Sulla scuola un carico eccessivo e iniquo

Nota della Segreteria Nazionale CISL Scuola
L’emergenza che il nostro Paese è chiamato ad affrontare, insieme a tutti gli altri stati dell’Unione Europea, richiede a tutti i soggetti politici e sociali l’assunzione di forti responsabilità in un momento di eccezionale e inedita emergenza. Nessuno è legittimato a “tenersi fuori” dallo sforzo che si rende necessario per scongiurare un ulteriore e irrimediabile degrado delle condizioni economico sociali del Paese, come si ricava anche dall’autorevole richiamo del Presidente della Repubblica: occorre tuttavia che le misure straordinarie siano assunte nel segno rigoroso dell’equità, tenendo doverosamente conto anche dei livelli di sopportabilità dei sacrifici, che sono ovviamente ben diversi a seconda dei differenti livelli di reddito.

A questo obiettivo si è orientata l’azione che la CISL ha svolto verso il Governo nella fase di confronto sulla predisposizione dei provvedimenti, che ora è necessario seguire attentamente anche nel loro percorso parlamentare. Se da un lato occorre vigilare su possibili tentativi di ridimensionare in tale sede gli interventi che più direttamente toccano interessi di aree storicamente privilegiate, o quelli rivolti a recuperare quote significative di evasione fiscale, dall’altro vanno rivendicati e sostenuti atti emendativi sui punti di evidente criticità che la manovra contiene, specie per quanto riguarda proprio il comparto dei lavoratori della scuola.

E’ un buon risultato aver ottenuto la garanzia di 20.000 assunzioni a tempo indeterminato, sia pure suddivise in due anni, in un contesto che vede per il resto del pubblico impiego il blocco generalizzato del turn over.

L’ipotesi di fermare, per tre anni, le progressioni economiche del personale scarica invece sul comparto scuola un onere che appare obiettivamente eccessivo ed iniquo, perché si somma al rinvio del rinnovo contrattuale e al conseguente azzeramento degli incrementi che per quella via si sarebbero dovuti acquisire. Così facendo si colpisce duramente una retribuzione universalmente ritenuta inadeguata e lo si fa in una situazione già fortemente segnata dall’evidente aggravio delle condizioni di lavoro, effetto della pesante manovra sugli organici, giunta al secondo anno e non ancora completamente realizzata.

L’iniquità del provvedimento, che si ripercuote gravemente anche sui trattamenti di pensione e di fine servizio, risalta da alcuni semplici dati: il solo blocco delle progressioni economiche costerà, ad una maestra che abbia maturato un’anzianità di carriera di 28 anni, la cifra di € 2.614 all’anno, mentre un dirigente pubblico con retribuzione di € 130.000 se ne vedrebbe ridotti solo 2.000.

E’ chiaro che un “sacrificio” di questa entità, se davvero può ritenersi di fatto ininfluente su alti livelli di reddito che non vedono sostanzialmente scalfita la loro più che apprezzabile consistenza, produce invece ben altri effetti se rapportato ad una retribuzione che si aggira, al netto, attorno ai € 1500 mensili.

In questa fase di confronto è stato possibile ottenere solo l’impegno ad una ricontrattazione della materia, per un eventuale recupero delle somme non erogate, a conclusione del triennio; l’obiettivo resta tuttavia più ambizioso, ed è quello di puntare all’eliminazione di una misura palesemente ingiusta attraverso un’indispensabile intervento emendativo in sede parlamentare.

A tal fine la CISL Scuola, a partire dall’iniziativa promossa per il 5 giugno a Roma dalla CISL, attiverà tutte le azioni di mobilitazione che riterrà necessarie, seguendo l’iter di conversione in legge del decreto e puntando a sensibilizzare sulla questione tutte le forze politiche. La nostra è una mobilitazione che, nel segno della rivendicazione di una doverosa equità, si pone in stretta coerenza con l’altrettanto doverosa assunzione di atteggiamenti responsabili.

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