Archivio mensile:ottobre 2009

Mobilità scuola 2010-2011. Avviato il confronto al Miur

 

Mobilità scuola 2010-2011. Avviato il confronto al Miur

Parte con il piede sbagliato il primo incontro sul rinnovo del contratto annuale per la mobilità per il prossimo anno scolastico 2010-2011.

Nella mattinata di oggi, 29 ottobre, si è tenuto al Ministero dell’Istruzione un primo incontro per avviare la discussione sul rinnovo del contratto annuale per la mobilità per il prossimo anno scolastico 2010-2011.

La posizione dell’amministrazione
L’amministrazione, in avvio della riunione, ha proposto ai sindacati di lavorare in contemporanea su due tavoli. In un primo tavolo procedere all’effettuazione di una sorta di “manutenzione” del contratto esistente al fine di individuare i punti di modifica, anche alla luce delle integrazioni successive che sono state fatte lo scorso anno. Nel secondo tavolo, alla presenza non solo della Direzione del personale ma anche della Direzione che si occupa degli ordinamenti, individuare tutte le problematicità e le ricadute sul personale (mobilità, successive utilizzazioni e riconversione del personale) in relazione alle modifiche ordinamentali in corso e riguardanti, nello specifico, la scuola secondaria di secondo grado, le modifiche degli indirizzi e dei quadri orari, la modifica delle classi di concorso.


E’ stato poi comunicato che per il prossimo anno il Miur intende introdurre procedure informatizzate per la presentazione delle nuove domande di mobilità nella scuola primaria (nello scorso anno c’era già la sperimentazione volontaria di questa procedura) e nella secondaria di primo grado, mantenendo l’attuale procedura “cartacea” ancora per un anno nella scuola dell’infanzia, nella scuola secondaria di secondo grado (anche per le innovazioni in corso) e per tutto il personale Ata.

La posizione della FLC Cgil
La FLC Cgil ha preliminarmente fatto presente all’amministrazione che, nonostante gli impegni formali presi con i sindacati a fine agosto dal Capo Dipartimento e dal Direttore del personale e nonostante le reiterate richieste unitarie inviate, ad oggi non vi è stato con il sindacato nessun incontro sulla situazione riguardante gli organici in questo anno scolastico, nessun confronto c’è ancora stato sulle diffuse situazioni problematiche che ci sono nelle scuole, nessun dato è stato, ad oggi, comunicato ai sindacati sulla situazione in organico di fatto (alunni, classi, posti, sostegno, …). Si intende avviare il confronto sulla mobilità per l’anno prossimo, senza aver nemmeno fornito ai sindacati i dati riepilogativi sugli esiti della mobilità effettuata per questo anno scolastico. Tutti dati che, al contrario, il Ministro ha dichiarato in diversi comunicati stampa e persino nelle audizioni in parlamento, senza nessuna possibilità di verifica.

Su tutto questo è ormai evidente una reiterata inadempienza rispetto a quanto prevede il contratto e la FLC Cgil ha diffidato il Miur a proseguire su questo comportamento. Si adiranno le vie legali se questo comportamento dovesse protrarsi ulteriormente.

Non si può chiedere al sindacato di aprire un tavolo di confronto sugli effetti che produrranno le innovazioni in via di definizione, in particolare sulla scuola secondaria di secondo grado, sul personale e sulla mobilità, se prima non si discute di organici. Di quelli in atto e di come l’amministrazione intende procedere per il prossimo anno.

La FLC Cgil ha anche ricordato che nessun riscontro è stato dato ad una specifica richiesta unitaria di FLC Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals di incontro per discutere dei problemi connessi alla gestione delle attività alternative all’insegnamento della religione cattolica.

Non ci siamo ed anche il confronto sulla mobilità rischia di partire con il piede sbagliato.

 

Via:  www.flcgil.it

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Religione a scuola: ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica

 

Religione a scuola: ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica

Una questione non nuova che torna di attualità in tutte le scuole per effetto dei tagli agli organici.

Sull’insegnamento della religione cattolica e, in particolare, sull’insegnamento dell’ora alternativa le disposizioni ministeriali risalgono tutte ad oltre 20 anni fa e cioè alla metà degli anni 80 (in particolare la CM n. 316 del 28 ottobre 1987). Per effetto dell’art. 5, punto 2, dell’accordo con la Santa Sede – ratificato con la Legge 25 marzo 1985, n. 121 – lo Stato deve assicurare l’insegnamento della religione cattolica “nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado” e “nel quadro delle finalità della scuola”.

Si ricordano le ordinanze del Consiglio di Stato che hanno affermato il diritto degli alunni non avvalentisi dell’insegnamento religioso o di altro insegnamento alternativo “di allontanarsi dalla scuola con conseguente riduzione, per loro, del normale orario scolastico” (vedi C.M. 18 settembre 1987, n. 284). Gli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica – previa richiesta del genitore o di chi esercita la potestà o richiesta personale degli alunni stessi, se frequentanti la scuola secondaria superiore – hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici.


Per lo svolgimento delle attività didattiche e formative previste per gli alunni non avvalentisi, i collegi dei docenti debbono formulare precisi programmi. Relativamente alle esigenze connesse con lo svolgimento dello studio o delle attività individuali per gli alunni che ne facciano richiesta, il Dirigente Scolastico deve sottoporre all’esame ed alle deliberazioni degli organi collegiali la necessità di attrezzare spazi, ove possibile, nonché organizzare servizi, assicurando idonea assistenza agli alunni quale preciso obbligo dell’istituzione scolastica. Non si esclude la possibilità che gli studenti stessi segnalino propri bisogni formativi, nonché le modalità di intervento della scuola.

Si raccomanda anche che, nel quadro delle possibilità offerte dalla normativa vigente, lo svolgimento delle attività educative si debba realizzare avendo ogni cura affinché i bambini non avvertano alcuna forma di disagio psicologico e relazionale per le differenti scelte operate dai genitori.

Pertanto, in base a tali disposizioni (non ce ne sono state altre successive e pertanto del tutto in vigore) e dalla giurisprudenza in materia, tutte le scuole (al momento dell’iscrizione degli alunni) debbono garantire l’attività alternativa all’insegnamento della religione cattolica nell’ambito della gamma di proposte offerte alle famiglie al momento dell’iscrizione.

Di conseguenza è illegittimo che in tante scuole questo non venga fatto e che, magari, si “parcheggino” gli alunni in qualche modo o in altre classi, fenomeno molto diffuso in questo anno scolastico in cui non ci sono più ore di compresenza o a disposizione.

Nel caso in cui non si riesca più a garantire questa attività con l’utilizzo delle risorse interne, non ci si deve “arrangiare in un qualche modo”, ma si deve nominare un supplente. Infatti, sempre nelle suddetta CM n. 316 si dice che: “Allo scopo di assicurare l’effettivo svolgimento delle predette attività si potrà, tuttavia, procedere all’assunzione di supplenti nella misura in cui non si renda possibile provvedere con l’utilizzazione del personale già in servizio.” Non c’è mancanza di risorse che tenga! Va garantito il diritto allo studio di tutti e pari opportunità formative. Che la scuola debba procedere in questo modo lo ha detto lo stesso ministero per ben due volte nell’ultimo anno. La prima volta con la nota del Direttore per le politiche finanziarie e di bilancio del Miur dott.ssa Maria Domenica Testa, la seconda, più recente, del Direttore del Personale dott. Luciano Chiappetta. Non ci sono le risorse? Si deve nominare il supplente ugualmente.

A tale proposito, segnaliamo che, con una nota, l’Ufficio Scolastico provinciale di Bologna ha autorizzato le ore richieste da una scuola media in organico di fatto per le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica. Di conseguenza le stesse sono state assegnate a supplenza dalla scuola con nomina fino al 30 giugno, analogamente a tutte le altre ore disponibili in organici di fatto e non assegnate al personale in servizio come ore aggiuntive.

Sulla mancanza di risorse occorre chiedere il conto al ministro Gelmini e a Tremonti, cosi come sugli effetti e le conseguenze dei loro tagli.

Su tutti questi problemi abbiamo da tempo chiesto unitariamente l’incontro al MIUR, perché, come FLC Cgil, vogliamo che il Miur dica esplicitamente (come si è fatto in passato con la CM n. 316/87) che è obbligatorio prevedere tale attività da parte delle scuole, che in caso di necessità si deve nominare un supplente e che questo costo è a carico delle DPT e non delle scuole. Perché si tratta non di supplenza breve ma di supplenza per tutto l’anno, esattamente come si fa per le ore residue di religione cattolica e come si fa per tutti gli altri spezzoni in classe collaterale.

 

Via: www.flcgil.it

 

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Milano, la FLC Cgil denuncia al Prefetto i “mali” della scuola milanese

 

 

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Milano, la FLC Cgil denuncia al Prefetto i “mali” della scuola milanese

Martedì 27 ottobre la FLC Cgil di Milano ha incontrato il Prefetto di Milano per rappresentargli alcune gravi situazioni che impediscono alla scuola milanese di poter assicurare la qualità e la continuità del servizio, le condizioni di sicurezza e di igiene che sarebbero necessarie, il rispetto dei curricoli di studio, la certezza del contratto di lavoro per il personale docente e ATA.

L’intento è stato quello di rompere il silenzio sulle difficoltà delle scuole e di far emergere la verità sulle mutate condizioni di lavoro cui è costretto il personale docente e ATA.

A conclusione dell’incontro il Prefetto si è impegnato a riferire la nostra protesta ai soggetti istituzionali interessati affinché siano coinvolti nelle problematiche da noi evidenziate.

COMUNICATO STAMPA

In data 27 ottobre la FLC CGIL di Milano ha incontrato il Prefetto di Milano per rappresentargli alcune gravi situazioni che impediscono alla scuola milanese di poter assicurare la qualità e la continuità del servizio, le condizioni di sicurezza e di igiene che sarebbero necessarie, il rispetto dei curricoli di studio, la certezza del contratto di lavoro per il personale docente e ATA.
I tagli imposti alla scuola comportano una effettiva riduzione dell’offerta formativa. Così è per l’insegnamento dell’inglese nella scuola primaria, le attività di sostegno per gli alunni diversamente abili, le attività alternative insegnamento della religione cattolica, e altre ancora sono state oggetto di tagli che pregiudicano la realizzazione del curricolo e mettono la scuola in condizioni di non poter rispondere alle richiesta delle famiglie.


Al silenzio sulle difficoltà delle scuole si contrappone una incomprensibile campagna di minimizzazione della realtà ad opera del Ministro Gelmini e del direttore scolastico regionale Colosio orientata ad assicurare l’immagine di una scuola funzionante, con organici disponibili fin dal primo giorno di scuola, con risorse adeguate al regolare funzionamento. Si nasconde così la verità sulle mutate condizioni di lavoro cui è costretto il personale docente e ATA:

1)SERVIZIO DI PRE E POST SCUOLA
Non è più possibile oggi continuare ad assicurare il servizio di pre e post scuola, servizio che avrebbe dovuto essere garantito dall’ente locale con proprio personale; la convenzione tra stato e enti locali ormai risalente a più di 10 anni fa, mai rinnovata, è di fatto inapplicata .Nelle attuali condizioni garantire il pre e post scuola con personale statale comporta lo stravolgimento dell’organizzazione del lavoro nelle scuole, mettendo ancora a rischio sicurezza, igiene, vigilanza;

2)LINGUA INGLESE NELLA PRIMARIA
Nella scuola primaria mancano centinaia di ore di inglese per assicurare il curricolo, mancano gli specialisti nell’organico e i posti rimangono scoperti per il diniego del direttore scolastico regionale ad autorizzarne la copertura; ai dirigenti scolastici si impongono scelte drastiche di ricorrere a forme di lavoro straordinario e di smontare i progetti di Tempo Pieno; proposte inammissibili e al limite della legalità

3)SOSTEGNO ALUNNI DIVERSAMENTE ABILI
In tutti gli ordini di scuola sono sottratte decine centinaia di ore di sostegno agli alunni diversamente abili; secondo i dati dell’ufficio scolastico provinciale non sono stati attivati circa 280 posti per “esaurimento” dell’organico disponibile, secondo la stessa fonte il rapporto docente/allievi diversamente abili a Milano è di 1 docente ogni 2,44 allievi, mentre lo standard nazionale previsto dal MIUR è di 1 doc. per 2 allievi; se fosse rispettato anche nella nostra provincia il parametro nazionale occorrerebbe incrementare gli organici di sostegno di oltre 1000 unità… ma anche su questo il direttore scolastico regionale Colosio tace;

4)SOFFERENZE FINANZIARIE
Le scuole milanesi sono in grave sofferenza per gli ingenti crediti che vantano dal MIUR fin dall’anno 2006/07; i dirigenti scolastici sono in condizioni di non avere risorse finanziarie per nominare i supplenti, non pagano le ore eccedenti assegnate al personale docente e ATA, non hanno risorse per il normale funzionamento scolastico; gli stessi dati della direzione scolastica regionale della scorsa primavera riferiscono di una media di 140 – 160 mila € di crediti per istituto, crediti riferiti ad attività regolarmente autorizzate e svolte per le quali i lavoratori stanno avviando cause davanti alla magistratura del lavoro;

5)RICHIAMO AI DIRIGENTI SCOLASTICI
Al silenzio imposto sulle condizioni della scuola milanese contribuisce anche l’iniziativa, insolita per la nostra realtà, di un Direttore Scolastico regionale che chiede spiegazioni scritte ed in alcuni casi promuove ispezioni per quei dirigenti che sugli organi di stampa hanno rappresentato le difficoltà incontrate per garantire una scuola sicura e di qualità; stupisce in tutto questo che il Direttore Scolastico dott. Colosio affermi di venire a conoscenza dalla stampa dei guai della scuola milanese, come se decine di incontri con le OO.SS. non fossero state sufficienti nelle settimane e nei mesi scorsi a farglielo capire; stupisce che si chieda ai Dirigenti Scolastici da un lato di comunicare con la stampa quando ci sono iniziative della scuola da valorizzare, dall’altro di riferire direttamente al Direttore Regionale quando le scuole sono in difficoltà, tenuto conto che gli stessi da mesi non ottengono alcuna risposta su tutti i temi sui quali la scuola milanese manifesta le proprie sofferenze.

A conclusione dell’incontro il Prefetto si è impegnato a riferire ai soggetti istituzionali interessati affinchè siano coinvolti nelle problematiche da noi sollevate.

Milano, 28.10.09
Il Segretario Generale
FLC CGIL di Milano
Attilio Paparazzo


Scuola e contratti di disponibilità: attivate le funzioni per la gestione delle domande dei docenti

 

Scuola e contratti di disponibilità: attivate le funzioni per la gestione delle domande dei docenti

Per il personale ATA la procedura sarà disponibile dal 5 novembre.

Il MIUR con la nota 16212 del 27 ottobre 2009, ha comunicato la disponibilità delle funzioni per la gestione delle domande di inclusione nelle graduatorie prioritarie dei docenti previste dal DM 82/09.

Il sistema informativo ha rilevato una serie di anomalie rispetto ai requisiti per l’accesso alle graduatorie, che andranno controllate a cura della Scuola che ha ricevuto la domanda entro il 31 ottobre e successivamente dall’Ufficio Scolastico Provinciale a cui le stesse erano dirette.

Una volta effettuati i controlli e comunicate le eventuali esclusioni agli aspiranti, sarà possibile procedere alla pubblicazione delle graduatorie per i singoli distretti e sarà disponibile la funzione di visualizzazione da parte delle scuole.

Da quanto è stato comunicato nell’incontro del 26 ottobre prima della pubblicazione delle graduatorie, l’Amministrazione emanerà una nota di chiarimenti sulle varie questioni controverse consentendo anche eventuali segnalazioni di errori materiali.

Conclusa la procedura ogni Ufficio Scolastico Provinciale indicherà una data a partire dalla quale tali graduatorie assumono piena validità e potranno essere utilizzate dalle scuole per le sostituzioni di colleghi assenti che si dovessero verificare da quella data in avanti.


Nel medesimo incontro è stato confermato che le supplenze in corso restano valide e che per le stesse è possibile l’eventuale proroga/conferma.

Per quanto riguarda il personale ATA analoga funzione sarà disponibile a partire dal 5 novembre 2009.

 

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Riordino degli istituti tecnici e professionali: incontro con le parti sociali

 

Riordino degli istituti tecnici e professionali: incontro con le parti sociali

Presentato alle parti sociali l’ipotesi di schema di decreto di natura non regolamentare per la definizione di ambiti e criteri per ulteriori articolazioni delle aree d’indirizzo degli istituti tecnici e professionali.

Nel corso dell’incontro avuto al Miur, il Direttore Nardiello, ha presentato il percorso che il Ministero intende mettere in atto, a partire dal mese di novembre, per la l’applicazione del riordino degli istituti superiori, non ancora approvati definitivamene dal Consiglio dei Ministri.

È stato ribadita l’intenzione di agire già con le nuove iscrizioni per l’anno scolastico 2010/11, eventualmente con uno slittamento della scadenza di queste al 28 febbraio 2010.
In attesa del parere della Conferenza Unificata, i regolamenti sono stati trasmessi alle commissioni parlamentari così come prevede la procedura.

Successivamente all’approvazione definitiva, saranno predisposti i decreti ministeriali, di natura non regolamentare: per la definizione degli ambiti, dei criteri e delle modalità per l’ulteriore articolazione delle aree d’indirizzo degli istituti tecnici e professionali; per le indicazioni nazionali riguardanti le competenze , le abilità e le conoscenze con riferimento ai risultati d’apprendimento, per le classi di concorso.

Si procederà da subito con una campagna di comunicazione ed informazione per l’orientamento di studenti e famiglie, si considera il contenuto delle bozze di regolamenti di riordino sufficienti per dare nuove indicazioni alle famiglie e agli studenti delle terze medie che tra poco saranno impegnati nella scelta dei futuri indirizzi di scuola superiore.

Sono state quindi presentate delle ipotesi di proposte di articolazioni opzionali per ciascuno degli indirizzi previsti dallo schema di regolamento di riordino degli istituti tecnici .

Sono configurate come ulteriori articolazioni delle aree d’indirizzo per rispondere alle esigenze del territorio e ai fabbisogni formativi espressi dal mondo del lavoro e delle professioni di specifici settori produttivi.

Le opzioni potranno essere realizzate dalle istituzioni scolastiche facendo riferimento ad un apposito elenco nazionale contenente anche le indicazioni delle classi di concorso dei docenti da utilizzare.


Gli indirizzi e le opzioni andranno aggiornate con cadenza triennale.

Al fine della configurazione saranno utilizzati gli spazi di flessibilità: 30% dell’area d’indirizzo nel secondo biennio e 35% nell’ultimo anno.

Come CGIL ed FLC abbiamo rilevato che:

•i tempi di tutto il processo normativo non sono completati e le scuole non possono operare sull’incerto: tutte le operazioni che le scuole devono mettere in atto per l’orientamento degli allievi delle terze medie devono essere supportate da certezze che ad oggi non abbiamo. Non si può pensare che una scelta così delicata per le famiglie possa avvenire su ipotesi che ad oggi non hanno supporto normativo, che si suppone ci sarà! L’ipotesi di opzionalità per gli indirizzi degli istituti tecnici e professionali è un punto fondamentale per la scelta dell’indirizzo.
•La logica dei tagli ha preso il sopravvento e c’è il rischio ( o certezza?) che in questo modo si vada alla totale destrutturazione in particolare di questi settori della scuola superiore.
•La necessaria riorganizzazione dell’istruzione tecnica e professionale rischia in tal modo di non essere un rilancio, ma una sostanziale conferma dell’esistente, peggiorato dalla pesante riduzione delle risorse.
Cosa domanda il mondo del lavoro

Il mondo del lavoro avverte con forza l’esigenza di percorso tecnici-professionali forti e qualificati, rispondenti alle esigenze di innalzare le competenze professionali delle persone e di sostenere il riposizionamento del nostro sistema produttivo nella direzione della qualità e dell’ innovazione.
Nuovo rapporto tra scuola e mondo del lavoro deve avere come riferimento non il sistema produttivo come è – con competitività e produttività declinanti – ma come deve diventare anche grazie al nuovo e più efficace contributo che il sistema formativo più qualificato può offrirgli.
Sappiamo che una parte delle imprese sta innovando e si riorganizza, si internazionalizza, ma vediamo anche una larga parte delle imprese in forti difficoltà specie quelle piccole e con specializzazioni tradizionali.
Sappiamo anche che si deve puntare più sull’innovazione di prodotto che su quella di processo, su nuovi e più avanzati settori produttivi, i settori strategici indicati dal progetto di politica industriale “Industria 2015”.
Il problema è allora di fare interagire sistema delle imprese e sistema delle università, favorire il trasferimento scientifico e innalzare la qualità del capitale umano necessario per i nuovi modelli di produzione e di organizzazione.
I profili professionali rispondenti allo sviluppo dell’innovazione sono caratterizzati da alta specializzazione e rapida trasformazione e pertanto esigono contemporaneamente una solida formazione di base e un alto livello di specializzazione. Non servono profili professionali rigidi e formazione specialistica precoce come se potessero durare immutati per tutta la vita lavorativa.
La formazione di base è essenziale per le competenze trasversali (progettare, risolvere problemi, comunicare, relazione, autonomia decisionale, creatività) e per l’apprendimento permanente (autonoma capacità di apprendere, occupabilità); mentre la specializzazione, che deve tener conto delle esigenze di sviluppo dei settori e dei territori, deve riguardare la parte finale del percorso formativo dei giovani ed essere piuttosto flessibile.
Conoscenze e competenze di base devono essere assicurate a tutti – non uno di meno – perché per promuovere l’innovazione serve il massimo della qualificazione possibile del capitale umano: nella globalizzazione cresce chi più innova.

I limiti della riorganizzazione proposta

Rimane la canalizzazione rigida e precoce di percorsi separati e con identità rigidamente definite, scelti alla fine della terza media, che confermano le gerarchie tradizionali,
E’ stata accantonata la prospettiva di costruire un biennio obbligatorio unitario e orientativo per tutta la scuola secondaria superiore, come invece richiederebbe un obbligo scolastico elevato.
Questa scelta ha due conseguenze negative:

•L’area dello svantaggio italiano e degli immigrati viene destinato ( relegato) ad un precoce inserimento nel mondo del lavoro, con una base culturale decisamente più scarsa ed insufficiente per l’occupabilità e l’esercizio della cittadinanza attiva.
•Gli studenti migliori continueranno ad essere attratti dai percorsi liceali, riservando a quelli tecnico-professionali gli studenti meno dotati.Si conferma la rigida divisione tra percorsi “disinteressati” e percorsi vocazionali, in una logica eccessivamente schematica e non corrispondente alle esigenze di una società e di un mondo del lavoro lontani da questa ripartizione gerarchica, obsoleta e fuori dal tempo. Ciò vale per tutta l’istruzione liceale, ma è una impostazione che diventa paradossale se si considerano i licei artistico, linguistico, tecnologico…, la cui distanza da qualunque formazione che prenda in considerazione il lavoro mette in discussione il senso stesso dei percorsi.
Complessivamente siamo di fronte all’assenza di un progetto e di finalità che non sia la sola logica del taglio: si è perso il legame con la politica industriale giocata sull’innovazione (Industria 2015 è stato definanziato e depotenziato) ed è caduto l’impulso innovativo della riorganizzazione tecnico-professionale: gli istituti professionali sono confinati ad un ruolo residuale, depotenziato e scarsamente distinto dalla formazione professionale regionale (sussidiarietà e surroga).

Si è perso per strada anche l’obiettivo, dichiarato, di individuare indirizzi “limitati e ampi” ed essenziali, dato che con le opzioni ormai siamo quasi alla conferma dell’attuale articolazione. Ciò che rimane è la riduzione oraria.

Anziché arricchire la formazione culturale di base si produce una sua riduzione, con la scomparsa di discipline a tal fine importanti (perdono ore diritto, economia, lingua straniera, ….).

Risultano messi da parte il nesso e l’interazione con i poli e l’istruzione tecnica superiore, l’integrazione con la formazione professionale, il rapporto con la programmazione territoriale.

Prevale piuttosto l’idea del rapporto diretto della scuola con le imprese o l’impresa o con l’universo frammentato delle piccole imprese, attraverso il Comitato Tecnico Scientifico, con il rischio di una subordinazione/curvatura degli obiettivi educativi alle esigenze di corto respiro di un mondo troppo legato ad una dimensione del qui ed ora, incapace di traguardare il futuro.

Esattamente il contrario di cui ha bisogno un sistema scolastico, che deve poter contare su un rapporto maturo con il territorio, in cui le dinamiche locali, per non diventare localistiche e quindi chiuse in sé stesse, vanno lette e interpretate nel loro intreccio con quelle nazionali ed internazionali.

Il territorio anzichè opportunità rischia di diventare limite, una gabbia che blocca la mobilità, sia sociale che territoriale.

 

 

Via: www.flcgil.it


Iscrizioni a.s. 2010-2011: scadenza al 27 febbraio 2010

 

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Iscrizioni a.s. 2010-2011: scadenza al 27 febbraio 2010

Con una nota, il Miur ufficializza il preannunciato rinvio delle iscrizioni che dovrebbe superare le innumerevoli criticità derivanti dalla forzatura, tutta ideologica, di voler attuare una riorganizzazione della scuola secondaria superiore ancora lontana dall’essere chiara e definita

Anche quest’anno, come l’anno scorso, il ministro dell’istruzione ha deciso lo slittamento di un mese delle iscrizioni per l’a.s. 2010-2011 al 27 febbraio 2010. La nota del Miur, emanata il 26 ottobre scorso, motiva lo spostamento con la necessità di “una conoscenza approfondita delle nuove opportunità educative e formative” che deriverebbero dalla definizione (in corso) dei Regolamenti per la scuola secondaria superiore.

Il Ministro ha deciso di aggirare l’ostacolo del confronto con le Regioni, approfittando dello stallo istituzionale (creato ad arte dal Governo e faticosamente superato, dopo mesi, nell’incontro del 23 ottobre scorso), per inviare direttamente alle Commissioni parlamentari i testi dei Regolamenti per il loro necessario parere.

Sui Regolamenti, va ricordato, che si è già espresso il CNPI con un giudizio fortemente critico soprattutto su quelli relativi alla revisione degli istituti professionali e dei licei.


La nota informa che il Miur, insieme all’Ansas (Agenzia Nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica), sta predisponendo azioni utili per accompagnare i processi in atto. Pertanto, i prossimi mesi di gennaio e febbraio saranno dedicati ad attività di informazione ed orientamento per le famiglie e gli studenti, per una migliore scelta del percorso di scuola secondaria superiore. Nell’illustrazione delle novità previste dai Regolamenti si sottolinea, inoltre, che un ruolo specifico potrà essere svolto dalle associazioni professionali, familiari e studentesche.

La FLC Cgil ribadisce il proprio giudizio negativo sulla forzatura, tutta ideologica, di attuazione a tutti i costi di una riorganizzazione tutt’altro che chiara e definita di un segmento di scuola complesso e nel contempo molto delicato per il futuro formativo ma anche di vita degli studenti.

Il rinvio di un mese delle iscrizioni non è assolutamente sufficiente per superare le criticità di un progetto che non c’è (se si esclude l’obiettivo del taglio ) di revisione dell’attuale struttura della scuola secondaria superiore; né il tempo comunque ristretto e la conseguente fretta consentono agli studenti ed alle famiglie quella ponderatezza necessaria per una scelta così rilevante.

Come già avvenuto lo scorso anno, il rinvio rischia solo di aggiungere altra confusione alla situazione di caos ed abbandono in cui versa tutta la scuola pubblica del nostro paese.

La complessità e la delicatezza delle tematiche, legate ad una seria revisione e modifica dell’assetto ordinamentale della scuola secondaria superiore, senz’altro necessari, richiederebbero ben altre attenzioni e confronti approfonditi con tutti i soggetti interessati ad un serio ed efficace cambiamento.

Viceversa la fretta con cui il Ministro sta procedendo esclude la possibilità del confronto e dell’ascolto della stessa scuola su cui i suoi provvedimenti calano dall’alto, imposti da una esigenza tutta economica finanziaria.

Ma, come ben sa chi conosce la scuola, non c’è niente di peggio e di meno efficace per la qualificazione del nostro sistema di istruzione che l’imposizione.

Essendo la scuola il luogo per eccellenza del dialogo e della relazione, è necessario che queste siano le modalità con cui realizzare anche i cambiamenti.

Ma il Governo appare interessato ad altro e con furore ideologico verso tutto ciò che è “pubblico” è intenzionato solo a fare cassa, tagliando risorse economiche e professionali al nostro sistema pubblico di istruzione.

Via: www.flcgil.it