Archivio mensile:febbraio 2010

Bilancio scuola

Bilancio scuola: il punto sulla situazione finanziaria.

Lo sbilancio delle scuole, tagli senza cucito

Siamo già a metà quadrimestre e non accennano a
diminuire nelle scuole le gravi incertezze in ordine alla
stesura dei bilanci annuali. Il Ministero della Pubblica
Istruzione ha emanato nello scorso mese di dicembre
una circolare sul tema caratterizzata da note tecniche di
difficile attuazione nonché da incompleta indicazione di
tutte le risorse necessarie al perseguimento dei fini
scolastici istituzionali.
In questi giorni, a fronte delle corali proteste dei
dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e
amministrativi di tutta Italia si è provveduto da parte del
Ministero a dilazionare il termine entro cui approvare i
bilanci scolastici, senza però chiarire le difficoltà
evidenziate dagli operatori del settore.
In primo luogo, secondo le contestate indicazioni
ministeriali le somme non riscosse che ancora molte
scuole vantano nei confronti del Ministero non
dovrebbero essere inserite nella programmazione
annuale, in attesa dell’effettiva assegnazione.
Il problema è che si dimentica che le somme in
questione – relative perlopiù a stipendi per i supplenti –
le scuole le hanno già pagate proprio con anticipi di
cassa sottraendo disponibilità da altri capitoli di spesa
peraltro vincolati. Se dunque le assegnazioni finanziarie
ministeriali tarderanno ulteriormente (alcune scuole
aspettano dal 2007) nulla potrà opporsi al consolidarsi
di ingenti buchi nei bilanci delle istituzioni scolastiche.
In secondo luogo, ad anno scolastico inoltrato ancora le
scuole non sanno quale sia l’ammontare degli
stanziamenti da poter destinare a interventi di
inclusione e perequazione sociale quali le attività di
arricchimento dell’offerta formativa, gli interventi di
integrazione per gli alunni disabili, i progetti scolastici
nei contesti a rischio, il pagamento delle ore eccedenti
utilizzate dalle scuole per sopperire alle assenze del
personale, le indennità dovute ai direttori s.p.a.
incaricati e via discorrendo.
Ancora, la circolare ministeriale in questione prevede
una riduzione del 25% delle somme dovute alle ditte di
pulizia nei c.d. appalti storici.


A fronte del rinnovarsi
del rischio occupazionale, nulla si dice in ordine alle
modalità per la realizzazione del presunto risparmio di
spesa e niente neppure è detto in ordine al ripristino
dell’organico del personale ausiliario che in presenza
delle ditte di pulizia è stato già ridotto dal Ministero per
una quota pari del 25% dell’intero organico assegnato
alla scuola. Insomma siamo alle solite: botte piena e
moglie ubriaca.
Ulteriore elemento di criticità è rappresentato dalla
sfasatura tra scadenze di programmazione dei bilanci e
durata dell’anno scolastico che non coincide con quello
finanziario. Anche questa è una notazione che è
periodicamente evidenziata dagli addetti al settore ma
di cui nessun organo decisionale tiene conto.
In definitiva, è dal 2001 che si parla in finanziaria di
tagli nella scuola, ma non di investimenti. I 260mln di
euro dallo scudo fiscale non sono una risposta, sono
solo restituzione di quanto è stato tagliato. Ed anche le
recenti leggi approvate in tema di riforma della scuola
appaiono unicamente volte a liberare risorse
economiche destinate alla scuola per incanalarle verso
altre finalità non meglio note. I tagli sulla scuola ormai
sono una costante “intergovernativa” da anni. Pare
proprio che l’approccio politico al problema abbia un
taglio esclusivamente economico che non tiene
assolutamente conto delle finalità sociali della spesa
soprattutto in ordine alla realizzazione di quelle
condizioni di giustizia sostanziale che sono proclamate
nella Costituzione della Repubblica. Perché invece di
operare verso scelte di miglior utilizzo delle risorse
esistenti ci si butta da anni su tagli costanti e persistenti,
dei risultati dei quali non si vede nemmeno l’ombra?
Ma i tagli non dovrebbero tradursi in risparmi e i
risparmi non dovrebbero diventare reinvestimenti nel
settore? Non è forse questa l’unica strada verso
un’istruzione pubblica di qualità?
Il pasticcio si complica anche perché i vari attori
chiamati ad intervenire nel sostegno alla gestione della
scuola per la realizzazione del tanto auspicato sistema
formativo integrato (Stato ed Enti locali) sembrano
agire senza alcun coordinamento fra di loro non
esistendo di fatto alcuna linea guida comune. Ciascuno
in questo momento persegue autonomamente finalità di
risparmio dei costi e pertanto si registrano interventi
scoordinati con cui è stravolto il panorama degli edifici
da destinare all’istruzione creando accorpamenti,
sovrapposizione ed inevitabili disfunzioni che mostrano
come tali provvedimenti non abbiano alcuna sintonia
con le esigenze concrete della didattica e con i bisogni
specifici del territorio. Analogamente si procede al
taglio indiscriminato di cattedre senza tenere conto
neanche perfino delle problematiche individuali e delle
situazioni di svantaggio più A quale proclamata eccellenza del servizio pubblico
scolastico fanno riferimento gli accorpamenti nello
stesso edificio di scuole di ordine e grado diversi con la
sovrapposizione quasi condominiale delle dirigenze
scolastiche, l’abbandono al degrado per quasi totale
assenza di interventi manutentivi di edifici anche di
grande bellezza e importanza storica che da luoghi di
accoglienza del sapere sono trasformati in catapecchie
ove addirittura talvolta gli allievi migrano in una
continua transumanza imposta dalla carenza di aule
anche perché divenute inagibili.
Per non parlare dell’attenzione alle tematiche della
prevenzione infortunistica e sismica che in talune realtà
anche ad un occhio inesperto appaiono pura
fantascienza (salvo poi scandalizzarsi quando si
verificano eventi dalle conseguenze tragiche che sono
prontamente risolti rassicurando l’opinione pubblica
attraverso la tempestiva ricerca di un colpevole o di un
capro espiatorio che in questo caso passa sempre
attraverso il dirigente scolastico).
L’impressione è purtroppo quella che il tanto decantata
l’autonomia scolastica non è mai decollata e mai potrà
farlo fintantoché non si parlerà in modo concreto e serio
di autonomia finanziaria: assegnazione diretta e
gestione diretta per le scuole di tutte le risorse, senza
vincoli, per meglio adeguare le spese al contesto
particolare in cui si opera, monitoraggio dei risultati
raggiunti e valutazione.
Di.S.A.L. Sicilia

Scuola Lazio

Scuola Lazio: riforma delle scuole secondarie di 2° grado. Le prime valutazioni dell’Asal.

Lo scorso 4 febbraio è stata approvata definitivamente
la riforma delle scuole superiori. Non sono ancora
disponibili gli schemi dei regolamenti, così come
saranno inviati alla Corte dei conti, mentre sono stati
pubblicati tutti gli allegati: profili, quadri orari, tabelle
di confluenze e, per i licei, le corrispondenze dei titoli
di studio e gli insegnamenti aggiuntivi. La nostra
reazione immediata è che finalmente è stata infranta una
sorta di maledizione di Montezuma secondo la quale il
2° ciclo d’istruzione è talmente complesso e paralizzato
dagli interessi di parte (associazioni di categoria, società
scientifiche, università, Confindustria, ecc) che nulla e
nessuno avrebbe mai potuto riformarlo. A questa prima
reazione aggiungiamo, per ora, alcune osservazioni,
ancora molto generali:
PRINCIPI ISPIRATORI. I due principi che hanno
informato i contenuti e, soprattutto, le modalità di
attuazione della riforma sono essenzialmente due:
competenze (degli studenti) e riduzione (del tempo
scuola, delle discipline, degli indirizzi e degli organici).
L’intero impianto della riforma è disegnato pensando a
un insegnamento che mira a sviluppare un insieme di
competenze fondamentali e versatili e, allo stesso
tempo, introduce un’energica riduzione dell’orario
scolastico, delle discipline, dei docenti.
SOLO TAGLI? Sarebbe sbagliato, e ingiusto, sostenere
che la riforma sia soltanto un’operazione di facciata che
nasconde, come unico obiettivo, quello di tagliare gli
organici. Dire questo vorrebbe dire ignorare il lavoro di
centinaia di persone che, dall’insediamento della
Commissione De Toni, avvenuta il 14/12/2007 per
volontà del Ministro Fioroni, hanno lavorato
febbrilmente per costruire un sistema ordinamentale che
stesse in piedi, almeno sulla carta, da una miriade di
vincoli e di condizioni di fatto che si sono stratificate
nell’arco di un ottantennio di storia della scuola
superiore.


COINVOLGIMENTO DEL MONDO DELLE
SCUOLE. Diversamente da quanto avvenuto per la
riforma del 1° ciclo, sia quella del ministro Moratti (D.
Lgs, 59/2004) che quella dell’attuale ministro Gelmini
(D. Lgs. 89/2009), che sono state elaborate ed emanate
con uno scarsissimo coinvolgimento delle scuole, negli
ultimi due anni si sono messi al lavoro molti gruppi di
docenti e di dirigenti, intorno al Dipartimento per
l’istruzione e, in modo particolare, alla Direzione
generale per l’istruzione e la formazione tecnica
superiore guidato dalla dott.ssa Maria Grazia Nardiello.
NON E’ UN PROCESSO CONCLUSO. Con
l’emanazione di questa riforma più che concludersi un
processo se ne avvia uno estremamente impegnativo per
l’intero sistema delle scuole autonome del 2° ciclo, per i
loro dirigenti e, in modo particolare, per i docenti.
Siamo convinti che, anche in quest’occasione,
l’evoluzione reale del sistema scolastico dipenderà, in
larga misura, dall’evoluzione culturale e professionale
delle persone che vi lavorano. Per alcune scuole e per
molti docenti (ma certamente non per la maggioranza)
questa riforma potrebbe costituire l’impulso per
ripensare il proprio modo di fare scuola e di mettersi al
servizio degli studenti. Perché questo avvenga ci
vorranno molti anni e, sicuramente, non sarà un
processo lineare e coerente.
MA I TAGLI CI SONO, E TANTI. Ma insieme a questi
autentici intenti riformatori si sono volute, e dovute,
infilare a forza alcune misure draconiane di riduzione
degli organici. Dalle relazioni tecniche che
accompagnano gli schemi dei tre regolamenti risulta
chiaramente quali e quanti siano i tagli per i licei (-
2.568 posti) per gli istituti tecnici (-7.492 docenti
laureati e -2.867 ITP) e per gli istituti professionali (-
2.664 docenti laureati, -629 ITP “con registro” e -1.080
ITP “senza registro”) per un totale di 17.300 posti in
meno. Si può vedere, ad esempio, la tabella riassuntiva
del Capo dipartimento Cosentino a pag. 25 della
relazione tecnica che accompagna lo schema di
regolamento degli istituti professionale.
UNA RIFORMA PIU’ BIPARTISAN DI QUANTO
SEMBRI. D’altra parte non dobbiamo mai dimenticare
che lo schema dei regolamenti si intitola, non a caso:
“Schema di Regolamento recante norme concernenti il
riordino dei (…), ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del
decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla
legge 6 agosto 2008, n. 133”. Dunque siamo di fronte
ad una riforma che nasce da una legge di carattere
finanziario, la legge 133/2008, e dal laborioso processo
di attuazione del D. Lgs. 226/2005, mai attuato, e
profondamente rivisitato nel suo impianto grazie al
rilancio dell’istruzione tecnica voluto, anche questo, da
un governo di centrosinistra e al mantenimento allo
Stato dell’istruzione professionale. Si tratta dunque di
una riforma molto più bipartisan di quanto si dice.
ANCORA UNA VOLTA ENTRANO IN CAMPO LE
SCUOLE AUTONOME. I risultati effettivi di questa
riforma dipenderanno in gran parte dalla capacità delle
scuole di progettare autonomamente non solo il proprio
assetto organizzativo e didattico ma anche il proprio
“posto nel territorio”, dovendo decidere quale e quanta
parte dei propri curricoli potrà essere positivamente
arricchita dall’apporto delle migliori realtà economiche
operanti nella stessa realtà territoriale.

Associazione Scuole Autonome Lazio

Bamboccioni

Genitori e figli bamboccioni

Da quando l’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha avuto la brillante idea di chiamare
bamboccioni i giovani “cresciutelli” che non vogliono andarsene da casa e dopo la
proposta/provocazione del ministro per la Funziona pubblica, Renato Brunetta che,
vestendo i panni di Robin Hood, vorrebbe dare 500 euro mensili ai giovani togliendoli ai
genitori, il problema resta di grande attualità.
Sui figli bamboccioni si è detto tutto e di più. Sono quei giovanotti che non vogliono
rinunziare alle coccole dei genitori o che non hanno i mezzi per vivere da soli o per
contrarre matrimonio o per incertezze sul loro futuro. Ci sono però ragazzi che, con i
pretesti più vari, restano in casa per comodità, praticità, nessuna volontà di rischiare e
scommettere su se stessi o, comunque, diventare davvero adulti.
E dopo la sentenza con cui il tribunale di Bergamo ha costretto un artigiano di Trento a
continuare a versare l’assegno mensile alla figlia 32enne, studentessa fuori corso
all’Università, vale la pena uscire da casa?
Vittorio Feltri, addirittura, non vuole toccati i bamboccioni perché sono adorabili: “Come si fa a chiamare bamboccione
uno che preferisce vivere bene con i genitori che male per conto suo? Semmai è masochista chi, per un malinteso senso
della libertà, rinuncia a un comodo appartamento, ben riscaldato, bene arredato, nel quale la mamma provvede a tutto,
pulire, lavare, stirare, cucinare, e va ad abitare solo come un cane in un bilocale mansardato …”.
Il fatto, però, che di tali vicende si siano interessati i tribunali, deve farci riflettere perché ci dimostra, come minimo, che
la situazione di un’intera generazione, quella compresa grossomodo tra i venti e i quaranta anni, è molto critica.
Non vi è dubbio che la politica, il dissesto economico, la caduta di valori, i messaggi negativi spesso trasmessi dai
mass- midia, la “rinuncia” all’educazione da parte dei genitori, abbiano responsabilità parallele e integranti, ma non
possiamo non riconoscere che anche la scuola sia molto coinvolta nella problematica.
I vecchi programmi vedevano la scuola come il luogo deputato a preparare i “cittadini di domani”. Ma oggi chi
potrà ipotizzare un identikit del “cittadino di domani” in una società che corre e che cambia in maniera così
repentina da renderci quasi impossibile disegnare un futuro?
Il vecchio triangolo: alunni-insegnanti-genitori sembra rotto e ogni lato sembra procedere per vie parallele con il
rischio di non incontrarsi mai. Eppure l’art.16,4 del D. P. R. 275/99 afferma che il personale della scuola, i genitori e
gli studenti partecipano al processo di attuazione e sviluppo dell’autonomia assumendo le rispettive responsabilità.
La scuola, perciò, é istituzionalmente tenuta a impegnarsi per collaborare a ricostruire quel triangolo indispensabile
per un itinerario d’istruzione, educazione e formazione.
Non vi è dubbio che il diritto/dovere primario alla formazione spetta ai genitori senza possibilità di delega, ma, in uno
Stato democratico, non si può escludere la necessità di assumere una corresponsabilità anche da parte della scuola.
E in questa logica, il POF da adempimento burocratico, diventa lo strumento privilegiato per la progettazione della
corresponsabilità educativa.
E’ nel POF che i protagonisti del “triangolo” dovranno trovare una giusta collocazione.
1) Lo studente
E’ e deve essere riconosciuto come partner attivo nella programmazione, nel pieno rispetto dello specifico ruolo
culturale e professionale del docente.
Egli deve riconoscersi nel percorso che intraprende e deve percepire che la strada che ha scelto é fonte di progresso.
Deve essere coinvolto nella definizione di percorsi formativi, deve sentirsi rinforzato nell’autostima e deve essere
consapevole delle proprie capacità e potenzialità e avere riconosciuti e definiti gli spazi della contrattualità formativa.
Nello stesso tempo, però, deve assumere la cooperazione come stile relazionale e norma di lavoro.
Parte integrante del POF, perciò, sarà il Regolamento che deve consentire una precisa assunzione d’impegni e di
responsabilità, grazie alla chiara esplicitazione delle regole che guidano la convivenza e il dispiegarsi dell’azione
educativa e didattica all’interno della Scuola.
2) I docenti (operatori scolastici in genere)
Il POF, è risaputo, è la CARTA D’IDENTITA’ di una scuola, la dichiarazione chiara e trasparente di ciò che si vuole
fare in coerenza con la propria capacità progettuale, nella realistica considerazione dei vincoli e delle risorse
istituzionali e del progetto formativo della famiglia, per un servizio qualitativamente efficiente ed efficace.
E come tale richiama immediatamente la responsabilità di tutti gli operatori scolastici e dei docenti in particolare che
hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell’attuazione del processo d’insegnamento e di
apprendimento.
Spetta a tutti gli operatori scolastici, nella peculiarità del ruolo, innalzare il livello di scolarità e il tasso di successo
scolastico perseguendo il massimo possibile della qualità dell’offerta e dei processi d’insegnamento /apprendimento.
Per ottenere risultati significativi, la nuova scuola deve impegnarsi soprattutto a far maturare, negli studenti,
atteggiamenti e capacità, oltre che a far acquisire le conoscenze essenziali indispensabili per la loro “effettiva
partecipazione all’organizzazione politica, economia e sociale del Paese” così come prevede la nostra Costituzione.
Aiutare gli alunni a coniugare conoscenze, abilità, competenze e atteggiamenti significa approcciare la loro
personalità in tutte le sue dimensioni.
3) I genitori
Nella qualità di primi titolari della formazione integrale dei loro figli, i genitori devono trovare nel POF le norme di
collaborazione con la scuola nel far rispettare ai figli i loro impegni, nel sostenerli nel loro lavoro a casa,
nell’assicurare la frequenza regolare e la puntualità alle lezioni, nell’informare la scuola in caso di problemi che
possono incidere sulla situazione scolastica, nel ricevere le notizie periodiche sull’andamento didattico-disciplinare,
nelle problematiche della classe e della scuola, nella partecipazione ai momenti d’incontro e confronto con la
scuola e in tutto ciò che sia utile per agevolare i processi d’insegnamento/apprendimento.
Il POF, così inteso, diventa uno stile di lavoro che sollecita, nella progettazione, il senso di responsabilità, di
razionalità e di partecipazione di tutte le componenti.
In conclusione, però, occorre precisare che, in una scuola inserita in un processo di totale cambiamento della società,
l’aggiornamento di tutti gli operatori scolastici e quello formativo, rivolto ai genitori, per consentire agli stessi una
partecipazione concreta ai processi innovativi in atto, è un importante elemento di qualità del servizio scolastico.
Se è vero, infatti, che a un massimo di professionalità, corrisponde un massimo di produttività, l’aggiornamento
diventa essenziale e strumentale alla prestazione didattica quale finalità istituzionale del servizio scolastico.
Giuseppe Luca
Direttore Responsabile della “Letterina”


Lettera al Sommo Pontefice; I precari della Scuola Pubblica

Il giorno 25/02/2010 una delegazione rappresentante il CPS Romagna formata da Docenti, Ata precari (collaboratori scolastici, tecnici e amministartivi) ha incontrato il Vicario Generale monsignor Dino Zattini per la Diocesi di Forlì Bertinoro ed ha consegnato una lettera indirizzata a Sua Santità il Papa Benedetto XVI allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica per porre in evidenza i gravi problemi dovuti ai consistenti tagli alla scuola pubblica i quali si sono fatti sentire anche in provincia di Forlì-Cesena colpendo sia i lavoratori e sia strutture scolastiche in una regione sempre molto efficiente come ha evidenziato l’autorevole rivista “Tuttoscuola” elogiando soprattutto la provincia di Forli-Cesena, ricordando in questo caso il forte e costante contributo di tutti i lavoratori (docenti e ata) precari della scuola di Forlì-Cesena.

Il vicario ha ascoltato con molto interesse consapevole dei problemi dei tagli e sorpreso dalla vastità e dai problemi educativi da questi causati.

A Sua Santità

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI

00120 Città del Vaticano

Santità,

i precari della Scuola Pubblica Italiana hanno ascoltato con gran commozione i suo ultimi interventi fatti con tanta sofferenza e affetto paterno per tutti coloro che hanno perso il lavoro a causa di questa crisi e il caldo appello fatto da sua Sua Santità Illustrissima per la tutela dell’occupazione in Italia.

Ci sentiamo gratificati per il messaggio fraterno di solidarietà e amore in tali sinceri e

caritatevoli sentimenti di Sua Santità.

. Sono gli stessi sentimenti, d’altronde, che ci accomunano per tutti quelli che si trovano in una situazione di disagio e forte difficoltà psicofisica ed economica. Inoltre non possiamo nasconderle, Santissimo Padre, i nostri disagi di precariato che da tempo proviamo per i nostri 42.000 colleghi della scuola, che hanno perso il lavoro, dopo decenni di fedele servizio alle dipendenze dello Stato Italiano.

Da allora viviamo ogni giorno il nostro precariato come un peso che ci grava sul cuore come un macigno, aggravato inoltre dalla nostra vivissima preoccupazione per gli altri 90.000 lavoratori della scuola che perderanno il loro lavoro nei prossimi due anni. Molti di noi sono disperati. Nonostante i sacrifici fatti per studiare, i concorsi vinti, le abilitazioni e i master conseguiti, siamo infatti consapevoli che saremo sbattuti in mezzo alla strada assieme alle nostre famiglie.

Alcuni di noi hanno gridato il loro dolore dal tetto degli Uffici Scolastici Provinciali occupati, come a Benevento, o hanno fatto lo sciopero della fame, come a Palermo e Messina, ma nessuno ha mai ascoltato la nostra disperazione. Molti altri, invece, rivolgono da mesi preghiere giornaliere alla Madonna e al Signore, buono e misericordioso, ma non riusciamo a vedere lo stesso uno spiraglio di luce nel nostro futuro e in quello delle nostre famiglie.

Ci siamo rivolti quindi anche a lei, Santissimo Padre, con la speranza che possa pregare per noi ed invocare l’intercessione del Signore e della Madonna. Inoltre, le chiediamo umilmente di rivolgere un urgente appello pubblico ai nostri politici, affinché la riforma della Scuola Superiore sia almeno rinviata di un anno per iniziare un vero confronto con i docenti, in quanto la proposta attuale danneggia gravemente sia gli studenti e sia i lavoratori. È importante, poi, che si favorisca da subito lo scivolo anticipato di due anni per i pensionamenti, così che anche i lavoratori della scuola possano continuare a sostenere in futuro le proprie famiglie. I provvedimenti finora adottati dal Governo, ad esempio il “salvaprecari”, sono infatti del tutto insufficienti e non salvano nessuno, se non, grazie all’ingannevole gioco di parola, la faccia di chi ha il coraggio di lasciare in mezzo alla strada 142.000 lavoratori in tre anni.

Confidiamo che Sua Santità Illustrissima ascolterà la nostra preghiera e facendole presente il silenzio mostrato fino a questo momento dalla Chiesa e dai suoi organi, come la CEI, intervenuta più volte nel dibattito sui tagli all’istruzione, ma solo per chiedere maggiori finanziamenti alla scuola privata, ci ha fatto sentire soli e abbandonati da tutti.

Confidiamo in un suo eventuale pubblico intervento di solidarietà e in un appello al Governo Italiano

Le inviamo i nostri più cari e distinti saluti.

A nome di tutti i precari della Scuola Pubblica Italiana.

Coordinamento Precari Scuola nazionale, sezione di Ravenna

Coordinamento Precari Scuola nazionale, sezione di Forlì-Cesena


Concorso musicale

Bando 4° Concorso Musicale “Musica e Cinema”
12 – 15 maggio 2010
L’Istituto Comprensivo “Via Fontanile Anagnino” di Roma, con il Patrocinio del
Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, del Presidente della Provincia di Roma, dell’Assessore
alle Politiche Educative e Scolastiche del Comune di Roma, del Presidente del X Municipio e
del CCR,
b a n d i s c e
il 4° Concorso Musicale Nazionale per l’anno scolastico 2009/10.
Il Concorso è stato istituito nell’anno scolastico 2006/07 per commemorare il trentennale
dell’istituzione della Scuola Media Statale “Anna Magnani” di questo Istituto.
Tale Concorso si propone di stimolare l’interesse e la diffusione della musica fra i giovani, attraverso
il confronto e lo scambio di esperienze musicali maturate all’interno delle singole realtà scolastiche.
REGOLAMENTO
Art. 1 – Partecipano al Concorso le Scuole Primarie, gli Istituti Secondari Statali di 1° Grado e gli
Istituti Comprensivi.
Art. 2 – L’ Istituto Comprensivo “Via del Fontanile Anagnino”, organizzatore, non parteciperà al
Concorso, ma si esibirà in occasione della giornata conclusiva della manifestazione.


Art. 3 – Il Concorso si articola in 6 categorie:
A – gruppi strumentali per classi ad indirizzo musicale suddivisa nelle seguenti sezioni:
A1 – Ensemble strumentale da 3 a 10 elementi
A2 – Gruppi orchestrali da 11 a 40 elementi
B – gruppi polifonici di flauti dolci per classi non ad indirizzo musicale – scuola
secondaria 1° grado;
C – gruppi strumentali per classi non ad indirizzo musicale – scuola
secondaria 1°grado;
D – gruppi vocali o vocali/strumentali – scuola secondaria 1°grado;
E – gruppi strumentali – scuola primaria;
F – gruppi vocali o vocali/strumentali – scuola primaria.
Art. 4 – I gruppi partecipanti devono essere composti da minimo 3 elementi per la
categoria A, da minimo 16 per tutte le altre categorie e non possono superare il numero
di 40. Per la categoria A1 ogni scuola può partecipare con un massimo di 3 ensemble
e ogni alunno può far parte di una sola formazione.
Nella categoria B sono ammessi, a sostegno dei flauti, solo i seguenti strumenti: chitarre,
chitarre basso, tastiere e percussioni.
Nei gruppi vocali/strumentali delle categorie D ed F il gruppo vocale deve essere composto
da minimo 5 elementi.
4
In caso di iscrizione dello stesso gruppo a più categorie, la quota di iscrizione per alunno
(Art.13/f) dovrà essere corrisposta per ciascuna categoria.
I concorrenti della categoria A non possono iscriversi alle altre categorie. Per la categoria A
è prevista anche la partecipazione di una sola classe di strumento (esempio: gruppo di violini,
gruppo di trombe, gruppo di clarinetti, gruppo di chitarre,etc.); è ammesso altresì l’impiego di
altri strumenti purché utilizzati dagli stessi alunni del corso ad indirizzo musicale. A tal fine
farà fede una dichiarazione del Dirigente Scolastico.
Art. 5 Per motivi organizzativi, in caso di un elevato numero di richieste, saranno prese in
considerazione le iscrizioni, per ciascuna categoria, in base al loro ordine di arrivo.
In caso di rinuncia o di mancata conferma delle scuole ammesse subentreranno le prime
scuole escluse.
Art. 6 Il Concorso si articola in un’unica fase eliminatoria.
Alle scuole partecipanti sarà consegnata una targa ricordo, ai docenti e agli alunni un
Attestato di partecipazione.
Art. 7 – PREMI
1° Classificato di ogni categoria: coppa + diploma (da 95/100 a 100/100)
2° Classificato di ogni categoria: diploma (da 90/100 a 94/100)
3° Classificato di ogni categoria: diploma (da 85/100 a 89/100)
Il primo assoluto di ogni categoria (con punteggio non inferiore a 98/100) riceverà un
premio in denaro di € 300,00 che verrà versato alla Scuola vincitrice da questo Istituto,
quale contributo per il finanziamento dell’attività musicale.
In caso di ex-aequo il premio in denaro sarà diviso tra i vincitori.
I primi assoluti e i primi classificati saranno tenuti ad esibirsi il 15 maggio 2010 presso
il Cinema Teatro Don Bosco di Roma, in Viale dei Salesiani, 13.
Art. 8 – Per tutte le categorie è richiesta l’esecuzione di due o più brani; la durata massima
dell’audizione è di 15 minuti per ogni categoria. Solo per la cat. A1 l’esibizione non
deve superare i 7 minuti. Sono ammesse basi musicali pre-registrate e accompagnamenti
automatici per tastiera solo per i gruppi vocali della Scuola Primaria.
Art. 9 – La Commissione esaminatrice sarà composta da Docenti di Musica e di Strumento.
Il giudizio della Commissione è insindacabile.
Per ogni controversia il Foro competente è quello di Roma.
Art. 10 – Per lo svolgimento del Concorso è necessaria l’iscrizione di almeno 3 scuole
per categoria.
Art. 11 Il Concorso si svolgerà nei seguenti giorni : 12-13-14 Maggio 2010.
Il giorno 15 Maggio 2010 avrà luogo la premiazione e un Concerto pubblico in cui si
esibiranno le scuole vincitrici, quelle con particolari segnalazioni da parte della Giuria e gli
alunni della scuola promotrice.
L’evento si svolgerà presso il Cinema Teatro Don Bosco di Roma.
Art. 12 – Le schede di adesione al Concorso devono essere inviate via fax al n. 067900152 entro
e non oltre il giorno 27 febbraio 2010 (pena l’esclusione). Si prega di mandare
conferma via e-mail al seguente indirizzo: a.magnani@romascuola.net con l’indicazione
della data e dell’ora dell’avvenuta trasmissione.
La Commissione si riserva di accettare schede di adesione, pervenute oltre la scadenza, solo
per le categorie con un numero esiguo di iscrizioni.
5
Art. 13 – Entro il 26 marzo 2010 le scuole partecipanti dovranno far pervenire per posta, alla
segreteria del Concorso, presso l’ Istituto Comprensivo “Via del Fontanile Anagnino”
– SMS Anna Magnani, Via del Fontanile Anagnino, 123 – 00118 Morena (fa fede il
timbro postale) quanto segue:
a) la dichiarazione del Dirigente Scolastico relativa agli strumenti insegnati nelle
classi ad indirizzo musicale;
b) la categoria per cui concorrono;
c) la composizione effettiva dell’organico strumentale (n. tastiere, n. chitarre, etc);
d) le fotocopie, in triplice copia, dei brani che saranno eseguiti, in partitura completa;
e) le seguenti notizie su ogni singolo candidato: nome e cognome, data di nascita,
classe frequentata (non sono ammessi ex alunni della Scuola);
f) la fotocopia della ricevuta del conto corrente postale n. 30349047 intestato
all’Istituto Comprensivo “Via del Fontanile Anagnino” con la causale del
versamento ( 4° Concorso Musicale Nazionale “Musica e Cinema”) e la categoria.
Si richiede un versamento di € 5,00 (cinque) per ogni alunno che partecipi
alle varie categorie o sezioni.
Art. 14 –Il calendario delle audizioni sarà pubblicato sul sito della Scuola
www.fontanileanagnino.too.it entro il 9 aprile 2010.
Art. 15 – I candidati dovranno essere muniti di un tesserino con la propria fotografia, timbrato
dalla scuola di appartenenza. I partecipanti dovranno presentarsi alle audizioni con tutto
l’occorrente per l’esibizione (spartiti, leggii, strumenti, etc.). La scuola ospitante si impegna
a fornire un locale per eventuali esigenze di cambio di abiti.
La scuola declina ogni responsabilità riguardo alla custodia del materiale musicale.
Art. 16 – In caso di mancata partecipazione al Concorso, le Scuole avranno diritto alla restituzione
del 50% della quota d’iscrizione solo se la comunicazione della rinuncia perverrà via fax,
entro non oltre il 16 aprile 2010.
Per ulteriori informazioni consultare il sito www.fontanileanagnino.it, telefonare allo
0679896252 (prof.ssa Antonella Isabella – prof. Vito Ariosto), dal lunedì al venerdì, (orari:
8.30/9.30- 14.00 /15.00) o inviare una e-mail all’indirizzo di posta elettronica della Scuola
(a.magnani@romascuola.net).
Si allega alla presente:
– Scheda di adesione al Concorso
– Mappa per raggiungere la Scuola
– Elenco strutture alberghiere e case di accoglienza in zona
Roma, 08 gennaio 2010 f.to
Il Dirigente Scolastico

Personale docente

Incontro al Miur riguardo gli organici personale docente.

Il giorno 23 febbraio 2010, in prosecuzione dell’incontro del 10 scorso, c’è stato un ulteriore incontro tra l’amministrazione e le organizzazioni sindacali per un’informativa sugli organici del personale docente, relativi all’anno scolastico 2010/11. Per la UIL scuola ha partecipato Pasquale Proietti.
L’incontro ha avuto carattere ancora interlocutorio anche se oggi siamo in presenza di dati più puntuali rispetto al numero degli alunni.
L’applicazione dell’art. 64 della Legge 133/08 comporta, per l’anno scolastico 2010/11, una riduzione complessiva di organico di 25.600 unità.

Tale riduzione l’amministrazione intende realizzarla anche tenendo conto della previsione dell’andamento degli alunni che complessivamente dovrebbe consistere in un incremento di circa 7.700 unità, cosi suddivise:
Scuola Primaria: + 14.800
Scuola Secondaria di 1° grado: + 10.000
Scuola Secondaria di 2° grado: – 17.000
Per gli interventi di contenimento dell’organico previsto dalla Legge 133/08, l’amministrazione, oltre a tener conto dell’andamento degli alunni, agirà sull’innalzamento del rapporto alunni/classi, sul dimensionamento della rete scolastica e sul riordino dei cicli di studio.

Nessuna riduzione verrà operata, invece, nella scuola dell’infanzia.
In questo settore verrà consolidato l’organico di fatto dell’anno scolastico in corso con un incremento in organico di diritto di 590 posti.
Per il Sostegno, con l’anno scolastico 2010/11, si completa l’incremento triennale dell’organico di diritto, previsto dalla Legge 244/07, che verrà determinato in 63.348 unità.
Complessivamente, tra diritto e fatto, si manterranno i livelli di organico di due anni fa, circa 93.000 unità.
La UIL ha ribadito che un problema straordinario come questo non può essere affrontato e gestito con sistemi e strumenti tradizionali.
Per la UIL bisogna agire sull’istituzione di un organico funzionale, per un uso flessibile delle risorse professionali che potranno derivare da situazioni di esubero.
Ma, soprattutto, per la UIL bisogna partire dalle esigenze di funzionamento delle singole istituzioni scolastiche, verificando scuola per scuola eventuali situazioni di criticità legate al numero degli alunni per classe a alla nomina dei supplenti.
E’ su questi aspetti che valuteremo la capacità dell’amministrazione di gestire tutta la fase di determinazione degli organici rispettando l’esigenza di funzionalità delle scuole.