Riordino secondo ciclo

Approfondimento su scuola, docenti, supplenze, provveditorato.

 

Riordino secondo ciclo

Audizione VII Commissione Cultura del Senato

Preliminarmente intendiamo esprime il nostro positivo apprezzamento per una riorganizzazione dell’istruzione secondaria superiore volta alla sostanziale semplificazione della pletora di settori ed indirizzi che caratterizzano i percorsi di studio di questo segmento dell’istruzione. Ciò nondimeno, la lettura degli schemi di regolamento, sin dal loro incipit contenuto nell’art. 1 dei singoli provvedimenti, è tutta attraversata dalla preoccupazione di contenere ogni forma di spesa. Ciò francamente è inaccettabile! È inaccettabile che una riforma di così vasta portata destinata ad incidere assai profondamente nel nostro sistema di istruzione e formazione si possa fare “senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica”. Una riforma voluta a costo zero e che anzi opera pesanti tagli alle risorse non può che avere pesanti effetti sulla qualità del nostro sistema educativo.


A) Avvio della riforma e questioni generali e comuni ai diversi percorsi di studio

La revisione degli attuali ordinamenti non può prescindere da una visione d’insieme che veda ogni intervento come complementare e sinergico al miglioramento dell’intero sistema. In tal senso, anche per le previsioni contenute negli stessi schemi di regolamento, è evidente la necessità non più procrastinabile di una profonda modificazione dell’attuale architettura istituzionale del sistema di governo delle scuole che li metta nelle effettive condizioni di poter gestire responsabilmente ed efficacemente gli spazi di flessibilità didattica e organizzativa e i rapporti con il territorio. Sia lo schema di regolamento che riguarda i licei che quelli che riguardano gli istituti tecnici e professionali, demandano, infatti, alle scuole parti consistenti di progettazione e di organizzazione dei percorsi di studio. In particolare, alle stesse è rimessa la facoltà, oltre alla quota di autonomia che riguarda i curricoli, di riarticolare i percorsi di studio, entro i limiti che stabiliscono gli stessi regolamenti, “per corrispondere alle esigenze del territorio e ai bisogni formativi espressi dal mondo del lavoro e delle professioni, con riferimento all’orario annuale delle lezioni”.
Né a superare tale necessità è sufficiente l’aver previsto la costituzione di dipartimenti, quali articolazioni funzionali del collegio dei docenti, dato che molte scuole hanno già da tempo costituito al loro interno tali articolazioni organizzative. La norma dovrebbe, invece, attribuire ai dipartimenti specifiche funzioni consultive e propositive riguardo alla rilevazione dei bisogni educativi, all’adozione di modelli e di pratiche didattiche innovativi e alla formulazione dell’offerta formativa. Solo così la loro previsione assumerebbe una valenza strategica e la loro attività costituirebbe momenti importanti su cui si impernia la vita organizzativa e progettuale dell’istituzione scolastica.
Siamo, invece, decisamente contrari all’introduzione di comitati scientifici e tecnico-scientifici. La loro presenza, oltre che assolutamente non necessaria, avrebbe solo l’effetto di produrre una sovrapposizione di funzioni con quelle già svolte dai collegi dei docenti e che certo non aiuterebbero a migliorare la qualità dell’offerta formativa.
L’avvio della riorganizzazione avverrà dal prossimo anno ed interesserà le prime e le seconde classi degli istituti tecnici e dei licei e le prime classi degli istituti professionali. Mentre per le rimanenti classi si prevede la prosecuzione secondo i piani di studio previgenti, ma con un quadro orario decurtato. Non si comprende come si possa assicurare il normale funzionamento stante gli attuali ordinamenti e le ore assegnate ai singoli insegnamenti. Al riguardo, considerato che anche nella Relazione tecnica a ciò non si fa menzione, sarebbe bene che sul punto ci fosse da parte del Ministero un necessario chiarimento o la riformulazione del testo.
Non si comprende, ancora, perché il riordino debba interessare anche le seconde classi degli istituti tecnici e dei licei, atteso che, oltre alla riorganizzazione degli insegnamenti, ad essere interessati dai regolamenti sono aspetti di ordine metodologico e didattico e, ancor di più, gli studenti che hanno già avviato un percorso di studio.
Proprio per questi motivi, sarebbe opportuno prevedere, in considerazione degli effetti che tali provvedimenti avranno sugli organici e sugli insegnamenti, tempi più distesi di attuazione. Ciò permetterebbe di poter gestire il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento con gli opportuni correttivi e nel contempo garantire agli alunni continuità educativa.

B) Licei

Riteniamo apprezzabile lo sforzo di definire anche per i licei il profilo culturale, educativo e professionale declinato in termini di conoscenze, abilità e competenze che gli studenti devono possedere al termine del percorso di studio, coerentemente con il Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF) e con i profili che interessano gli altri percorsi dell’istruzione secondaria.
Positiva ci sembra la previsione di dotare le istituzioni scolastiche di un contingente di organico destinato a potenziare gli insegnamenti obbligatori. Al riguardo, data l’assenza di una specifica previsione, ci appare opportuno dotare le istituzioni scolastiche di risorse professionali ed economiche per realizzare laboratori generali e specifici in ogni indirizzo per potenziare ed arricchire, con la metodologia della ricerca-azione, i contenuti degli insegnamenti. Riteniamo al tal fine, necessario sottolineare l’esigenza della previsione di un impegno di spesa per la formazione dei docenti affinché possano utilizzare al meglio le opportunità che derivano dalla flessibilità organizzativa e didattica per sviluppare forme efficaci di didattica laboratoriale.
Nel complesso riteniamo fin troppo ampia l’articolazione del sistema liceale in sei licei, alcuni dei quali ben potrebbero stare nell’istruzione tecnica. È, invece insufficiente il numero dei licei musicali (40) e coreutici (10), in quanto, a nostro giudizio, non consentono di garantire un’adeguata offerta formativa sul territorio, anche perché i Conservatori di musica, che saranno lo sbocco naturale di chi segue questo percorso di studi, sono numericamente il doppio degli istituendi licei. Inoltre, non si evince chiaramente se saranno, come è auspicabile che siano, indipendenti rispetto ad altre istituzioni. Riteniamo indispensabile che licei musicali e coreutici abbiano una fisionomia ben definita ed un organico per entità corrispondente a quello degli altri licei. Inoltre, le ore per gli insegnamenti dell’ambito musicale di cui all’allegato E, sono insufficienti per un indirizzo che vuole essere, come è dichiarato, musicale. È altresì necessario, al fine di garantire un’offerta formativa qualificata, assicurare che solo coloro che saranno in possesso di specifica abilitazione possano insegnare lo strumento musicale e, in prima applicazione, solo coloro che sono già in possesso dell’abilitazione di cui al D.M. 137/07 e di adeguati titoli artistici.
Consideriamo, infine, positivo l’aver introdotto nel quinto anno l’insegnamento in lingua straniera di una disciplina non linguistica (CLIL). Non comprendiamo, tuttavia, l’opzione che lo schema di regolamento pone, prevedendo che la stessa sia introdotta nell’area delle attività e degli insegnamenti obbligatori del quinto o nell’area degli insegnamenti attivabili dalle istituzioni scolastiche nel limite del contingente di organico ad esse assegnato. Anche qui è necessario, a nostro giudizio, un intervento chiarificatore del Ministero o la riformulazione del testo.

C) Istituti tecnici

Per gli istituti tecnici, rileviamo la maggiore accentuazione nei profili educativi, culturali e professionali al versante delle competenze, dato anche il legame più stretto di questi percorsi di studi con il mondo del lavoro. Ci appare coerente uno sviluppo del curricolo che, pur mirato alla formazione della persona in tutte le sue dimensioni, trovi un suo riferimento fondamentale nella valorizzazione del lavoro, anche attraverso la promozione di forme di raccordo con le istanze che vengono dal contesto sociale ed economico di riferimento. Proprio per questo, ancor di più, il metodo laboratoriale deve essere presente in ogni momento dell’attività di insegnamento-apprendimento. Pertanto, non troviamo corrispondente a tale esigenza la mancata previsione di ore di laboratorio negli istituti per il percorso economico. Ancor di più, ci appare abnorme l’aver tagliato fuori discipline come la Geografia economica, già presente negli attuali istituti tecnici e commerciali, data la sua forte valenza interpretativa dei complessi fenomeni economici e sociali che interessano il mondo contemporaneo, oltre che lo studio delle risorse, l’utilizzazione dello spazio, la localizzazione industriale e terziaria, l’innovazione. La società della conoscenza richiede sempre più approcci di studio di tipo interdisciplinare cui possono contribuire discipline che per loro natura hanno una chiara vocazione sistemica, come la Geografia che riteniamo sia ampiamente prevista e valorizzata sia nel percorso economico che in quello tecnologico. Ci appare, altresì, assai penalizzante, per il settore economico, la decurtazione delle ore di diritto ed economia.

D) Istituti professionali

Per gli istituti professionali la previsione di un “ruolo integrativo e complementare rispetto al sistema di istruzione e formazione professionale” ..”ai fini del rilascio delle qualifiche e dei diplomi professionali” ..”inclusi nel repertorio nazionale” non può che avere effetti sul ruolo che questi istituti potranno effettivamente svolgere. La previsione di un percorso quinquennale, senza la possibilità di rilasciare titoli di studio intermedi, orienterà diversamente sul territorio nazionale la domanda di istruzione professionale, che non interesserà coloro che precocemente aspirano ad entrare precocemente nel mercato di lavoro, mentre potrà essere il naturale prosieguo per coloro che in possesso di una qualifica vogliano completare il percorso formativo con il conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore. Ciò rende l’importanza di un raccordo effettivo tra istruzione e formazione professionale, se non si vuole il progressivo svuotamento degli istituti professionali statali e che il loro riordino contribuisca ad accrescere, specialmente nel Sud, l’area della dispersione scolastica e dell’esclusione sociale. Per questo, stante l’impostazione prevista nei regolamenti, meglio sarebbe se l’istruzione professionale passasse alle Regioni.

 

 Via: www.associazionedocenti.it

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