Centri Provinciali d’Istruzione per gli Adulti

Conclusa alla Camera l’audizione parlamentare: depositata la “memoria” unitaria
CISL Scuola, Flc CGIL e UIL Scuola, nel pomeriggio odierno, sono state audite presso la VII Commissione Permanente (“Istruzione”) della Camera dei Deputati al fine di poter illustrare la posizione sindacale in merito all’imminente approvazione dello Schema di regolamento concernente la ridefinizione dei “CPIA”, i “Centri Provinciali d’ Istruzione per gli Adulti“.

Memoria della FLCGIL, CISL Scuola, UIL Scuola depositata in data 11 maggio 2010 .
in
occasione dell’audizione presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati sullo
Schema di Regolamento recante “Norme generali per la ridefinizione dell’assetto
organizzativo-didattico dei Centri di istruzione degli adulti, ivi compresi i corsi serali, ai
sensi dell’art. 64, comma 4 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133
Onorevole Presidente,
Onorevoli Componenti di codesta spettabile Commissione,
le osservazioni e le proposte di seguito avanzate, e riferite allo Schema di Regolamento recante
“Norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei Centri di istruzione degli
adulti, ivi compresi i corsi serali, ai sensi dell’art. 64, comma 4 del decreto-legge 25 giugno 2008,
n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, approvato in prima lettura
dal Consiglio dei Ministri il 12 giugno 2009, sono frutto del lavoro congiunto di Flc CGIL, CISL
Scuola e UIL Scuola.
Lo schema di regolamento approvato si occupa esclusivamente dell’istruzione degli adulti
governata dallo Stato, rispettando pienamente le prerogative assegnate dal nuovo titolo V della
Costituzione agli altri soggetti istituzionali coinvolti nella governance di questo strategico segmento
formativo, ma risponde in modo parziale all’esigenza di promuovere, sostenere e realizzare
un’organica offerta formativa destinata alla popolazione adulta. Il provvedimento, infatti, non
affronta minimamente l’opportunità di definire un quadro completo delle diverse tipologie di offerta
formativa nell’ambito di una definizione di un sistema complessivo di apprendimento permanente.
Nel merito dello Schema analiticamente.
Identità dei CPIA
Preliminarmente si vuole ribadire con forza l’identità di questa nuova tipologia di Centri provinciali
per l’istruzione degli adulti, cui l’art. 1, comma 632, della legge 27 dicembre 2006 n. 296, assegna
un’autonomia al pari delle altre istituzioni scolastiche (dPR 275/99).
Si prende atto della scelta operata dall’Amministrazione in merito ai caratteri identificativi dei CPIA,
quale luogo di erogazione di una offerta di istruzione e formazione finalizzata al conseguimento di
un titolo di studio e certificazioni riferiti al 1° e al 2° ciclo.
La scelta, però, di escludere dall’erogazione dell’offerta i corsi brevi e modulari, ed in particolar
modo i corsi di lingua italiana destinati agli adulti stranieri, attualmente prevalenti nell’attività dei
CTP, ridimensiona l’identità dell’offerta e la fa divenire parziale rispetto alle esigenze espresse
negli ultimi tempi. Si tratta infatti di un percorso ineludibile nel processo di integrazione ed è
interesse dello Stato che esso avvenga nel sistema dell’istruzione.
Prendiamo atto della conferma nel 16° anno di età quale requisito di accesso minimo ai percorsi di
istruzione degli adulti. Confermiamo però la convinzione che proporre agli adolescenti a rischio di
dispersione, con un rapporto difficile con la scuola “ordinaria”, di proseguire il proprio percorso in
una istituzione scolastica destinata agli adulti costituisca una scelta sostanzialmente inadeguata e
non rispondente ai bisogni ed alle problematiche dei soggetti a cui è rivolta.
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I forti ritardi con cui sono stati espressi i previsti pareri rischiano di far saltare l’avvio funzionale dei
CPIA dal prossimo anno scolastico. Pertanto si chiede espressamente che si possa avviare una
fase di transizione, istituendo un CPIA per provincia, per i quali il prossimo anno scolastico
potrebbe rappresentare una vero e proprio momento di sperimentazione sul piano organizzativo e
didattico. Ciò consentirebbe di superare questioni di dubbia legittimità in ordine alle prerogative
assegnate alle Regioni in materia di programmazione dell’offerta formativa nel territorio.
La tipologia individuata (secondaria superiore) per la funzionalità di questa istituzione formativa
non ne deve pregiudicare l’organizzazione; infatti, l’applicazione rigida dei parametri sul
dimensionamento in questo caso diventerebbe fortemente penalizzante per gli obiettivi formativi
enunciati in premessa.
Il concetto di rete, fino ad oggi utilizzato quale mezzo per mettere in sinergia le risorse di più
scuole, va inteso quale coordinamento di erogazione dell’offerta formativa.
Si potrebbe ipotizzare, quindi, che le stesse istituzioni autonome possano individuare sul territorio
sedi opportune, anche esterne agli istituti scolastici, ovviamente nel rispetto dei requisiti di
sicurezza, per assicurare la più ampia diffusione dell’offerta formativa, elemento che ha
rappresentato uno dei capisaldi dello sviluppo dell’educazione degli adulti negli anni passati.
L’opportunità offerta ai Centri di poter realizzare percorsi di I e II livello che riguardano tutti i titoli di
studio del sistema ordinamentale (primo ciclo d’istruzione, certificazione dei saperi e delle
competenze relative all’obbligo d’istruzione, diplomi), la possibilità data ai CPIA, in autonomia, di
poter ampliare la propria offerta formativa in piena sintonia con le Regioni e gli EELL, non trova la
giusta corrispondenza nell’assetto organizzativo dei percorsi: i periodi didattici, infatti, sono
declinati solo rispetto alle competenze ed alle conoscenze dei percorsi di istruzione tecnica e
professionale; in questo contesto va valutata l’opportunità di considerare un elenco completo dei
titoli acquisibili.
Rivendichiamo, di conseguenza, l’istituzione dell’intera filiera della scuola secondaria superiore, ivi
compresi i percorsi liceali, al fine di mettere a disposizione dei lavoratori adulti tutta l’offerta
formativa ordinamentale.
Lo schema prevede che i corsi per la conoscenza della lingua italiana destinata agli immigrati
siano ricondotti nell’ambito dei percorsi finalizzati alla certificazione dell’obbligo d’istruzione.
Appare ovvio rilevare che la presenza di immigrati nel nostro Paese è un fenomeno alquanto
diffuso, e che richiederebbe una maggiore attenzione in questa fase di definizione di un sistema di
istruzione che si prefigge l’inclusione della popolazione immigrata.
In questo senso sottolineiamo il fatto che la funzionalità dei nuovi Centri dovrà disporre di
adeguate risorse finanziarie e professionali secondo un modello di organico funzionale che non
può essere calcolato con un freddo rapporto numero di allievi/ numero di ore delle discipline.
Resta debole l’intenzione di individuare un sistema che riesca ad intercettare la richiesta silente di
formazione; le sole attività di accoglienza ed orientamento previste non possono essere sufficienti
per intercettare utilmente gli adulti che vivono situazioni di difficoltà economiche e culturali.
Assetto didattico dei percorsi
L’assetto didattico, articolato per livelli e periodi didattici, presenta una strutturazione complessa e
poco flessibile; risulta, inoltre, confusa la determinazione del tempo scuola (400 h incrementabili
fino a 600) dedicato al primo periodo didattico.
La riconduzione dell’orario del secondo periodo didattico al 70% di quello ordinamentale vigente
nei corsi serali, a parere delle scriventi Organizzazioni Sindacali, può rappresentare l’implicito
riconoscimento delle competenze non formali acquisite dall’adulto; inoltre si dovrebbero ricercare
soluzioni di maggiore flessibilità nell’articolazione dei due bienni, al fine di soddisfare le esigenze
anche con corsi semestrali, richiamando esplicitamente la quota del 20% prevista dal dPR 275/99
e successive disposizioni.
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In attesa della definizione della nuova tipologia di corsi serali si pone l’esigenza immediata (1°
settembre 2010) di recuperare i percorsi Sirio per evitare che gli adulti siano costretti a frequentare
la stessa tipologia di percorsi ordinamentali destinati ai ragazzi.
Assetto organizzativo dei percorsi
L’assetto organizzativo descritto ed in particolare le unità di apprendimento, i gruppi di livello e il
“Patto Formativo Individuale” appaiono funzionali allo sviluppo efficace dell’offerta formativa.
Altrettanto importante appare la possibilità di accertare il livello di conoscenze, abilità e
competenze e la valorizzazione del patrimonio culturale e professionale della persona.
Gli elementi innovativi previsti presuppongono una fase di sperimentazione, come transizione da
vecchia a nuova organizzazione che dovrà vedere un protagonismo professionale attento e
intelligente sostenuto da consistenti interventi formativi.
Nello specifico dei corsi serali la Flc CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola, ravvisano la necessità di
avviare gradualmente il passaggio dal modello ordinamentale e curriculare vigente ai nuovi
percorsi anche per rispettare le scelte già esercitate dagli utenti.
Titoli, certificazione e valutazione
Se può sembrare scontato il conseguimento dei titoli attraverso gli esami di Stato, non può sfuggire
l’importanza della certificazione delle competenze-chiave in esito a ciascun periodo didattico ed in
particolar modo la valorizzazione delle competenze comunque acquisite nei contesti formali, non
formali ed informali; a tal fine serve costruire un sistema di standard di riferimento che evitino
difformità nella valutazione degli apprendimenti e favoriscano l’impostazione su base flessibile dei
percorsi.
Organi collegiali
Non è pensabile costituire gli organismi collegiali sul modello obsoleto previsto dal Dlgs 297/94;
serve allargare la partecipazione al territorio, al mondo produttivo, alla rappresentanza sociale.
Organici
Il carattere funzionale delle dotazioni organiche dei Centri si rileva una mera affermazione di
principio in quanto viene determinata nell’ambito della definizione annuale dettata dal MEF.
I parametri proposti sono generici dal punto di vista quantitativo, e secondo Flc CGIL, CISL Scuola
e UIL Scuola, poco adeguati allo specifico bisogno formativo.
Il parametro ipotizzato (10 docenti per 120 allievi) si riferisce agli assi culturali ed ingenera dubbi
sulla previsione organica dei docenti di scuola primaria; inoltre sono del tutto assenti i riferimenti
alle classi di concorso e alle classi di abilitazione all’insegnamento.
Stante l’autonomia funzionale, amministrativa e contabile dei Centri, per il personale
amministrativo va prevista una specifica dotazione organica e non generici richiami a
collaborazioni plurime.
Necessitano parametri che tengano in debito conto l’articolazione diffusa nel territorio.
Strumenti giuridici per un ordinamento flessibile
L’importanza e la complessità dell’ambito oggetto di intervento, nel quadro del necessario rilancio
delineato in numerosi documenti dell’Unione e del Consiglio Europeo, richiede un costante
confronto con le organizzazioni sindacali per quanto attiene la messa a punto di strumenti giuridici
quali ad esempio:
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 il riconoscimento dei crediti per i quali devono essere individuati scrupolosi criteri;
 la personalizzazione dei percorsi di studio;
 l’attività di accoglienza e orientamento;
 la possibilità di fruire di una parte del percorso in modalità FAD;
 le linee guida per la valutazione;
 la certificazione e il rilascio dei titoli;
 gli indicatori per la valutazione e l’autovalutazione dei CPIA.
Tali fondamentali questioni dovranno essere oggetto di specifici provvedimenti ministeriali sui quali
sin d’ora Flc CGIL, CISL Scuola e UIL Scuola chiedono un confronto di merito.
Risorse
Le risorse professionali costituiscono l’elemento centrale per la qualificazione del servizio; le
stesse organizzazioni ritengono pertanto che tutte le questioni relative all’organizzazione del lavoro
e all’impiego delle professionalità (che vanno riconosciute e valorizzate) anche quelle attualmente
presenti nei CTP, devono essere ricondotte in sede negoziale.
E’, inoltre, indispensabile individuare misure di accompagnamento (aggiornamento, ricerca e
sperimentazione) idonee a sostenere efficacemente tali innovazioni di sistema.
A tal fine servono consistenti investimenti finanziari
Monitoraggio e valutazione di sistema
Positiva la previsione di un’azione costante di monitoraggio e valutazione, operata attraverso
l’ANSAS e l’INVALSI, oggetto di apposito rapporto triennale da rendere al Parlamento.

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