano che i veri loro nemici non sono solo i Governi, che in questi anni si sono succeduti, ma che una forte responsabilità di questa disgregazione è dovuta al ruolo connivente dei sindacati “concertativi” e che solo l’unità di tutti i lavoratori della scuola può invertire la rotta.
Vi invitiamo, quindi, a questi 2 importanti appuntamenti:

Martedì 31 Agosto alle ore 10 all’I.M.“Berti” via Duchessa Jolanda27 chiusura delle convocazioni con Assemblea finale
Giovedì 2 Settembre ore 17 riunione dei precari presso la sede dei Cobas Scuola Via San Bernardino 4 – Torino

Cobas Scuola Piemonte
via San Bernardino 4 – 10141 Torino
tel/fax 011334345 cell.3477150917
e-mail: cobas.torino@yahoo.it
www.cobascuolatorino.it

Nasce il foglio dei precari della scuola

La nostra redazione ha ricevuto la comunicazione dell’uscita del numero zero di Prometheus, foglio di approfondimento e analisi dei precari della scuola di Milano e Venezia.

Ulteriori informazioni sull’iniziativa  e il formato PDF del foglio di approfondimento sono scaricabili sul blog dei Lavoratori Auto-organizzati della Scuola di Milano e sul forum della Rete Organizzata Docenti Ata Precari Scuola Veneto ai seguenti indirizzi.
http://lasmilano.blogspot.com
http://retecomitatiprecariscuola.netsons.org/site/node/17
mailto.prometheus@gmail.com

Questa una breve scheda dell’iniziativa inviata alla nostra redazione dai promotori.

Perché Prometheus?

Molto tempo è passato da quel giugno 2008 in cui il futuro assetto della scuola era consegnato all’arido linguaggio dei numeri: 7,8 miliardi in meno, che si traducono nell’eliminazione di 132mila posti di lavoro. Da allora è stato un susseguirsi di sconfitte per il movimento a difesa della scuola pubblica, dalla riforma delle primarie al riordino delle secondarie, dalla mannaia dei tagli, che si è abbattuta con precisione chirurgica su decine di migliaia di lavoratori, alla legge Brunetta, alla beffa del “salva-precari”. E non è ancora finita: sono dietro l’angolo disegni di ridefinizione profonda dell’assetto organizzativo-ordinamentale degli istituti scolastici, di trasformazione giuridica della professione docente, di sostituzione delle graduatorie a esaurimento con nebulosi albi professionali, mentre restano assenti dal dibattito politico-giornalistico il valore sociale della scuola e il futuro dei suoi lavoratori.
L’attuale governo porta la piena responsabilità di questo progetto. Addossargli ogni demerito, tuttavia, significa non cogliere l’intima continuità della politica scolastica degli ultimi quindici anni. Significa dimenticare che dal 1991 i finanziamenti per la scuola si sono ridotti di anno in anno. Significa rinunciare a spiegare l’ambiguità dell’opposizione politica e sindacale, che da un lato strepita contro i tagli, mentre dall’altro si dice pronta ad accettarli, che si oppone al governo, ma in nome degli stessi principi che esso sbandiera: autonomia, merito, valutazione.
Da qui l’idea di Prometheus, di un foglio di riflessione e analisi per fare un passo indietro rispetto alle semplificazioni politico-giornalistiche. Il suo obiettivo: rintracciare il filo rosso che lega la politica scolastica dell’ultimo quindicennio, dalla legge sull’autonomia ai progetti Aprea e Goisis, per comprenderne le tendenze di fondo, senza fermarsi alla superficie delle dichiarazioni politiche dettate dall’opportunismo. Manca ancora tra i lavoratori della scuola piena consapevolezza dell’intima unità dei singoli provvedimenti, dell’organicità del disegno complessivo che avanza inesorabile, sotto la crosta dei mutamenti politici apparenti. Restituire la trama di questi processi è il compito ambizioso che ci poniamo, senza la presunzione di poterlo esaurire nell’angusto limite di queste pagine.
L’idea di una riflessione che preceda l’azione non implica una chiusura nell’ambito della pura teoria. Al contrario, è nostro auspicio che l’analisi possa fornire strumenti utili a un’efficace opposizione ai processi in atto, nella convinzione che ai lavoratori spetti il compito di difendere il proprio posto di lavoro, i diritti, il salario e, per questo tramite, la scuola stessa. Per farlo, non vediamo alternativa alla strada del conflitto, a cui l’analisi deve indicare di volta in volta obiettivi, compiti e mezzi. Per questo motivo, apriamo il numero 0 con un vademecum della solidarietà e della non-collaborazione, per cominciare bene il terzo anno di mobilitazione contro il disegno di smantellamento della scuola pubblica e attenuare, per quanto possibile, l’effetto dei tagli sui lavoratori precari.

Caterina Altamore: continuare a lottare per la scuola

Caterina Altamore, docente precaria, ha iniziato anche lei lo sciopero della fame per protestare contro i pesanti tagli nella scuola siciliana. Da Palermo a Roma per dire “NO” ai tagli voluti dalla riforma Gelmini . Sposata, tre figli…e tanto amore per la sua terra natia e per i piccoli alunni. Questo video è stato realizzato prima della partenza per Roma. Ci parla della sua voglia di fare il proproi lavoro e della voglia di farlo nella propria terra.

Il video è realizzato da Fabio Patanè.