Scuola Umbria, la FLC CGIL denuncia: le scelte delle famiglie non saranno rispettate

La FLC CGIL ha lanciato una settimana di mobilitazione per la scuola Umbria e una nostra delegazione dell’Umbria ha partecipato a Roma alla manifestazione di protesta davanti la sede del MIUR il 29 aprile scorso.

La FLC Umbria proseguirà nell’azione di protesta rappresentando i disagi della scuola il giorno 4 maggio con una manifestazione davanti all’USR a Perugia e proseguirà il giorno 14 maggio con un presidio presso l’USP di Terni. Alle due manifestazioni in calendario parteciperanno anche delegazioni di tutte le categorie della CGIL dell’Umbria perché il sapere è un problema di tutti. Rappresenteremo in quella sede le istanze dei circa 500 lavoratori della scuola tra docenti e personale ATA che insieme ai 700 dello scorso anno non avranno più un contratto.

Nella sola provincia di Perugia questa è la situazione che si profila per il prossimo anno scolastico:

•meno 92 insegnanti di scuola primaria, 20 alla scuola media e circa 120 alla secondaria di II grado e altrettanti tra collaboratori scolastici, personale amministrativo e tecnico tagliati in organico di diritto. Il personale precario con contratto da anni e le loro famiglie non avranno più un reddito su cui contare e saranno senza prospettive di stabilizzazioni in vista.
•Aumentano le pluriclassi che salgono a ben 61 in provincia, 39 sono le classi richieste di tempo pieno nella scuola primaria a cui non viene data risposta nonostante il Ministro si sia speso a voler convincere tutti che saranno le famiglie a scegliere il tempo scuola per i loro figli. Peccato che le scelte non tornano con i conti di Tremonti, per cui non solo non sono state accolte le 39 richieste di tempo pieno, ma addirittura il modello scuole a 30 ore richiesto dalla totalità delle famiglie si tradurrà in 27 ore (tanto consente l’organico) sia per le classi prime che per le seconde; questo significa non solo un tempo scuola ancora più ristretto e minor offerta formativa, ma anche non poca difficoltà organizzativa per le famiglie perché i bambini dal prossimo settembre torneranno ad uscire da scuola a mezzogiorno, con buona pace di chi lavora!
•L’insegnamento della lingua ridotto al lumicino e affidato a docenti di scuola primaria che avranno appena frequentato le prime lezioni del corso di formazione. Le famiglie dovrebbero chiedersi perché prima serviva la laurea e ora basta un corso di una manciata di ore? Non sarà che della qualità non interessa nulla a nessuno, che più si è ignoranti e meno si sviluppa il pensiero critico?
Siamo inoltre in attesa di capire cosa succederà con gli spaventosi tagli alle scuole superiori. Non ci vuole troppo impegno per immaginare le ricadute sulla scuola reale: meno contenuti, meno continuità, meno laboratori, questi ultimi in particolare nei professionali e nei tecnici che hanno in questa parte la loro funzione primaria.

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